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Una volta gm, lo si è per sempre
A colloquio con il nuovo managing director del Verdura Golf & Spa resort, Ivan Artolli
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«Once a gm, always a gm». È il motto che Ivan Artolli ha coniato per descrivere la propria vocazione professionale. E difficilmente il manager Rocco Forte avrebbe potuto trovare una frase più efficace, vista la sua recente decisione di lasciare la posizione di direttore operativo Regno Unito, Belgio ed Europa dell’Est, per accettare l’incarico di managing director del Verdura, il resort siciliano della compagnia inglese. «La proposta me l’ha fatta Sir Rocco Forte in persona», racconta Artolli, che comunque conserva un proprio ruolo all’interno del board della società, nonché la direzione operativa dell’Amigo di Bruxelles. «E io l’ho accettata sostanzialmente per due motivi: una certa riconoscenza verso il gruppo in cui lavoro ormai da 14 anni e l’impressione che la struttura di Sciacca sia il luogo dove posso essere più utile per la compagnia»

Domanda. Cosa pensa di portare al Verdura della sua recente esperienza negli uffici corporate?
Risposta. Credo che l’aver lavorato per due anni negli head office di catena sia un vero valore aggiunto alla mia professionalità. Essere stato direttore operativo della Rocco Forte mi ha permesso infatti di entrare in contatto con molti altri general manager: alcuni li ho persino licenziati, molti altri li ho assunti. E ciò mi ha consentito di capire quale fosse il direttore più adatto a ogni situazione. Non solo: il confronto continuo con altri manager, lo scambio di idee reciproco, credo che mi abbia anche permesso di arricchire le mie competenze dirigenziali.
D. Nei suoi 14 anni in Rocco Forte, lei ha operato in tre realtà molto diverse, ma pur sempre tutte inserite in contesti urbani, quali Firenze, Edimburgo e Bruxelles: come si sta ambientando ora in un resort a vocazione leisure?
R. In effetti, qui le cose sono molto diverse. Ma un altro dei motivi che mi ha convinto a venire in Sicilia ha riguardato proprio la prospettiva di sperimentare un resort tanto vasto da estendersi su una superficie di ben 230 ettari, con quasi 2 chilometri di costa privata: un complesso dotato, tra le altre cose, di tre campi da golf, per un totale di 45 buche, di quattro ristoranti, di cinque bar, nonché di una spa da 4 mila metri quadrati e di 203 camere complessive.
D. Cosa mi dice del servizio? Gli standard di catena sono così pervasivi da rendere relazioni e prodotti identici in ogni struttura Rocco Forte, oppure lo spirito del luogo influisce in qualche modo anche sul carattere di ciascuna struttura della compagnia?
R. Per rispondere a questa domanda, mi ricollegherei a una delle attività che ho seguito personalmente durante la mia esperienza negli uffici corporate: dopo anni di espansione quasi senza soluzione di continuità, nell’ultimo periodo abbiamo avuto infatti l’opportunità di fermarci un attimo a riflettere e provare a capire cosa rappresentasse il nostro marchio per i clienti della compagnia.
D. Cosa avete scoperto?
R. Grazie alla collaborazione con una società londinese indipendente abbiamo individuato le nostre tre caratteristiche distintive. La prima riguarda la connotazione familiare del gruppo, con una presenza significativa dei Forte, rappresentati sia dal presidente, Sir Rocco Forte, sia da sua sorella Olga Polizzi, vicepresidente e director of design della compagnia. Ma se questo elemento favorisce soprattutto la permanenza dei manager di alto livello, gli altri due tratti individuati dall’indagine hanno una maggiore relazione proprio con il rapporto tra standard e natura del nostro servizio.
D. Di che si tratta, esattamente?
R. Del fatto che noi ci distinguiamo proprio per la personalizzazione della nostra offerta: per la nostra capacità, in altre parole, di relazionarci con i clienti in base a fattori individuali come lo stato d’animo degli ospiti, la loro età o i motivi per cui sono venuti a farci visita. Ma lo studio ha sottolineato anche l’autenticità del nostro prodotto: un concetto che si traduce nella qualità di staff capaci di attenersi alle circa 1.800 regole che costituiscono i nostri standard di compagnia, mantenendo al contempo un approccio assolutamente naturale nei confronti di ogni viaggiatore.
D. A proposito di personale: il Verdura, già dalla sua apertura, ha dichiarato di puntare sul coinvolgimento delle risorse locali. Che impressione ne ha avuto fin qui?
R. Ci sono un paio di aspetti che mi hanno meravigliato fin da subito: il primo è che molti dei nostri collaboratori siciliani, essendo figli di genitori emigrati, parlano correntemente una o due lingue straniere. La seconda è che, come avveniva in Scozia, al Balmoral, qui si avverte un fortissimo senso di attaccamento alla propria terra: un orgoglio innato che spesso viene trasmesso genuinamente a ogni cliente.
D. E in tema di performance generali, quali sono le sue prime valutazioni?
R. Al momento posso solo confermare che alla Rocco Forte puntiamo davvero molto sulle risorse del territorio, tanto da mirare ad avere capireparto locali in tutti i comparti di ogni nostro hotel. Qui al Verdura, in particolare, è attivo già da cinque anni un programma di formazione ad hoc e attualmente copriamo circa la metà dei reparti con responsabili di origine siciliana.
D. Quali le sfide, infine, che la attendono alla guida del Verdura?
R. Sicuramente la più importante è quella di destagionalizzare l’offerta. Noi siamo l’unico 5 stelle lusso siciliano che rimane aperto tutto l’anno ma, a causa soprattutto della carenza strutturale di voli internazionali durante i mesi invernali, stentiamo oggi a raggiungere un’occupazione del 25%-30%. Il golf è quindi uno degli elementi della nostra offerta su cui stiamo cercando di lavorare per migliorare ulteriormente le nostre performance. E anche se non possiamo contare su un comprensorio paragonabile a quelli che si trovano in alcune destinazioni spagnole, turche o portoghesi, dove gli amanti dei green possono trovare svariati campi in un’area relativamente ridotta, le nostre 45 buche, di cui ben sei fronte mare, sono in grado di soddisfare persino le esigenze dei golfisti più esperti.
D. E per gli altri mesi dell’anno?
R. Da una parte ci sono i periodi di alta stagione, come per esempio agosto e Capodanno, nonché determinati fine settimana e certi periodi di festività caratteristici di alcuni mercati internazionali, durante i quali raggiungiamo un’occupazione del 100%. Per il resto, da maggio in avanti, ci si gioca tutto sugli eventi e sul modo in cui si riesce a incastrarli così da riempire il maggior numero di camere possibile.


La biografia

Ivan Artolli nasce a Padova e studia presso la scuola alberghiera di Abano Terme, frequentando poi corsi di livello accademico presso l’Ecole hôtelière di Losanna e la statunitense Cornell University. Matura quindi una vasta esperienza manageriale in numerosi hotel di lusso in Germania, Regno Unito, Francia e Italia, prima di ottenere la sua prima direzione, all’inizio del nuovo Millennio, quando entra in Rocco Forte come general manager dell’hotel Savoy di Firenze. In seguito si sposta in Belgio, alla guida dell’Amigo di Bruxelles, dove rimane fino al 2007, anno in cui assume la carica di direttore del Balmoral di Edimburgo, prima di diventare, due anni più tardi, director of operations Regno Unito, Belgio ed Europa dell’Est. Da febbraio 2014 è managing director del Verdura di Sciacca, nonché direttore operativo dell’Amigo di Bruxelles e membro del board di compagnia.

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