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Oggi è il tempo del turismo
Zombie, penne a sorpresa e miracolati del settore: una luce sulle contraddizioni dell’ospitalità
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Tornano le salaci spigolature di Claudio Nobbio. Nella sua consueta rubrica Bollicine, il noto giornalista, albergatore ed esperto di enogastronomia ci presenta tre curiosi racconti sulla sua amata Venezia: episodi divertenti che, tra zombie, penne a sorpresa e miracolati del turismo, gettano una luce ironica sulle piccole contraddizioni del mondo dell’ospitalità e dell’accoglienza, dal duplice punto di vista di un viaggiatore buongustaio e di un insider navigato.

Due spritz al bitter

Albergo 4 stelle lusso: ho un appuntamento con un conoscente in arrivo alle 17. In effetti arriva puntuale, lascia la valigia al ricevimento e andiamo al bar dell’hotel: due spritz al bitter. Ci serve un barman mezza età, sicuramente impiegato a tempo indeterminato. Terminate le chiacchiere, il mio interlocutore si rivolge al barman: «Non so ancora il numero della mia camera, il mio nome è Giuseppe Greco. Il barman prende un blocchetto: «Dunque scrivo Cipriota», aspettandosi applauso per la sua battuta di spirito. All’amico è suonato come “idiota”.
«Ogni trenta impiegati negli alberghi bisogna assumere uno zombie», dico per sdrammatizzare. «E quello è lo zombie», mi dice Giuseppe. Andiamo a fare il check-in: la ragazza dietro il banco, rossetto rosso sangue, prende il documento e porge una chiave: «La valigia è già in camera, l’accompagno, mi segua». «Non c’è bisogno», dice il cliente, «basta che mi dia la chiave». «No, devo accompagnarla altrimenti non trova la camera perché è in fondo al corridoio, girando a destra, poi a sinistra...». «Allora lasci stare, ora non salgo, la prendo più tardi».

Lievito per tariffe

Anni fa, per iniziativa di qualche ente turistico, erano stati aboliti dai prezzi del menu il coperto e il servizio. Questo per evitare che le tariffe esposte lievitassero al momento del conto. Facciamo un esempio: il mio amico Marco Languzzi di Sanremo, in visita alla Città d’acqua, dopo avere letto le proposte dei piatti esposte sceglie un ristorante al Cannaregio: due penne arrabbiate, due birre medie e due caffè; due penne, 19 euro, due birre medie alla spina, 12 euro, due caffè 5 euro: farebbero 36 euro in totale. Nel conto vengono calcolati in più due coperti per 1,50 e il 12% di servizio: altri 4,50 euro. Morale: totale 43,50. Sicuramente non sono cifre di cui preoccuparsi. Ma non sarebbe meglio esporre il prezzo di un piatto di penne arrabbiate e non aggiungere cifre a sorpresa? Le penne, mi assicura l’amico Marco, erano comunque ottime.

Una volta c’erano i mercati con l’Oriente

Ogni tanto c’è qualche miracolato dal turismo che si lamenta perché nella città lagunare ci sono troppi alberghi: Venezia negli ultimi 20 anni ha avuto una rinascita proprio grazie alla trasformazione di palazzi, spesso abbandonati, in prestigiosi hotel. Il canal Grande ha assunto un altro aspetto e la qualità dell’accoglienza è sensibilmente migliorata. A seguire, naturalmente, ristoranti, caffè, tavole calde.
Las Vegas è la città del gioco e dei casinò; l’Inghilterra, l’industria della lingua. Nessuno se ne lamenta. Le altre città storiche italiane, Firenze e Roma, hanno avuto uno sviluppo alberghiero impressionante. Oggi quella del turismo è una delle poche attività floride. A Venezia questo è dovuto proprio alla possibilità di alloggiare i viaggiatori.
Inevitabile che, in coda agli alberghi prestigiosi, vi siano una serie di bed & breakfast e appartamenti per turisti. Le leggi europee in materia hanno fatto sì che anche le vecchie strutture abbiano adeguato i loro impianti alle esigenze di sicurezza e igiene. Non lamentiamoci, quindi, ma apprezziamo questo aspetto della città. C’è stato il tempo dei mercati con l’Oriente, il tempo della chimica; ora è il tempo di una industria pulita: l’hôtellerie e il turismo.

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