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Agire oggi per non piangere domani
Una lettera aperta sottolinea i mali di un paese incapace di sfruttare le proprie potenzialità
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Il ritornello delle occasioni mancate. Da quanto tempo sentiamo continuamente ripetere che l’Italia non sfrutta appieno le proprie potenzialità turistiche, facendosi sopravanzare da competitor più attrezzati e soprattutto più propensi ad adeguare la propria offerta alle esigenze della clientela internazionale? È un mantra ormai decennale quello che ci viene raccontato dai vari rappresentanti pubblici e privati del paese, impegnati nel decantare le sperticate lodi della penisola, senza mai però essere in grado di tradurre tante belle parole in risultati effettivi per il comparto dei viaggi e dell’ospitalità. Non è quindi un caso se all’alba di questo nuovo anno, vigilia di un importante evento come Expo 2015, sia giunta in redazione una lettera aperta, da un nostro affezionato lettore, che ancora una volta lamenta l’assenza di un piano sistemico di rilancio del comparto. Eppure, il turismo, se ben gestito, potrebbe davvero rivelarsi la chiave di volta della tanto agognata ripresa. Solo che, come disse Thomas Edison, «Il valore di un’idea sta nel metterla in pratica».

L’Italia e il turismo sono un connubio che da secoli porta avanti l’economia del paese. L’Italia è universalmente conosciuta come il «Belpaese»; ma cosa fa, realmente, il nostro paese, per portare avanti questa nomea e per accrescere il valore aggiunto che il turismo può apportare? Ogni azienda o attività produttiva, con la concorrenza dei nostri giorni, non può permettersi di vivere di rendita.
È strano notare che, dai dati del 2012, l’Italia si colloca solo al quinto posto tra le mete più visitate del turismo mondiale, dietro a Francia, Stati Uniti, Cina e Spagna. Certamente Usa e Cina sono due macro-potenze inavvicinabili per capacità economiche, risorse e organizzazione. Ma come mai davanti a noi troviamo un paese come la Spagna? Sì, proprio la Spagna: i nostri cugini affrontano la stessa crisi che attanaglia l’Italia; non possono vantare le opere d’arte che arricchiscono i nostri musei e i nostri centri storici; non hanno la varietà naturalistica che offre il nostro paese (montagne, mare, laghi, cascate, località termali...); non si avvicinano minimamente alle eccellenze enogastronomiche di cui noi siamo cultori. E allora, come mai si trovano lì? Come mai il mercato turistico spagnolo porta oltre 55 miliardi di dollari Usa al paese, mentre quello italiano ne porta poco più di 40?
Questo deve essere un campanello d’allarme per il nostro paese: agire oggi per non piangere domani. Il turismo può e deve essere il trampolino di lancio per uscire dalla crisi. Perché è un comparto in grado di trainare non solo il settore ricettivo (hotel, b&b...), ma anche il commercio e l’intero settore dei servizi. Non solo: incide sul pil italiano per oltre il 10% del totale e offre lavoro a più dell’11 % degli occupati complessivi. E allora perché non concentrarsi in maniera maniacale sullo sviluppo e sulla crescita di questo settore? Perché non mirare verso il primo posto nella classifica delle mete più visitate?


Dieci punti per il rilancio del turismo

Esistono, a mio avviso, dieci punti focali prioritari, che andrebbero considerati, approfonditi e implementati se si vuole davvero lavorare al rilancio del turismo in Italia:
1. Analizzare i principali flussi turistici (provenienza, lingue, abitudini) e lavorare per avvicinarsi al consumatore e soddisfarne le esigenze.
2. Ricerche ed analisi di mercato: chi e perché viene in Italia? Cosa sceglie? Cosa si aspetta? Cosa cerca?
3. Chi e perché non viene in Italia? Aumentare l´appetibilità del paese e la conoscenza di mostre, eventi, musei...
4. Studiare le tendenze e i trend dei vari target.
5. Adeguare le strutture ricettive agli standard europei e mondiali.
6. Risorse umane: formare e attirare personale specializzato e di eccellenza.
7. Consolidare e facilitare gli accordi con i grandi tour operator mondiali per promuovere il paese e le sue ricchezze.
8. Creare sinergie tra amministrazioni locali e governative per facilitare la comunicazione sia top-down sia bottom-up.
9. Favorire l´inserimento di grandi gruppi alberghieri internazionali per garantire al consumatore standard di qualità coerenti e, ancora meglio, aiutare le catene nostrane a crescere.
10. Unificare e/o creare una cooperazione tra le varie istituzioni al fine di remare verso obiettivi comuni.


Chi è Silvio Magarò

Da quasi cinque anni impegnato nel settore f&b come manager di una piccola catena di ristoranti, attiva anche a New York dove ha coordinato lo startup dell´attività, Silvio Magarò si definisce un trentenne appassionato di turismo, perché «sin da piccolo andavo in giro con l´atlante come se fosse la mia copertina di Linus». Laureatosi presso l´università di Roma 2 Tor Vergata, ha studiato economia dei beni culturali e della comunicazione.

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