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La fine di un lunghissimo incubo
Uvet travel index: i viaggi d’affari ci dicono che l’Italia tornerà presto a crescere
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Finalmente la luce. Il risveglio dall’incubo crisi è vicino. Ce lo dice l’ultimo Uvet travel index: presentato a Milano da The European House – Ambrosetti, in occasione del recente BizTravelForum, l’indice economico basato sull’andamento del comparto business travel nazionale prevede una crescita del pil Italia pari all’1% nel 2014; una stima superiore di o,3 punti percentuali rispetto a quanto pronosticato dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale (Fmi), e addirittura il doppio delle previsioni Ocse, ferme a un timido +0,5%. «Il dato è particolarmente significativo», ha raccontato durante il convegno inaugurale, il managing partner The European House - Ambrosetti, Valerio De Molli, «perché il nostro indice è stato quello che, a gennaio di quest’anno, si era avvicinato maggiormente al dato reale sull’andamento dell’economia italiana, prevedendo un calo dell’1,5% contro il -0,5% pronosticato dall’Istat e il -0,6% di Confindustria. E oggi sappiamo che il nostro pil scenderà, con ogni probabilità, di una percentuale superiore all’1,7%».
L’Uvet travel index nasce, in particolare, dalla constatazione della stretta correlazione tra andamento dell’economia e trend del settore del turismo corporate. Una connessione intuitiva che The European House – Ambrosetti ha studiato approfonditamente, interpolando cifre e numeri al caso concreto Italia, a partire dalle serie storiche del Business Travel Survey: l’indagine griffata dagli stessi organizzatori del BizTravelForum, il network Uvet American Express, che dal 2006 monitora i dati di circa 700 aziende, per tracciare un quadro quanto più possibile attendibile del comparto. Sulla base di tali dati, lo studio di consulenza strategica italiana ha così costruito un parametro tendenziale, chiamato appunto Uvet travel index, il cui trend rispecchia al 94% l’andamento del prodotto interno lordo del paese.
Appare quindi davvero vicina la fine di una crisi infinita, che ha colpito duramente tutti i comparti economici italiani: secondo le cifre dell’Fmi, in particolare, dal 2007 a oggi il nostro paese ha visto il proprio prodotto interno lordo scendere dell’8,54% e la disoccupazione salire contemporaneamente di 6,39 punti percentuali, attestandosi attorno all’attuale 12,5% (dati Istat). A fare davvero paura, però, sono le cifre sugli investimenti e sulla produzione industriale: dei veri e propri crolli, con cali rispettivamente pari al -27,94% e al -23,36%. Un baratro da cui l’Italia potrà risalire, secondo le stesse stime Fmi, solo in otto-undici anni, a seconda che si consideri il Pil o gli investimenti complessivi.


Dove va il segmento business

Un comparto capace di generare efficienza che, pur dovendo far fronte a una situazione congiunturale particolarmente difficile, ha saputo produrre competitività economica. È forse il più significativo tra i dati ricavabili da un’analisi di lungo periodo del Business travel survey. Mentre infatti, dal 2006 a oggi, le tariffe dei trasporti crescevano del 32% e il tasso di inflazione cumulato si attestava a quota 18,5%, i prezzi del comparto dei viaggi d’affari organizzati scendevano del 29%. «Il che significa risparmi totali per circa 4,8 miliardi di euro», ha dichiarato il padrone di casa del BizTravelForum, il presidente di Uvet American Express, Luca Patanè. «È questa infatti la cifra di spesa aggiuntiva che si sarebbe ottenuta se le tariffe delle trasferte business fossero aumentate ai ritmi di quelle del comparto dei trasporti».
Ma in questi sette anni si è assistito pure a un netto cambiamento delle abitudini di consumo delle imprese. «Alle prese con le difficoltà economiche legate alla crisi, le aziende hanno cominciato a cercare nuovi sbocchi al proprio business» ha proseguito Patanè. «È così che, se si eccettuano Russia e Turchia, le trasferte verso le destinazioni europee e nordamericane hanno perso progressivamente peso relativo. Contemporaneamente è invece aumentata l’importanza di altre mete come il Sud America, il Medio Oriente o l’Africa. Il Continente nero, in particolare, proprio in questi ultimi anni sta registrando una forte crescita della domanda business, soprattutto verso la Nigeria. Certo, si tratta di numeri ancora piccoli in senso assoluto, ma il trend rimane in ogni caso di grande interesse». Un discorso a parte merita infine l’Asia, il cui cresente appeal ha recentemente mostrato alcuni segnali di appannamento. «Soprattutto la Cina, paese culturalmente lontano dalla mentalità degli imprenditori italiani», conclude Patanè. «La domanda per l’India, destinazione fino a ieri relativamente poco esplorata dalle nostre aziende, sta al contrario continuando ad aumentare a ritmi esponenziali».

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