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Le sfide dell’era post-digitale
Gli hr devono ripensare i propri modelli strategici, pena la marginalizzazione del ruolo
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«Il sistema, semplicemente, non funziona più. Se i modelli economici pre-Terzo millennio non sono adeguati al business contemporaneo, perché mai dovrebbero esserli quelli relativi all’organizzazione e alla gestione dei talenti?». In occasione di una tavola rotonda organizzata presso la Deloitte University, Annmarie Neal, già chief talent officer Cisco Systems e oggi responsabile del Center for leadership innovation, ha così sintetizzato le sfide che i responsabili hr devono affrontare nella cosiddetta era post-digitale (un neologismo recente coniato partendo dal presupposto che, poiché tutto ormai è digitalizzato, nulla lo è più davvero, ndr). In tale contesto, nel quale tecnologia, cloud, social media, dispositivi mobile, cyber-security e analytics sono tutti fattori integrati nei luoghi di lavoro, e dove il posto fisso è sempre più messo in discussione dalle evoluzioni del mercato, appare insomma necessario ripensare completamente le modalità di approccio alla gestione del personale, pena la progressiva marginalizzazione dei responsabili risorse umane.
Durante la due giorni di discussione, a cui hanno partecipato gli human resources manager di alcune delle più prestigiose compagnie internazionali, si è in particolare osservato come le imprese stiano riconoscendo tardivamente il nuovo scenario post-recessivo e post-digitale: una realtà in divenire, che tuttavia già impone cambiamenti critici nell’approccio alle risorse umane, a livello sia corporate, sia individuale. Durante la discussione c’è stato quindi chi ha intravisto nell’evoluzione in corso un’opportunità per rinnovare le classiche strategie di gestione e valorizzazione del personale, e chi invece ha auspicato una più radicale revisione dell’intero modello strategico. Alla fine, tuttavia, sono emersi tre punti sui quali tutti i partecipanti alla tavola rotonda non hanno potuto che convergere. Tre imperativi per altrettate sfide critiche che gli hr manager del Terzo millennio non possono più permettersi di ignorare:

Ripensare il lavoro e il modo in cui questo viene fatto
Le compagnie dell’era 2.0 non hanno più pareti. Le organizzazioni devono quindi sforzarsi di sfruttare questa sorta di cloud umana e consentire ai propri collaboratori di accedere alle migliori opportunità, di seguire le proprie passioni e di trovare significati nel proprio lavoro e nella sua crescita. Gestire i talenti in un ambiente poroso e fluido come quello attuale è infatti una delle sfide più critiche del momento.

Personalizzare il work-life balance di ogni collaboratore
Chi si occupa di gestire i talenti deve fare in modo di garantire uno spazio di lavoro, in cui ogni persona possa portare tutta se stessa. Le imprese potrebbero infatti trarre grandi vantaggi dalla comprensione delle caratteristiche peculiari dei propri collaboratori e dalla conseguente implementazione di un approccio personalizzato alla gestione dei talenti.

Cos’è e dove si trova l’hr manager post-digitale?
Ormai da tempo la figura del responsabile risorse umane sta spostandosi sempre più verso un ruolo strategico e consulenziale. È questa quindi una grande opportunità per ridefinire il profilo dei talenti più adatti ai modelli di business emergenti.

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