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Diventare cool in pochi mesi
Il nuovo 5 stelle milanese Magna Pars Suites ha saputo conquistare vip e grandi marchi
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Un angolo di Miami a Milano. Sarà forse per il suo look total white, le luci sempre accese e gli ambienti particolarmente vitali, ma a molti dei suoi ospiti internazionali l’hotel Magna Pars Suites, più che le frenetiche atmosfere della metropoli lombarda, ricorda climi e colori della spumeggiante Florida. Stiamo parlando del nuovo 5 stelle lusso meneghino, inaugurato a inizio anno in uno dei quartieri più trendy e vitali dalla città: quella zona Porta Genova che ha saputo, negli ultimi anni, riconvertirsi dalla sua iniziale vocazione industriale all’attuale declinazione artistico-modaiola. «La zona è fantastica», racconta il general manager della struttura, Barbara Rohner, che ha seguito la start-up del progetto fin dall’inizio. «Per noi, però, è stata una vera sfida. Perché i clienti top level del lusso, a Milano, sono abituati a soggiornare nel cosiddetto quadrilatero della moda. Che da qui non è poi così vicino. E far cambiare consuetudini a un target tanto particolare non è affatto un’impresa semplice. Forse proprio grazie alle nostre atmosfere vacanziere possiamo però già dire di aver vinto la scommessa: lo spazio piace molto ai grandi marchi e ai vip, tanto che parecchie riviste ci hanno definito l’hotel più cool del momento».

Domande. Qual è il vostro segreto?
Risposta. La cura del dettaglio, la funzionalità di spazi e servizi. E il fatto che la proprietà non provenga dal mondo alberghiero
D. Davvero? Di solito si dice il contrario...
R. Sì, ma in questo caso la famiglia Martone ha saputo affidarsi completamente a personale esperto, pur conservando grande entusiasmo per il progetto. Tanto che ha curato tutto come se fosse casa propria: qui ci sono materiali di pregio ovunque.
D. In effetti la struttura ha una forte caratterizzazione di design. Non c’è il rischio che, tra un po’, possa passare di moda?
R. No, perché non c’è nulla di esasperato: oltre al total white e al legno dominante, i colori sono tenui, discreti. Niente di modaiolo a tutti i costi insomma, che domani può essere già vecchio e l’hotel piace anche a chi ama il classico. Ma è soprattutto il tratto fondante della nostra struttura che non potrà mai passare di moda.
D. A cosa si riferisce?
R. Al made in Italy di eccellenza. Ogni cosa al Magna Pars è griffata dalle migliori marche della penisola. A parte me, naturalmente, che sono argentina, e i televisori, perché non siamo riusciti a trovarne di italiani.
D. E le essenze profumate che caratterizzano ognuna delle vostre 28 suite?
R. Quelle addirittura sono fatte in casa: questo spazio, infatti, originariamente era la fabbrica di profumi della stessa famiglia Martone, prima che, una ventina di anni fa, espandesse la propria attività e si trasferisse a Lodi. In omaggio alla tradizione profumiera del luogo si è quindi pensato di creare delle vere e proprie scenografie olfattive: le essenze e le ricette ci vengono date direttamente dalla proprietà, mentre la miscela viene preparata dalla nostra governante.
D. Una cosa impegnativa?
R. No, anche perché ci serviamo di vasi molto grandi, in grado di contenere una quantità di profumo sufficiente a durare per circa un mese.
R. Quindi il comparto housekeeping è interno?
D. Solo la governante. Per il resto è in outsourcing, ma ci serviamo di una società di grande fiducia e il fabbisogno massimo è di quattro cameriere.
D. A proposito di numeri: qual è la proporzione tra ospiti e personale?
R. Considerando anche l’attiguo ristorante «Da noi in» è di uno a uno.
D. Materiali di estremo pregio; griffe del made in Italy di eccellenza; un buon rapporto personale – ospiti. Come si garantisce la redditività di una struttura di questo tipo?
R. Oltre che con la cura dei dettagli?
D. Sì
R. Dato il numero di camere relativamente ridotto, puntiamo molto anche sui meeting e sulla ristorazione. Nella struttura, in particolare, è presente già da 20 anni un ampio event space, a cui io ho pensato di affiancare piccoli ed eleganti spazi congressuali direttamente in hotel. In questo modo abbiamo raggiunto un duplice obiettivo: rendere ancora più flessibile la nostra offerta convegni e dare vitalità a una struttura che, con solo 28 stanze, non potrà mai avere un grande andirivieni di ospiti.
D. Venendo alla sua storia personale: lei nel passato ha lavorato a lungo in un gruppo internazionale come Nh; quali sono le differenze con una struttura indipendente come il Magna Pars?
R. Sono due mondi completamente differenti: in una multinazionale il proprio ruolo è estremamente definito. Ogni cosa è standardizzata e il compito principale di un direttore è soprattutto quello di gestire ciò che è già stato concordato dagli uffici centrali di catena.
D. Al Magna Pars, invece?
R. Occorre mettersi in gioco di persona su tutto: dalla scelta dei fornitori alla selezione del personale e degli eventuali partner per i servizi in outsourcing. Ma è un’esperienza davvero arricchente, tanto che io considero il Magna Pars quasi un secondo figlio.
D. Per concludere, al di là delle competenze specifiche atte a ricoprire il singolo ruolo, qual è l’identikit del vostro candidato ideale?
R. La cordialità e il sorriso, come sempre. E poi occorre molta flessibilità, perché i clienti del lusso sono abituati a pretendere. In pratica, il candidato ideale è chi considera il posto di lavoro come se fosse casa propria ed è disponibiile a svolgere anche mansioni esterne alla propria competenza.


Identikit della struttura

Situato nella caratteristica Milano dei Navigli, a pochi passi dalla storica stazione di Porta Genova e dalla vivace Via Tortona, nuovi centri della moda e del design meneghini, il Magna Pars Suites è stato progettato dall’architetto Luciano Maria Colombo come un hotel à parfum, distillato di eccellenza italiana. La struttura sorge infatti sulle fondamenta della ex fabbrica di profumi della famiglia Martone con l’intento di arricchire l’offerta del centro congressuale polifunzionale Magna Pars Event Space, da anni protagonista della realtà dinamica della zona. All’esterno, un’elegante e imponente parete di cristallo lascia così intravedere il sapore di un tempo: elementi post-industriali, mura originali, corridoi a vista, pareti in legno di conifere e ringhiere di acciaio. Le esclusive 28 suite dell’hotel sono poi ispirate ognuna a una nota olfattiva diversa, fiorita o legnosa, e mirano a proporre un’ospitalità ricercata dal carattere fortemente italiano. L’intero complesso si affaccia quindi su un giardino interno da dove si libera un’atmosfera di luce, silenzio e tranquillità. A completare l’offerta, infine, il ristorante interno «Da noi in», curato dal due volte stellato Michelin Fulvio Siccardi e il lounge bar Liquidambar, entrambi aperti al pubblico.

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