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Il futuro del marketing online
Le nuove frontiere: Big Data e capacità di anticipare l’agenda dei contenuti web 2.0
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Commenti su Facebook, Tweet, bacheche di Pinterest, post sui blog: una mole di dati immensa, che ogni minuto cresce e si arricchisce di informazioni spesso preziose per le aziende. Interpretarle in tempo reale può quindi rappresentare al contempo una sfida e una risorsa importante per aumentare i propri ricavi. I Big Data, ossia, secondo la definizione comune, quell’insieme di dati talmente grande da essere praticamente impossibile da utilizzare, sono in effetti uno dei temi It più caldi del momento. L’industria informatica sta infatti oggi profondendo molti dei propri sforzi nell’elaborazione di metodologie e conoscenze, basate su algoritmi vieppiù sofisticati, per spostare sempre più in là il confine della quantità di informazioni processabili contemporaneamente. «Per avere un’idea della mole di dati di cui stiamo parlando, basta considerare che se dovessimo memorizzare su dvd tutte le informazioni esistenti nell’universo digitale, impilando i dischi riusciremmo a coprire la distanza tra la Terra e la Luna e ritorno», spiega Fabiano Benedetti, ceo della società It italiana, beanTech. «Non solo: la quantità di informazioni prodotte nel mondo cresce del 40% all’anno, mentre gli investimenti in It aumentano solo del 5%. È fondamentale, quindi, iniziare da subito ad affrontare il tema Big Data, che nel giro di tre-cinque anni diventerà imprescindibile sia nel settore pubblico sia in quello privato».
Ma se l’analisi dei Big Data è il prossimo step del marketing online, la capacità di pronosticare e influenzare l’agenda dei contenuti 2.0 ne rappresenta il futuro immediatamente successivo. Negli Stati Uniti, infatti, la società It Blab ha proprio in questi giorni lanciato un nuovo software, in grado di anticipare, con una buona dose di precisione secondo quanto sostengono i suoi stessi promotori, gli argomenti di conversazione online delle successive 24, 48 e persino 72 ore. Il programma consentirebbe, in particolare, agli utenti di categorizzare il proprio pubblico in base a cluster delineati sulla base dello stile di vita degli individui. Ma soprattutto sarebbe capace di analizzare in tempo reale testi di qualsiasi lingua, nonché immagini e video provenienti da oltre 50 mila fonti online, tra cui social network, blog e siti di informazione. «Troppe volte anche i brand più attenti e commercialmente aggressivi si trovano costretti a inseguire i temi trattati online, oppure a sperare nel fortuito allineamento di eventi e contenuti», spiega il cofondatore e ceo di Blab, Randy Browning. «Il nostro programma permetterà invece a ogni organizzazione di cambiare l’impostazione di base, delle proprie attività 2.0, da reattiva a proattiva. Sin da quando abbiamo lanciato il nostro software (che ha appena terminato la propria fase di test, ndr), i brand con cui abbiamo collaborato ci hanno detto che si tratta di uno strumento letteralmente capace di cambiare le regole del gioco sui social media».

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