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Una risata seppellirà certe idee
La crisi potrebbe aiutare la diffusione del concierge virtuale: i pericoli per l’offerta ricettiva
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Tornano gli appuntamenti con le riflessioni di Massimiliano Scio’, il portiere professionista, iscritto alla Federazione delle associazioni italiane dei portieri d’albergo – le Chiavi d’Oro (Faipa), che periodicamente ci invia spunti e approfondimenti sul mondo alberghiero. Argomento di questo suo nuovo intervento, l’avvento del concierge virtuale: una macchina in grado di effettuare automaticamente il check-in e il check-out degli ospiti senza bisogno dell’intervento umano. Non una notizia nuova, per la verità, come sottolinea lo stesso Scio’, ma questa volta il tentativo, complice anche la crisi, pare stia, almeno parzialmente, prendendo piede. Tanto che, secondo un recente articolo del New York Times, il fenomeno si starebbe diffondendo al di fuori dei limiti ristretti delle strutture super budget in cui era sostanzialmente rimasto fino a oggi confinato. E per quanto riguarda l’Italia, il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, avrebbe persino dichiarato al Corriere della Sera, che «per l’hotel si tratta di un risparmio notevole», pur precisandone poi la natura di strumento più utile ai business traveller che ai clienti leisure. Il dado però potrebbe già essere stato tratto...

La notizia è di questi giorni, ma non rappresenta una novità: sembra che alcuni alberghi italiani, a breve, faranno a meno dei portieri sostituendoli con delle macchine. No: non sto raccontandovi la trama di Terminator o quella di 2001 Odissea nello spazio; sto parlando di vere apparecchiature, nate per espletare i check-in e i check-out negli alberghi, facendo così venir meno la necessità della figura del portiere.
A nome della categoria «ringrazio» l’inventore. Ma mi chiedo anche, e chiedo a voi tutti: chi darà allora le informazioni che un ospite è solito chiedere al portiere? Chi chiamerà il taxi o prenoterà il ristorante? Chi correrà su in camera in caso di qualsiasi emergenza, soprattutto notturna?
Sarà in grado questa favolosa macchina di espletare anche le mansioni della cortesia, del far quattro chiacchiere con gli ospiti, di tutto quello, insomma, che si chiama calore umano?
Sinceramente, ho i miei dubbi. Non ho invece dubbi che ci siano già molti albergatori che si fregano le mani pensando a quanto potranno risparmiare, dopo aver speso dei soldi per questo «gioiello»: generalmente una cifra pari a quattro - cinque stipendi.
E allora, a quando la macchina che rifarà i letti e si occuperà della pulizia? E quella che farà da sola le colazioni? La macchina chef o quella sommelier?
E in caso di guasto, come procederanno gli alberghi? I clienti aspetteranno l’eventuale tecnico? O più semplicemente convergeranno in un altro albergo, magari meno tecnicamente all’avanguardia, ma sicuramente più funzionale?
Perché è qui il nocciolo del problema: essere tecnicamente all’avanguardia non vuol dire essere sempre funzionali. Una macchina, in particolare, è vulnerabile. Pensiamo solo a un eventuale black out: un impiegato in carne e ossa, in caso di necessità, può avere mille intuizioni e risolvere il problema; una macchina, quando è ferma, è ferma. E state pur certi che non si spremerà le meningi, pardon i transistor, per risolvere tutto per il meglio.
In un tempo drammatico di crisi, certe notizie non aiutano. Anzi, possono creare il panico tra i lavoratori del turismo. Ma credo, anzi spero, che una risata seppellirà certe idee. Se il progresso avanza, avanza come un gambero, a sfavore dell’essere umano.

COMMENTI
«....ne sappiamo già qualcosa noi maitre,dove periodicamente veniamo "interpellati" meglio dire informati,sull'ipotesi di installare le macchine automatiche per caffè,cappuccino,etc.,in sala colazioni.
"pensi con una macchina basterebbe solo lei e un'addetto..."
stè macchine ci stanno invadendo,peccato abbiano il difetto.quando finiscono il turno,di non portare la ragazza a mangiare la pizza,a vedere un film al cinema,o per un week-end in qualche albergo...non comprano macchine,nè vestiti,non vanno dal parruchiere e non fanno vacanze...proprio come l'addetto che avete lasciato a casa....e come tanti di noi che invece hanno il lavoro,ma temono di perderlo,o anche solo per solidarietà,verso chi un lavoro non c'è l'hà,i soldi preferiscono non spenderli,come ci avete insegnato voi.
Postato da osvaldo , maitre - 19:19:08 21-04-2013

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