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L’Italia del turismo arranca
Nel rapporto World economic forum sulla competitività del settore siamo solo ventiseiesimi
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Mentre l’indagine sulla competitività turistica delle destinazioni globali, elaborato dal World economic forum, testimonia ancora una volta delle difficoltà del nostro paese nello sfruttare pienamente le potenzialità del settore, arriva l’ennesimo tentativo delle federazioni di categoria, per sollecitare una maggiore attenzione sul comparto da parte delle istituzioni (vedi box a fianco). Una sincronia forse casuale, ma piuttosto significativa: quasi a voler sottolineare simbolicamente il profondo legame tra le difficoltà del turismo nostrano, le modeste capacità promozionali del paese e lo scarso interesse, per l’industria dei viaggi e dell’ospitalità, diffuso tra la maggior parte dei nostri amministratori.

L’Europa va a gonfie vele, ma l’Italia segue a stento, condizionata dalle proprie politiche di piccolo cabotaggio. È la fotografia sintetica che si può trarre dalla quinta edizione del Travel & tourism competitiveness report, recentemente elaborato dal World economic forum sulla base dei livelli di competitività di 140 paesi differenti nel settore dei viaggi e dell’ospitalità. Dallo studio esce infatti una classifica dominata dalle destinazioni del Vecchio continente, che conquistano ben sette delle prime dieci posizioni, con Svizzera, Germania e Austria sui tre gradini del podio e Spagna, Regno Unito, Francia e Svezia a seguire, rispettivamente al quarto, al quinto, al settimo e al nono posto. E l’Italia? Per trovarla bisogna scendere fino alla ventiseiesima piazza, dietro persino alla Corea del Sud e appena avanti a Barbados, Emirati Arabi e Cipro. I motivi di tale ritardo vanno ricercati, secondo quanto si ricava dai dati World economic forum, nelle classiche zavorre che appesantiscono la competitività del nostro paese: norme e regolamentazioni del comparto (in questa categoria siamo appena 100°), nonché prezzi (134°) e scarsa priorità data dalle istituzioni al settore (79°). Ottima, invece, la qualità delle infrastrutture turistiche (per cui condividiamo il primo posto con l’Austria) e il livello della nostra offerta culturale (7°). Peccato, perché si potrebbe fare davvero di più e, come ha spiegato il director, head of aviation, travel & tourism industries del World economic forum, Thea Chiesa, «il settore dei viaggi e dell’ospitalità ha saputo calmierare il recente rallentamento economico globale e ora sta giocando un ruolo chiave nell’affrontare con successo sfide quali la disoccupazione giovanile e la sostenibilità sociale e ambientale».


Federturismo lancia il decalogo della promozione efficace

Primo: farsi notare dal mercato di riferimento per attirare turisti; secondo: rafforzare l’immagine del brand e della destinazione; terzo: diversificare i mercati (senza dimenticare però quelli tradizionali), i flussi turistici e i prodotti. E poi ancora: impostare una comunicazione coerente e integrata; orientare il turista-cliente non più secondo logiche localistiche o di campanile; saper pianificare e coordinare gli sforzi anche con gli operatori; prestare maggiore attenzione al web marketing e al social media marketing, gestire la reputation online; equilibrare gli sforzi di marketing online con quelli offline (applicando la regola 60/40 o 40/60); favorire la collaborazione pubblico-privato. Sono le dieci regole Federturismo Confindustria per una promozione efficace, contenute in una lettera che il presidente dell’associazione, Renzo Iorio, ha recentemente recapitato agli assessori regionali competenti. Nella missiva si sintetizzano, in particolare, le principali proposte emerse durante il forum «Dove sta andando il turismo in Italia», organizzato dalla stessa federazione confindustriale. «Nonostante la domanda di viaggi mondiale sia in costante aumento, con circa un miliardo di arrivi internazionali ogni anno», spiega Iorio, «l’Italia cattura quote sempre minori di flussi turistici. È quindi evidente che una parte rilevante di tale deficit competitivo è anche da imputarsi alla scarsa efficacia delle politiche di promozione del paese e alla mancanza di coordinamento tra le iniziative degli enti e gli operatori turistici».

COMMENTI
«A volte penso...ABBIAMO IL PANE...MA NON ABBIAMO I DENTI.

Nonostante i dati negativi che continuano a crescere drasticamente, in questo paese si fa solo teoria e non si interviene seriamente per affrontare le problematiche che intac cano la produzione di questo comparto.
Innanzitutto bisogna lavorare sui servizi che vengono offerti nelle varie categorie del settore: strutture turistiche/ ricettive di ogni \" genere\" e relative collaborazioni con Tours Operator ad esse collegate; ponderarne la giusta relazione non farebbe male a nessuno.
Molte localita\' italiane ad esempio, mantengono gli standard alti, in termini di prezzi, offrendo servizi in strutture fatiscenti che venivano proposti un trentennio fa\',per il semplice fatto che gli amministratori di categoria non si vogliono abbassare al fenomeno della \" massificazione\" del turismo locale. Aggiungo io, chi e\' causa del suo male pianga se stesso.
Intanto, emergono realta\' innovative dove non si guarda all\'elite ma alla semplice e basilare regola dell\'imprenditoria , ovvero : Ricavo= Guadagno=Investimento costante.
Offrire servizi di qualita\' non significa solamente far trovare all\'ospite, le pantofole con la frutta accanto al letto...
Investimento costante significa anche :P E R S O N A L E A D E G U A T O.
La baracca la porta avanti il personale, che sia ben chiaro questo concetto.
Risparmiare sui dipendenti, io personalmente, lo paragono alla favoletta dell\'ortolano con il cetriolo...
Infine aggiungerei... ma meglio di no; intraprendere il discorso sulle infrastrutture sarebbe lungo e molto noioso.

Con affetto,

Gianni Valastro.
Postato da Gian Pasquale Valastro , Segretario di Ricevimento - 14:52:15 30-03-2013

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