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Design e carta riciclata
Al via il concorso Comieco che coinvolge gli studenti dell’Accademia di comunicazione
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La ricerca del massimo comfort in uno scenario di ritorno alla tradizione, capace di controbilanciare approcci altrimenti troppo asettici e impersonali. Si coniugano in questo modo spazi urbani, ospitalità e design secondo il partner dello studio caso, Mattia Castiglioni: «L’utilizzo di materiali caldi e familiari, seppur rivisitati in chiave moderna, permette così al fruitore di entrare in una dimensione in cui tutti e cinque i sensi possono confluire in un ambiente appositamente progettato per fare da catalizzatore di percezioni, stimoli ed esperienze». Docente dell’Accademia di comunicazione di Milano, Castiglioni è il tutor che cura il gruppo di studenti partecipanti al nuovo concorso indetto dal Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica (Comieco), in collaborazione con noi di Job in Tourism e con Fas Italia. Al via proprio in questi giorni, la gara prevede la realizzazione di linee di cortesia alberghiere ricavate da carta riciclabile (per la presentazione completa del progetto, si veda lo scorso numero di giovedì 7 febbraio, ndr). A Castiglioni quindi ci siamo rivolti per capire qualcosa di più sui rapporti tra progettazione, alberghi e materiali riciclati.

Domanda. Quanto deve l’ospitalità al design e viceversa?
Risposta. In realtà provare a rispondere a questa domanda è come cercare di scindere due facce della stessa moneta: un’impresa pressoché impossibile. Il design, in particolare, nasce come azione democratica, in cui l’oggetto formale pre-rivoluzione industriale abbandona l’ottica artigianale (e per certi versi esclusiva) in favore della declinazione seriale, abbattendo i costi e circolando in modo capillare in una quotidianità fatta di tutti e non di pochi. E con l’arrivo delle nuove tecnologie si è capito che tanto sarebbe potuto essere ancora fatto per migliorare la qualità di vita delle persone. Da qui la nascita del comfort, della domotica e, appunto, delle moderne strutture per l’ospitalità, in cui l’oggetto di design fonde l’estetica nella funzione.
D. Come si integra, allora, l’utilizzo di materiale riciclato nella realizzazione di un’opera di design?
R. Fino a qualche tempo fa sostanzialmente elemento di contorno o di finitura, il materiale povero, economico e riciclato, è diventato oggi il carapace e la spina dorsale del design moderno: si è trasformato, in altre parole, da moda di tendenza in una vera e propria filosofia progettuale.
D. Esistono degli esempi di realizzazioni concrete che potrebbe citare?
R. L’intero sistema d’arredo della co-working platform Milano Hub, per esempio, è fatto da scrivanie, sedie, panche, mensole e tavoli riunione realizzati in cartone riciclato. Spostandoci in Danimarca, il museo del design nazionale espone oggi un nuovo materiale isolante, ricavato da muffe fermentate di comunissimi funghi: il risultato è un prodotto naturale, riciclabile, povero ma dal grande potenziale industriale. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.
D. Che tipo di materiale è la carta riciclata?
R. La carta e il cartone riciclato rappresentano oggi il punto di partenza e il punto d’arrivo per la maggior parte dei designer. La prima, in particolare, se abbastanza incartata e lavorata correttamente, ha la possibilità di avere la stessa portanza di materiali ben più complessi: non soltanto quindi permette di abbattere i costi progettuali, consentendo la realizzazione di progetti veramente democratici, ma assume anche una valenza rivoluzionaria e di superamento nei confronti di materiali forse più scenici ma fino a ora largamente abusati. La carta può infatti dar vita a sedute, complementi d’arredo, impianti di illuminazione e addirittura a veri e propri sistemi modulari abitativi. Le sue proprietà vengono incontro a tutti, rispettando logiche eco-compatibili e creando ambienti per coloro che, in altro modo, non potrebbero sperare di possederne uno proprio. L’insieme delle sua caratteristiche, in altre parole, rende a mio parere la carta il Materiale degli anni a venire: opacità, idrorepellenza, resistenza ai grassi e allo strappo, solidità, durata, flessibilità e soprattutto, per la gioia di grafici e designer, scrivibilità e inchiostrabilità: non si può voler di più.
D. Quali quindi le linee guida che intende fornire ai suoi studenti per la realizzazione delle loro idee in vista del concorso?
R. Memore dell’insegnamento di un grande maestro del Novecento, come Achille Castiglioni, ai miei studenti vorrei innanzitutto far capire che se non c’è curiosità, meglio lasciar perdere. Perché la curiosità è la chiave per mettere in moto la macchina. In una prima fase vorrei perciò che l’approccio fosse ludico, fatto di tanta ricerca, propositivo nei concept e nelle applicazioni. Per dar forma al pensiero, poi, c’è sempre tempo e il percorso deve essere serrato e metodico. A quel punto, però, non esiste una sola verità, come ci insegnerebbe Pirandello, così come non esiste una sola linea guida. Queste ultime seguiranno quindi il percorso progettuale di ogni studente, plasmandosi sulle forme di ciascun elaborato.

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