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Novità in casa Aira
Il presidente Luciano Manunta racconta i nuovi progetti dell’associazione
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Calo degli associati, aumento dell’età media degli iscritti e diminuzione degli sponsor. Il presidente nazionale dell’Associazione italiana impiegati d’albergo, Luciano Manunta, non nasconde le difficoltà attuali del mondo dell’associazionismo turistico. A monte di una certa disaffezione diffusa ci sarebbe, in particolare, il difficile momento economico che stiamo vivendo. «Molti dei nostri colleghi temono giustamente la crisi», racconta infatti Manunta a margine dell’ottantaseiesimo semestrale Aira, svoltosi a Milano a fine novembre. «Ormai si parla di outsourcing anche per reparti che prima sembravano intoccabili. La corsa al ribasso delle tariffe, in concomitanza con l’innalzamento di alcuni costi, ha obbligato, inoltre, alcuni albergatori a chiedere ai propri collaboratori sacrifici come il part-time, quando non si è arrivati addirittura a un ridimensionamento del personale. Il tutto mentre il lavoro alla reception sta diventando sempre più articolato, anche a seguito della complicata gestione delle tariffe online. Con il tempo a disposizione vieppiù ridotto e i salari sempre più sottili, i costi di iscrizione e l’impegno richiesto dalle associazioni possono quindi diventare una barriera insormontabile. Basti pensare, per esempio, che alcuni dei nostri soci più giovani non hanno potuto partecipare a questo semestrale perché, all’ultimo momento, non hanno ricevuto il permesso per il fine settimana libero».
Che fare allora? Manunta ha le idee chiare anche sulle mosse che la propria associazione dovrebbe intraprendere nei prossimi mesi per recuperare parte del terreno perduto. A cominciare da un certo svecchiamento dell’organizzazione e da uno snellimento del suo statuto, perché «quello che si faceva una volta non dà più gli stessi risultati di un tempo». Operativamente il presidente Aira pensa così a un passo indietro rispetto al progetto di decentramento associativo, la cui applicazione, lanciata qualche anno fa, non ha dato i risultati sperati: «Ci siamo accorti che la creazione di direttivi regionali era vincolata dai numeri. In molte aree, a causa dell’entità troppo esigua degli iscritti, le nostre sezioni locali non sono semplicemente state in grado di diventare vere e proprie divisioni autonome, ripiegando sulla semplice nomina di un fiduciario». Un’impasse, quest’ultima, solo apparentemente formale, perché, in realtà, il processo di decentramento, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto favorire l’organizzazione di iniziative più legate al contesto territoriale in cui si sarebbero svolte. La mancata costituzione di molti direttivi regionali ha perciò causato una generale diminuzione del numero degli eventi Aira. «Ecco perché la mia proposta», riprende Manunta, «è quella di concentrare nuovamente il potere decisionale a livello centrale, ampliando però al contempo la composizione del direttivo nazionale da sette a quindici elementi, in modo da poter garantire la più elevata rappresentatività territoriale possibile. La nuova struttura centrale così allargata sarebbe a questo punto in grado di dar vita a tutta una serie di iniziative, pianificate a livello direzionale ma capaci di toccare tutte le destinazioni più importanti, che tornerebbero a dare smalto e soprattutto appeal alla nostra organizzazione».
Altra chiave di volta è poi il progetto federazione: l’associazione pensata per riunire al proprio interno tutti i professionisti italiani del turismo, che vede tra i suoi principali promotori proprio numerosi esponenti dell’Aira e di cui tante volte abbiamo parlato anche sulle colonne di Job in Tourism. «A un certo punto abbiamo pensato che il lancio della nuova realtà sarebbe stato imminente e ci siamo buttati anima e corpo su questo progetto, forse anche un po’ a discapito delle altre attività dell’associazione», confessa Manunta. «Sembrava, infatti, che potessimo contare sul contributo finanziario di un prestigioso albergatore, che tuttavia ha poi deciso, almeno momentaneamente, di tirarsi indietro. Ci siamo perciò fermati, in attesa di reperire il supporto economico necessario, perché non vogliamo bruciare un’idea che riteniamo così importante per il nostro settore».
Il prossimo appuntamento ufficiale con l’Aira è ora previsto, quindi, per i primi mesi del 2013, probabilmente in Puglia, dove si dovrebbe svolgere l’ottantasettesimo semestrale. L’occasione è particolarmente significativa perché coinciderà proprio con il rinnovo dell’attuale direttivo nazionale. «Se tutto andrà come speriamo, se riusciremo cioè a formulare una proposta condivisa in tempo utile e se l’assemblea generale la approverà, si dovrebbe già votare con la nuova formula a quindici componenti», conclude Manunta. «Se così non dovesse essere, l’attuale direttivo si è però già detto disponibile a rimanere in carica ad interim per un altro anno, in modo da consentire di trovare finalmente un accordo in materia. Siamo tuttavia fiduciosi, anche perché, a sei mesi dall’appuntamento, abbiamo già raccolto una decina di candidature».

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