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Per lei, per noi o per chi?
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Mi ha sempre colpito la frase che con regolarità conclude l’intervento dei politici: «Nell’interesse del paese». Mi domando: ma nell’interesse di chi altrimenti dovrebbe essere? Poiché l’unica ragione per cui sono lì è per gestire la cosa pubblica o fornire un servizio per il pubblico e quindi per il paese. Forse non ne sono tanto convinti e quindi continuano a ripeterlo per autoconvincersi. Difatti, l’attuale governo, che è fatto di tecnici, non ribadisce questo concetto, dandolo per scontato. Sono stato recentemente a un convegno sullo sviluppo del turismo rurale nei parchi periurbani, argomento interessante e di attualità, che coinvolge l’agriturismo, in forte crescita. Con calore, l’assessore di turno affermava: «I cittadini, per loro stiamo lavorando tutti i giorni…». E allora mi configuravo uno scenario surreale in cui una persona entra in albergo per una camera e viene accolto alla reception: «Buongiorno, le abbiamo prenotato la camera 212 che la cameriera, con l’aiuto del facchino, ha pulito per lei»; al ristorante poi, dopo aver ordinato, il cameriere declama: «Le servo la sua minestrina preparata dallo chef per lei e da me servita con particolare attenzione a lei». La mattina dopo, alla partenza: «Ecco il conto, preparato dal cassiere per lei che incasserò (e lì succede il fattaccio) per noi...». Ahimè, tristemente accade spesso che alla fine, tutti questi «per lei» si trasformino in un «per noi».

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