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Un italiano alla Cornell
Un giovane manager racconta la propria esperienza formativa negli Usa
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La Cornell University è considerata dalla stragrande maggioranza degli operatori dell’hôtellerie un vero e proprio tempio della formazione alberghiera. Un’esperienza didattica in tale contesto accademico rappresenta, in effetti, un importante certificato di professionalità, che manager e quadri dell’ospitalità sottolineano con orgoglio nei propri curricula. Ma cosa significa veramente, per un giovane dirigente italiano dell’hôtellerie, partecipare a un corso Cornell? Quali le aspettative e quali i benefici di una simile esperienza? Ne parliamo con Simone Moretti, resident manager e responsabile operations dei veneziani The Bauers Il Palladio Hotel & Spa e The Bauers Villa F. Già protagonista, l’anno scorso, di una precedente intervista in merito a un altro percorso formativo presso l’olandese The International Butler Academy (Tiba), il trentaduenne dirigente, romano di origine ma veneziano di adozione, come piace a lui stesso descriversi, ha infatti recentemente frequentato un General managers program (Gmp) residenziale targato Cornell. «Bisogna arrivare a Ithaca (la cittadina dello stato di New York in cui ha sede l’università, ndr) quasi dimenticandosi della propria realtà lavorativa», racconta così lo stesso Moretti. «Se poi si viene dall’operativo a tutto campo, seppur in un contesto di offerta lusso, molti degli argomenti in programma, almeno all’apparenza, possono persino intimidire un po’».
Domanda. Per via della differenza tra pratica e teoria?
Risposta. Esattamente. È bastato, però, pochissimo per rendersi conto che teorico e operativo si incrociano, in realtà, a meraviglia. Penso, per esempio, alle analisi di mercato e alle relative proiezioni operative, oppure ai diversi modi di usare i canali di distribuzione per raggiungere altri segmenti di mercato e consolidare il business già esistente. Tutte attività che non possono prescindere da una strettissima sinergia tra ciò che è operativo e ciò che invece riguarda la parte di strategy, marketing e finance.
D. Quale, allora, la differenza tra teoria e pratica?
R. «Don’t imitate, translate»: non imitare; traduci. La chiave sta tutta qui: nell’adattare, cioè, quanto appreso alla propria realtà.
D. E nel caso specifico della Cornell, come tradurre in concreto i suoi insegnamenti?
R. L’università di Ithaca, in realtà, non si fa mai portatrice di una verità assoluta. Tutt’altro: opera più sull’approccio strategico che sulle risposte. La sua, inoltre, è sicuramente una visione standardizzata dell’hôtellerie, che va, appunto, tradotta in maniera adeguata a ogni singola realtà specifica. Ci sono, per esempio, logiche di catena difficilmente applicabili a una struttura privata. Ma non solo: le differenze esistono anche tra i vari segmenti, nonché tra grandi e piccole strutture. Una regola generale, valida per tutti e in ogni luogo, non può chiaramente esistere.
D. Quali quindi i benefici che un’esperienza del genere porta con sé?
R. Le ricadute positive si possono valutare solo nel lungo periodo. A parte l’opportunità di entrare nella cosiddetta Cornell society, che ti consente di rimanere in contatto giornalmente con molti altri grandi professionisti a livello internazionale, l’università opera soprattutto sul singolo e sul suo approccio ai vari processi e alle varie aree del business, non tanto sul modus operandi della propria azienda di provenienza. È un percorso individuale da trasferire poi nel proprio contesto quotidiano, senza aver timore di condividere quanto appreso con le proprie risorse. Sono, infatti, convinto che l’obiettivo di un manager debba essere quello di creare a sua volta altri dirigenti. E non di coltivare conoscenze fini a se stesse.
D. In quale momento del proprio percorso di carriera è consigliabile allora fare l’esperienza di un Gmp alla Cornell?
R. Non credo ci sia un periodo ideale per investire in Cornell. Personalmente penso di aver fatto questa esperienza al momento giusto: è sicuramente andata a colmare alcune delle mie lacune. Ma più dal punto di vista teorico che da quello pratico. Rimango tuttavia convinto che solo e unicamente il servizio renda oggi un hotel redditizio. E ciò a prescindere, ma senza neppure sottovalutare, tutti i vari aspetti legati a ogni scelta manageriale.


Il Gmp nel dettaglio

Il General managers program della Cornell è un’esperienza formativa full-time della durata di una decina di giorni. Dedicata ai direttori generali e agli aspiranti tali, intende fornire una scatola degli attrezzi atta a incentivare il pensiero strategico e manageriale. Attivo da 29 anni, il Gmp ha coinvolto fino a oggi più di 1.600 studenti provenienti da oltre 80 paesi differenti.

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