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Troppa diplomazia fa male al business
di Massimiliano Sarti

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La mancanza di una comunicazione diretta e sincera tra ceo ed executive staff può nuocere gravemente alla salute di un’azienda. Persino il leader più capace può infatti rendere al di sotto del proprio potenziale se si dimostra troppo riluttante a discutere delle strategie di business con il proprio top team. Lo rivela un recente rapporto redatto dal direttore della società di consulenza britannica asaleader.com, Pete Ashby, il quale sostiene che oggi, nelle aziende, si riscontra «troppa prudenza nei confronti dei capi. Un atteggiamento che non è destinato a cambiare fino a quando i ceo non si decideranno a dire ai propri collaboratori di smetterla di danzare loro intorno». Un esempio classico, racconta Ashby, è quello dell’amministratore delegato che fatica a gestire le situazioni di conflitto e che, per questo stesso motivo, non ne discute mai con i membri del proprio executive staff. Questi ultimi, però, sono ben consapevoli della cosa e quindi adeguano di riflesso flusso e contenuti della loro comunicazione verso il capo, presentando le notizie negative in una luce più positiva possibile. Ma così facendo, evitano di suonare dei campanelli di allarme importanti. Il che può provocare conseguenze molto negative sul business. La soluzione, sostiene sempre Ashby, sta così nel creare una squadra executive unita, in cui il ceo, più che essere un capo, dovrebbe svolgere un ruolo equivalente a quello di un mentore o di un allenatore.

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