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Il 5 stelle milanese ha aperto le proprie porte agli allievi dell’istituto Carlo Porta
Il Principe torna a scuola
Il progetto si sta concludendo in questi giorni con degli stage
di Massimiliano Sarti

Articolo

«Il lieve imbarazzo del primo contatto si è dissolto rapidamente e tutti si sono trovati subito a loro agio: hanno spiegato come funziona il lavoro e cosa pretendono dai propri collaboratori; si sono così trovati a parlare di cose molto concrete e pragmatiche; e i ragazzi li hanno letteralmente coperti di domande». È molto soddisfatto Luca Mariani, recruiting specialist del Principe di Savoia di Milano, nel raccontare le reazioni dei propri colleghi capi servizio coinvolti nell’inedito progetto realizzato in collaborazione con il Carlo Porta: un mentoring scolastico che ha permesso a una classe quarta dell’istituto alberghiero meneghino di seguire un percorso di visite e incontri, con alcuni responsabili di reparto del 5 stelle cittadino, destinato a concludersi, proprio in questo periodo, con una serie di stage in azienda.
«L’idea è nata riflettendo su alcune singole iniziative del passato», riprende Mariani, che ha curato l’intero progetto, denominato significativamente il Principe torna a scuola. «Molti istituti alberghieri del milanese si rivolgono infatti a noi per chiederci la possibilità di visitare la struttura o di avere un incontro con qualcuno dei nostri manager. Perché allora, ci siamo chiesti, non creare un percorso più coerente e continuativo? Con il Porta avevamo già un ottimo rapporto e così abbiamo messo giù insieme il progetto: visita della struttura e colloquio con il nostro team risorse umane, guidato dall’hr director Paola Iemmallo; quindi un focus sul ricevimento che ha coinvolto, in particolare, i front office e reservation manager, Stefano Michetti e Sara Mella, nonché il primo portiere, Mario Gambron».
In una serie di appuntamenti spalmati nei giorni di minore occupazione, gli allievi del Porta si sono così trovati a girare per il Principe di Savoia, seguiti dai loro mentori, per scoprire cosa significhi veramente lavorare in un 5 stelle lusso. «Devo dire onestamente che i ragazzi hanno dimostrato tutti di possedere una buona preparazione di base. Lo si capiva bene dalle domande che facevano: molti quesiti erano, infatti, legati alle loro esperienze scolastiche, alla necessità di capire come si potesse passare dalla teoria alla pratica; domande intelligenti, basate sull’insegnamento ricevuto in classe», racconta ancora Mariani, smentendo così un luogo comune piuttosto diffuso tra gli operatori, secondo cui gli alberghieri oggi non sarebbero più in grado di formare efficacemente i futuri lavoratori dell’accoglienza. «Non solo: anche il modo di comportarsi era adeguato alle circostanze. Confesso che l’idea di avere in giro per l’hotel un’intera classe di teenager mi preoccupava un po’. E invece si sono dimostrati tutti molto educati e silenziosi. Persino il loro portamento era perfetto».
Proprio la mole di domande che gli studenti ha riversato sui dipendenti del Principe ben testimonia quindi dell’entusiasmo con cui i ragazzi hanno accolto l’iniziativa. «A me, in particolare», riprende Mariani, «hanno comprensibilmente chiesto i segreti per farsi assumere in un 5 stelle lusso. Una domanda difficile, a cui non ho potuto rispondere con certezze assolute, come qualcuno sperava, ma solo con dei consigli sinceri su come condurre al meglio un colloquio di selezione. Ho così suggerito loro di dimostrare passione per il proprio lavoro, di capire bene quale sia il ruolo per cui ci si candida e di essere sempre se stessi, senza voler dimostrare di essere quello che non si è. Anche perché non si tratta di un’interrogazione, bensì di un momento di conoscenza reciproca, durante il quale è importante non barare. Ma ho anche provato a ridimensionare il timore reverenziale che tutti provano quando si avvicinano per la prima volta a un’icona del lusso quale il Principe. Qui, come in qualsiasi altra struttura, i processi sono in fondo pur sempre i medesimi: in un 5 stelle, semplicemente, ci sono più standard e procedure da apprendere. Ma la differenza, sostanzialmente, è tutta qui: le basi dell’accoglienza sono uguali in ogni posto».
Quali sono, però, i vantaggi che un hotel come il Principe ha potuto ricavare da un’esperienza simile? «Riguardano soprattutto i cosiddetti intangible», risponde sicuro Mariani. «Quelle variabili, cioè, difficili da quantificare numericamente, ma che pur sempre contribuiscono al successo di un’organizzazione. In questo caso mi riferisco soprattutto agli aspetti motivazionali dell’esperienza vissuta dallo staff del nostro hotel. Al di là dei mentori selezionati, infatti, anche altri collaboratori hanno avuto modo di dialogare con i ragazzi, durante le loro visite della struttura. Non solo: il progetto ci ha pure consentito di avere un confronto diretto con i docenti sui piani didattici della scuola alberghiera. Certo, nessuno ha preteso di intervenire sui programmi ministeriali, ma tutti gli insegnanti si sono dimostrati ben lieti di ascoltare il nostro punto di vista su alcuni dettagli. L’iniziativa, inoltre, è stata anche un’ottima occasione per conoscere futuri candidati dall’elevato potenziale. Non è un caso, infatti, che il percorso si stia concludendo, proprio in questi giorni, con alcuni stage in albergo».
Il progetto è stato talmente apprezzato da tutti i protagonisti, che il Principe non solo ha tutte le intenzioni di replicare l’iniziativa l’anno prossimo, ma persino di estenderla in nuove direzioni. «Stiamo per esempio studiando la possibilità di coinvolgere anche il comparto food & beverage», conclude infatti Mariani. «Ma pensiamo pure di provare a sviluppare una collaborazione simile con qualche istituto universitario. Ovviamente strutturando ad hoc i nuovi percorsi, in base alle diverse esigenze formative degli allievi con cui ci dovremo confrontare».

Il punto di vista degli studenti

Un po’ di fatica, perché l’esperienza ha richiesto un impegno pomeridiano ai ragazzi. Ma anche la piena consapevolezza di avere a disposizione una grande opportunità formativa. È questo, in sintesi, l’approccio dimostrato dagli allievi del Carlo Porta coinvolti nel progetto il Principe torna a scuola. Parola del docente dell’istituto milanese, Massimo Casati, che ha seguito gli studenti durante tutte le giornate dell’iniziativa. «Siamo stati molto onorati della proposta di collaborazione che un hotel di tale prestigio ci ha rivolto. Anche i nostri allievi sono rimasti impressionati dal livello di organizzazione della struttura. Ma i feedback finali», racconta lo stesso Casati, «sono stati, se possibile, ancora più entusiasti. Al termine dell’anno scolastico abbiamo, infatti, distribuito ai ragazzi un questionario anonimo di valutazione dell’esperienza e le risposte sono state pressoché unanimi: giornate e attività molto interessanti, informazioni chiare e utili. Ma soprattutto è stato motivo di grande soddisfazione, per noi docenti, scoprire che la quasi totalità degli studenti ha avvertito la necessità di condividere l’esperienza con i propri familiari e le proprie conoscenze. Un chiaro segnale dell’importanza che i ragazzi hanno dato a questo momento formativo».



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