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Il mondo degli ostelli sta cambiando pelle: le novità lombarde di un settore in crescita
Un nuovo modello di ospitalità
Molte le opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani
di Massimiliano Sarti

Articolo

Non più solo il luogo per chi vuole dormire una notte spendendo poco, ma una casa accogliente per coloro che desiderano soggiornare in un ambiente socialmente vitale, dove è possibile vivere il territorio grazie a lezioni di teatro, percorsi enogastronomici e iniziative legate alla conoscenza dell’ambiente circostante. Gli ostelli stanno cambiando pelle: da espressione marginale della ricettività italiana a nuovo modello di ospitalità low cost. «Tanto che numerosi 1 e 2 stelle pensano oggi di intraprendere questa nuova strada per rilanciarsi», racconta il presidente dell’Associazione ostelli di Lombardia, Maurizio Forchini. «Si tratta, certo, di un fenomeno recente e ancora tutto in divenire, favorito anche dai fondi messi a disposizione dalla regione per la ristrutturazione e la riconversione degli edifici a uso ostello. Ma è pure un trend dalle radici profonde, che prende le mosse da un modo di concepire diversamente questa formula di accoglienza: un approccio tipico soprattutto del Nord Europa, che tuttavia ha già contagiato alcune zone della nostra penisola, come per esempio il Piemonte, dove i classici cameroni degli ostelli vecchio stile sono stati da tempo affiancati o sostituiti da stanze più contenute, spesso dotate persino di bagni privati».
Quel che più conta, però, oggi è soprattutto l’attrazione esercitata dagli ostelli su molte figure professionali qualificate, sempre più interessate ad avvicinarsi a questo segmento dell’ospitalità. «Per la verità, la situazione qui in Lombardia è piuttosto variegata», riprende Forchini. «Da una parte esiste ancora una certa carenza di know how in ambito manageriale; da un altro lato, invece, sono sempre di più i gestori che provengono dal mondo dell’hôtellerie di lusso o dal marketing turistico». C’è dunque terreno fertile per chi intenda iniziare un nuovo percorso professionale. «Anche perché», sottolinea sempre Forchini, «l’ostello rappresenta il prototipo della formazione totale: l’operatore che vi lavora deve saper fare uno po’ di tutto; salvo che per quanto riguarda la pulizia delle camere, qui non c’è, infatti, la classica suddivisione di compiti degli hotel e le competenze devono essere necessariamente trasversali. È così che alcuni ostellanti, tra quelli che hanno operato nelle imprese di maggiore tradizione, hanno poi proseguito la propria carriera in strutture alberghiere di qualità».
Oggi quindi le opportunità, soprattutto per i giovani, non mancano: sono molte, in particolare, le nuove realtà che stanno sorgendo in questo periodo, tanto che in Lombardia si prevede di superare presto quota 80 strutture. Nel prossimo biennio, in particolare, ci dovrebbe essere spazio per un centinaio di nuovi posti di lavoro, tra assunzioni dirette e bandi di gestione. «Attenzione, però», avverte Forchini. «Fare l’ostellante è forse più difficile che essere albergatore: c’è bisogno, infatti, di ancora maggiore presenza sul luogo di lavoro e di una cultura del territorio a 360 gradi; servono persone dotate di una buona apertura mentale, che conoscano le lingue e padroneggino le tecniche di gestione alberghiera. D’altro canto, tuttavia, il lavoro è estremamente stimolante: negli ostelli nessuno è un mero esecutore di ordini, ma ciascuna risorsa deve dimostrare grande proattività ed essere in grado di confrontarsi e affrontare qualsiasi situazione, per risolvere ogni più piccola esigenza degli ospiti».
Come si promuovono, quindi, queste nuove realtà sul mercato? «Diciamo che oggi si utilizza molto il web: dal classico sito proprietario ai social network per i più 2.0. Anche perché quasi tutti gli ostelli hanno ormai la propria rete wireless», risponde ancora Forchini. «Oltre alle attività promozionali della nostra associazione, poi, anche la regione Lombardia, nell’ambito del programma che ha portato alla realizzazione del bando per l’assegnazione dei fondi, ha sviluppato un portale ad hoc, hostellombardia.net, in cui si possono trovare tutte le strutture del territorio e qualche itinerario tematico. Ma alcuni ostelli, in particolare quelli a carattere religioso o situati all’interno di realtà di rilievo naturalistico, non hanno neppure bisogno di grandi attività comunicative, perché posseggono già una rete di contatti precostituita, rappresentata da parrocchie, scuole e organizzazioni ambientali come il Wwf e Legambiente, che garantisce loro livelli di occupazione pressoché costanti».
Proprio l’apertura di ostelli al di fuori dei grandi centri urbani, in zone rurali a volte persino non facilmente raggiungibili, è così un altro dei fenomeni assolutamente nuovi del settore. In linea, però, con il rinnovato spirito di questa formula ricettiva. «Non solo: prima le dimensioni delle strutture superavano tutte i 50 posti letto», conclude Forchini. «Oggi, invece, alcune sono così piccole da poter ospitare al massimo 15 persone. Gli ostelli stanno, insomma, diventando dei veri e propri luoghi dell’esperienza, dove è possibile vivere all’interno di una comunità, stare insieme e condividere la scoperta del territorio. Coerentemente, peraltro, con il nuovo regolamento approvato dalla regione Lombardia, che impone agli ostelli, oltre che di fare rete, di promuovere e organizzare attività culturali e di animazione legate a doppio filo alla propria destinazione».

Identikit dell’associazione regionale

WWW.OSTELLIDILOMBARDIA.IT
Costituitasi recentemente, anche a seguito dell’impulso fornito dalla direzione generale giovani della regione, l’Associazione ostelli di Lombardia conta attualmente 50 associati. Tra le finalità dell’ente, quella di tutelare e rappresentare, in modo unitario, gli interessi sociali ed economici degli associati, nei confronti di enti e istituzioni pubbliche e private, nonché delle organizzazioni politiche, culturali, sociali, economiche e turistiche italiane, comunitarie e internazionali. Ma anche di sviluppare il turismo sociale nella regione, nonché di valorizzare e tutelare il suo patrimonio storico, culturale e ambientale, attraverso la promozione di varie iniziative di tipo educativo, culturale, sociale, ambientale e sportivo, che vedano gli stessi ostelli quali protagonisti diretti o luoghi di comunicazione e promozione. L’associazione si occupa, poi, di realizzare pure attività di formazione per gli operatori delle strutture associate, con l’obiettivo, tra l’altro, di sviluppare l’utilizzo di tecniche di comunicazione, gestione e programmazione avanzate. Favorisce, inoltre, il raggiungimento di standard qualitativi ottimali e paritetici tra gli ostelli; sviluppa e incentiva l’utilizzo di energie alternative e di soluzioni eco-sostenibili. A fini promozionali, infine, presenzia alle principali fiere di settore, ha realizzato il sito web ostellidilombardia.it, di cui è attualmente allo studio una seconda versione, e ha aperto proprie pagine su Facebook e Twitter.

Ritratto degli ospiti

Chi sceglie questa formula di soggiorno
Un’utenza variegata, che comprende fasce di età differenti: un pubblico fatto non esclusivamente di giovani e giovanissimi attratti dal modello di vacanza low cost, ma anche di persone adulte e di famiglie con bambini, alla ricerca di un soggiorno in un luogo divertente e allegro, capace di favorire l’interazione tra persone e culture differenti. È la fotografia dell’utenza degli ostelli, scattata dall’istituto Piepoli, che ha recentemente condotto un’indagine statistica per valutare la percezione di tali formule ricettive in Lombardia.
Commissionato dalla regione, lo studio ha sottolineato, in particolare, come l’aspetto economico sia una delle varianti capaci di influire maggiormente sulla scelta dell’ostello (per il 92% del campione). Tale elemento sarebbe tuttavia accompagnato anche da altri fattori rilevanti, come l’atmosfera accogliente tipica di queste strutture (61%), nonché la possibilità di conoscere nuove persone (36%). Tra le variabili più importanti per chi soggiorna in ostello, infine, l’85% degli intervistati ha posto la pulizia dei bagni e della struttura quale aspetto maggiormente rilevante, ma ben il 73% ha dichiarato di considerare attentamente anche la qualità del servizio, in termini di cortesia e ospitalità.





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