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Facebook: i primi dubbi
di Marco Bosco

Pochi giorni prima che Facebook fosse quotato in borsa, la General Motors ha preso la decisione di non comprare più pubblicità sul più noto social network al mondo. Una posizione eccentrica di una multinazionale dalle dimensioni tali da permettersi di snobbare quello che molti considerano il luogo per eccellenza del social marketing? Non proprio, a sentire quanto sostengono Ed Keller e Brad Fay. Secondo i titolari della società di consulenza The Keller Fay Group, infatti, altre imprese seguiranno presto le orme della casa automobilistica. Analizzando i dati in proprio possesso, i due avrebbero in effetti scoperto che solo il 10% delle discussioni in merito a un determinato brand avvengono online; il restante 90% continua a svolgersi offline, nella cosiddetta vita reale. «Gli esseri umani sono sostanzialmente degli animali sociali», spiega Keller. «I rapporti interpersonali diretti hanno, perciò, un impatto molto più ampio, sulle decisioni di acquisto, di quanto gli uomini di marketing abbiano fino a oggi considerato». «E le nostre ricerche», rincara Fay, «dimostrano come tutte le forme di comunicazione mediatica e di marketing possano generare buzz. È un errore perciò pensare che l’ambiente web 2.0 sia l’unico canale in cui è possibile implementare una strategia social marketing». Un approccio il più possibile olistico e bilanciato alle attività promozionali sarebbe, insomma, molto più efficace di un’esclusiva sovraesposizione sui social media online.

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