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Una ricetta rigorosa per comunicare al meglio un aspetto rilevante della nostra offerta turistica
La scienza valorizza le terme
Occorre continuare a puntare sulla forza curativa delle acque
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La ricerca scientifica quale chiave di volta per valorizzare l’immagine del termalismo in Italia. È la ricetta che Filippo Maria Fernè propone per rilanciare un segmento importante dell’offerta turistica del nostro paese, capace, secondo alcuni studi recenti, di generare un indotto pari a dieci-quindici volte la spesa diretta. «Tanto più che in materia», racconta il presidente della Fondazione per la ricerca scientifica termale (Forst), «la nostra nazione vanta forse la maggiore vocazione al mondo, sia per conformazione geologica, sia per cultura. Per comprenderlo, basti pensare ai Romani: per loro i bagni sono stati sempre luoghi privilegiati di benessere e socializzazione, ma già allora la presenza delle acque termali costituiva un vero e proprio plus distintivo per le località che le possedevano».
A motivare la necessità di un nuovo approccio comunicativo, le recenti evoluzioni del comparto, le caratteristiche della cui domanda sono andate incontro, a partire dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, a un profondo mutamento strutturale. Un cambiamento a cui molti centri termali italiani, seppur riconosciuti e finanziati dal Sistema sanitario nazionale (Ssn) per le potenzialità curative dei loro servizi, si sono dimostrati incapaci di rispondere, almeno in un primo momento. «Il problema», riprende Fernè, «è che i nostri sistemi di welfare erano, e sono tuttora, impostati sulle necessità della cura e pongono scarsa attenzione ai temi della prevenzione. Gli aspetti più legati al benessere psico-fisico della persona sono stati così inizialmente sottovalutati, mentre il mercato stava, in realtà, andando proprio in quella direzione. Dalle cure si è così passati al concetto di spa, che è diventato sinonimo di benessere e la cui presenza si è diffusa nella maggior parte delle strutture ricettive internazionali, ma non sempre, e soprattutto non da subito, nelle nostre destinazioni termali. Eppure, proprio le acque di tali luoghi costituiscono un vantaggio competitivo notevole, che non tutte le spa sono in grado di vantare. Le proprietà delle terme infatti, se ben conosciute e comunicate, possono rappresentare, come ai tempi dei Romani, un plus reale ed esclusivo della propria offerta».
Da qui nasce l’importanza della ricerca scientifica. «Uno strumento», aggiunge Fernè, «che il mondo termale italiano ha individuato, agli inizi del nuovo millennio, quale veicolo essenziale per la comunicazione e la valorizzazione dei propri servizi. Si tratta di un approccio strategico alla materia, destinato a portare frutti duraturi e consistenti, ma inevitabilmente di lunga implementazione. Tuttavia esso è già stato capace di dare il la alla costituzione di una rete di piccole e medie imprese, in grado di raccogliere qualche milione di euro destinati alla ricerca». Per la precisione, la Forst, che co-finanzia gli studi insieme agli istituti accademici coinvolti, è riuscita a raccogliere 5 milioni di euro in undici anni, mentre salgono a 6 milioni i capitali a oggi complessivamente impiegati (e quindi comprensivi dei contributi delle università) nelle 76 attività di ricerca attivate, di cui 26 già concluse.
«Tutti gli studi da noi sponsorizzati rispettano una serie di caratteristiche di serietà e autorevolezza di livello accademico. A cominciare dalla terzietà di ogni ricerca, che deve seguire gli standard internazionali più rigorosi in materia. Gli stessi ricercatori, inoltre, sono selezionati con il metodo della peer review, o valutazione tra pari: un processo diffuso in ambito scientifico, che mira a giudicare i profili dei candidati sulla base delle considerazioni di specialisti del settore estranei alla ricerca stessa. L’obiettivo finale è quindi la pubblicazione degli studi su riviste scientifiche con impact factor (credibilità, ndr) a livello globale. Cosa che peraltro è già avvenuta per 23 dei 26 progetti di ricerca portati finora a termine».
In questo primo periodo, la ricerca si è peraltro soprattutto concentrata sugli aspetti terapeutici più noti delle fonti termali. «Anche perché, se nel termalismo italiano c’è una radicata consapevolezza della forza curativa delle acque, altrettanto non si può dire delle conoscenze legate alle loro differenti qualità, la cui composizione minerale, così come la quantità di gas presenti, variano moltissimo, con tutte le conseguenti ricadute sulle loro stesse proprietà terapeutiche. Ciò detto, va da sé che però anche gli aspetti più legati al benessere possano presto essere oggetto di nuovi studi».
Secondo Fernè, infatti, oggi occorre continuare a puntare sulla forza curativa delle acque, al contempo tuttavia cercando di modernizzare la propria offerta: «Le Terme di Sirmione, per esempio, hanno intrapreso proprio questo percorso. Ma anche Qc Terme e le Terme di Stigliano si sono mosse lungo lo stesso itinerario. Così come Saturnia, che forse in questa direzione si è spinta più in là di tutti, implementando un modello sano di utilizzo delle proprie acque, ma maggiormente orientato alla proposta di servizi spa che alle cure tradizionali». Per il presidente di Forst, quindi, la strada per un nuovo modo di intendere l’offerta termale è già tracciata. E poiché non sempre i finanziamenti dell’Ssn sono sufficienti a garantire gli investimenti necessari a operare tale salto di qualità, la soluzione sta in uno slogan molto caro proprio allo stesso Fernè: «Rendere le terme popolari quanto l’aspirina».


Chi è Filippo Maria Fernè

Laureato presso la facoltà di legge dell’università di Bologna, Filippo Maria Fernè vanta una rilevante esperienza nel settore commerciale internazionale legato a beni e servizi e al loro finanziamento. In tale contesto ha infatti ricoperto vari ruoli a livello di consiglio di amministrazione con deleghe operative. Nel 1997 approda quindi nel comparto delle acque termali, diventando consigliere delegato e direttore generale, nonché membro del comitato esecutivo di Terme di Sirmione di cui, sette anni più tardi, assume anche la carica di presidente e amministratore delegato. Dal 1995 al 2000 è inoltre membro della delegazione italiana in seno all’Association Européenne du Thermalisme et du Climatisme (Aetc) di Bruxelles, mentre dal 2004 al 2007 è presidente dell’Agenzia turistica riviera del Garda e, fino al 2008, presidente del Consorzio riviera del Garda e colline moreniche. Dal 2007 al 2011 ricopre poi il ruolo di rappresentante del Coordinamento interprovinciale del turismo di Confindustria Lombardia e dal 2001 al 2011 di vicepresidente di Federterme. Dal 2007 a oggi, infine, è presidente della Fondazione per la ricerca scientifica termale (Forst).

COMMENTI
« Complimenti per l'articolo, veramente interessante.
Io mi chiamo Rosa, sono laureta in scienze turische, concordo pienamente tutto quello scritto sull'articolo. Purtroppo le Stazioni Termali sono poco conosciute,non si conosce la storia che risale già in epoca romana,fu la prima forma di turismo nata nel mondo con i Greci.In Italia con le stazioni termali potremmo fare tanto, creare dei veri circuiti turistici e dare tanti posti di lavoro e puntare sulla destaginalizzazione della domanda turistica.

Buon Lavoro
Postato da Rosa , disoccupata - 10:14:07 02-05-2012
«Bene presidente come sempre un occhio al futuro e come sempre lungimirante , nel cosservare e svilupare le nuove tendenze al setore termale , molto interesante .
Postato da blendi , capo barman - 21:30:58 02-05-2012

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