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Tracciato il profilo del candidato ideale dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità
Le qualità per lavorare nel turismo
A monte di ogni considerazione c´è sempre la vocazione
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Articolo

Conoscenze informatiche e inglese di base. Poi tanta voglia di eccellere, competenze adatte al ruolo da ricoprire, flessibilità e capacità di apprendere on the job. Sono queste le caratteristiche universali alla base del candidato ideale dell´industria dei viaggi e dell´ospitalità. Lo hanno testimoniato i relatori del convegno «Crescita professionale e turismo», organizzato dal Master in economia del turismo (Met) dell´università Bocconi di Milano, in occasione dell´ultimo Tfp Summit. «Un hotel è come un piccolo paese», ha esordito, tra gli altri, lo human resources director Milan area Starwood, Filippo Squarcia. «Per fare in modo che funzioni, occorrono certo le nuove professioni legate all´It e al web 2.0, come i revenue e i reputation manager, ma strade ed edifici, che da noi si traducono in spazi comuni e camere, devono continuare a essere efficienti. E perché ciò sia possibile le figure tradizionali dell´hôtellerie servono ancora: anzi oggi sono persino più importanti di ieri. La governante del Westin Palace Milan, per esempio, gestisce una sessantina di persone; nelle aziende di altri comparti occorre salire parecchi gradini della scala gerarchica per incontrare del personale con tanta responsabilità. In questo momento, trovare sul mercato una brava, o un bravo, housekeeping manager è persino più difficile che selezionare un revenue manager preparato».
Riscoprire, coltivare e valorizzare le qualità, che hanno contribuito a rendere lo stile di accoglienza italiano celebre nel mondo, può quindi rappresentare una risorsa vincente di chiunque cerchi lavoro nel turismo. «Le competenze relazionali, in effetti, sono una dote essenziale per i candidati alle funzioni operative a bordo dei nostri treni e nelle nostre stazioni», ha così spiegato Ilaria Alfonso, responsabile selezione e sviluppo Ntv, il cui servizio dovrebbe debuttare il prossimo 28 aprile sulla tratta Napoli-Milano. «A ciò si deve aggiungere, poi, la proattività, l´orientamento al cliente e la gestione dello stress». Fondamentale, per la hr business partner di Carlson Wagonlit Travel, Stefania Massoni, è inoltre la curiosità di approcciare nuovi ruoli: «A volte bisogna provare a fidarsi dei selezionatori: può capitare che intravedano delle potenzialità, di cui il candidato non si è mai neppure reso conto. E da lì si può cominciare una carriera che preveda una crescita non solo in senso verticale, ma anche in senso orizzontale».
A monte di ogni considerazione, però, non si può prescindere dalla vocazione personale, senza la quale è difficile anche solo pensare di intraprendere un percorso professionale di successo. «Un discorso, quest´ultimo, valido a maggior ragione nel mondo delle crociere», ha concluso lo human resources manager Msc, Alessandro Grimaldi. «Il nostro comparto presenta, infatti, tutta una serie di sfide assai ardue da affrontare senza un´adeguata spinta motivazionale. A cominciare dall´ambiente internazionale che si sperimenta a bordo, soprattutto sulle rotte mediterranee, dove si arriva a ospitare passeggeri che parlano fino a setto od otto lingue differenti. Ma è la stessa struttura del mercato a rendere al medesimo tempo complesso e stimolante il lavoro in una compagnia di crociera: in un contesto come quello attuale, in cui aumentano i volumi da gestire e contemporaneamente calano le marginalità, stanno crescendo ulteriormente di importanza, in particolare, i ruoli legati al revenue management; una disciplina già normalmente non facile, ma che in strutture mobili come le nostre diventa ancora più difficile da padroneggiare. Per capirne le ragioni, basti pensare che in una crociera standard di sette-otto giorni ci sono quasi sempre almeno quattro o cinque scali da cui i passeggeri possono salire a bordo. A ciò si devono quindi aggiungere gli ingenti volumi da trattare, per navi che possono accogliere fino a 3-4 mila passeggeri, e le differenti provenienze geografiche dei clienti, da gestire ciascuna con una politica di pricing ad hoc. Il tutto da inserire, infine, in uno scenario nel quale una compagnia di crociera come la nostra raggiunge il break even, ossia comincia a incamerare profitti, a partire da tassi di occupazione medi del 94%».


L´evento in cifre

www.tfpsummit.it
Tanto entusiasmo, molta voglia di proporsi e numerose occasioni dove poterlo fare. I numeri parlano chiaro: una trentina di espositori hanno accolto oltre 2 mila visitatori al Tfp Summit 2012, l´evento Job in Tourism dedicato all´incontro tra domanda e offerta di lavoro nel mondo del turismo, giunto ormai alla sua quinta edizione. Un evento consolidato, che rappresenta un appuntamento fisso per i professionisti dell´industria dei viaggi e dell´ospitalità alla ricerca di nuove opportunità di carriera, e che quest´anno si è svolto, per la prima volta, presso il centro convegni della provincia di Milano. Il cambio di location non è stata però l´unica novità del 2012: la parte formativa dell´evento, da sempre uno dei punti di forza del Tfp Summit, si è infatti arricchita della collaborazione del Master in economia del turismo (Met) della Bocconi, che ha appunto organizzato il convegno di cui si parla qui a fianco. Ma la giornata ha visto anche altri numerosi interventi, capaci di toccare alcuni degli argomenti più delicati del lavoro nell´industria dei viaggi e dell´ospitalità: dallo yield & revenue management alle tecniche di vendita al front office, passando per l´analisi della diversità quale leva di business e per le migliori strategie di gestione delle risorse umane in hotel.


Nuove tecnologie e capacità operative: competenze diverse, ma altrettanto necessarie

«La Commissione europea sostiene che, nel 2015, il 90% delle professioni richiederà conoscenze informatiche di base. Saper utilizzare il computer, in altre parole, sta ormai diventando una competenza scontata come lo saper scrivere». È stato il docente del Met Bocconi specializzato in nuove tecnologie, Rodolfo Baggio, a tracciare in occasione del convegno un breve ritratto del ruolo dell´It nel lavoro di domani. «Il turismo, in particolare, è uno dei comparti in cui la connessione con il web e il mondo dell´Information technology è più stretta. Le competenze in grado di fare la differenza, quindi, non sono già più quelle legate all´utilizzo di strumenti come Word o Excell, ma impongono conoscenze molto più approfondite e trasversali dei sistemi informatici e comunicativi, presi in tutte le loro articolate sfaccettature».
Un mondo fatto solo di giovani, che sanno di comunicazione, marketing e It, non è però certo un ambiente funzionale. Perché oltre alle competenze del saper gestire, servono anche quelle del saper fare. «L´Italia, in fondo, è un paese ricco di pmi radicate in contesti produttivi di tipo tradizionale, tra cui si può sicuramente annoverare anche il turismo», ha sostenuto con energia l´altra docente del Met Bocconi presente al convegno, Marina Puricelli, specializzata in risorse umane e marketing. «È questa una caratteristica specifica del nostro paese, che non deve affatto essere considerata un limite, come a volte accade, ma un punto di forza da valorizzare. E per farlo, occorre non sottostimare la rilevanza di tutte quelle competenze operative, necessarie a creare un prodotto efficiente e di qualità. L´importante, in tutti i casi, è chiedersi, e capire per tempo, quale sia la propria vocazione. Per imboccare poi un percorso educativo adeguato alle proprie aspirazioni, badando sempre alla qualità della formazione».

Una carriera tradizionale

«Ho iniziato a lavorare nella pasticceria di mio zio, a Bari. Poi mi sono iscritto alla scuola alberghiera. Dopo appena un anno ero già in Inghilterra a fare esperienza». Il general manager del Melià Milano, Nicola Terlizzi, ha portato al convegno del Tfp Summit la propria storia di professionista dell´hôtellerie, capace di salire con pazienza tutti i gradini della scala gerarchica fino al ruolo di direttore. Un modo tradizionale di intendere la carriera, ma che oggi non ha affatto perso il proprio valore e la propria attualità. «Perché, per guidare una struttura alberghiera, per interpretarne i numeri e decidere le strategie conseguenti, bisogna sapere perfettamente cosa avviene in ogni reparto», ha ripreso infatti lo stesso Terlizzi. «Certo, non è stato facile andare in giro per il mondo a imparare le lingue, scendendo, a ogni trasferimento, di tre o quattro livelli rispetto al ruolo precedentemente ricoperto. Ci sono voluti sacrifici e molta umiltà. Senza mai dimenticare, anche in questo caso, l´importanza della formazione tecnica. E senza mai smettere, soprattutto, di sforzarsi per mettersi in discussione e imparare sempre qualcosa di nuovo».



COMMENTI
« mai sentite tante balle tutte insieme! Inglese base e sistemi informatici? e allora cm mai nelle inserzioni a cui nn si ha nemmeno diritto ad una risposta di cortesia se non un archivio nel database o cancellazione, si richiede conoscenze delle lingue piu strane ...negli ultimi tempi va di moda l'ottima conoscenza del russo e dei sistemi gestionali alberghieri?Tutto è smp iniziato da zero perchè cari reclutatori del contesto turistico laberghiero non date una e dico una possibilità x iniziare?Il mondo crocieristico, io lo vivo, ci lavoro e tutta sta competenza non la vedo!
Postato da dora , concierge MSC - 20:15:35 06-04-2012
«Concordo con Dora, io vivo e lavoro a Roma, da poco più di un mese ho ricominciato a lavorare come receptionist, ma prima di questo, mi sono dato da fare, facendo il cameriere.. naturalmente non lo disprezzo, ma leggere che basta parlare poco inglese e conoscenza di qualche sistema, bhè.. o sono troppo sfigato io, o chi ha scritto questo, vive su un altro pianeta che ha lo stesso nome del mio. Solo per introduzione, io parlo perfettamente 4 lingue, ho vissuto e lavorato all'estero, conoscenza di MS Opera.. lavoravo come cameriere extra (e dico anche tramite agenzia interinale) e spesso notavo persone che non erano molto professionali. Allora io mi chiedo quale è il problema, visto che ci sono migliaia di persone, molto professionali, che DESIDERANO veramente lavorare nel turismo, che si fanno in quattro per soddisfare il cliente, che lo fanno sentire come a casa. Peccato che la realtà è un'altra, non tutti lavorano con passione, o come è scritto nel titolo dell'articolo.. per vocazione.
Postato da Giuseppe , front office agent - 14:43:14 07-04-2012
« Un articolo che lascia il tempo che trova e ben diversa la situazione dallo scrivere.
Chi recluta il personale alberghiero non sà nulla ASSOLUTAMENTE NULLA di come si gestisce un Hotel, senza parlare poi degli annunci di offerte di lavoro che scrivono mi vien da ridere ogni volta che leggo.
Li vogliono max 35 anni con molta esperienza che sappiano parlare almeno 2 lingue che siano disposti a turni flessibili che conoscano quasi tutti i sistemi informatici ecc ecc.
Se Io avessi un Hotel sceglierei le persone piu anziane e poi i ragazzi piu giovani come integro, chi ha esperienza da un valore aggiunto all'azienda poichè conosce il lavoro ottimizza e tantissime altre cose che non sto ad elencare, purtroppo e un mal costume rincorrere standard di paesi mooolto piu evoluti di noi in ambito alberghiero.
Io ad esempio ho lavorato sempre in 5 stelle e vi assicuro che fatta eccezione di VERAMENTE 1/2 veri 5 stelle in Italia tutto il resto è una parvenza di mediocrità ASSOLUTA.
Tuttavia vorrei precisare che io per gli annunci di lavoro sono vecchio avendo (SOLO 39 ANNI).
Buona Giornata e Buona Pasqua a Tutti.................
Postato da Giorgio , Rstaurant Manager - 10:12:09 08-04-2012
«ho letto tutti i Vs. commenti e anche se seguo questo sito con interesse, mi rendo conto che purtroppo avete ragione. Vivo in un isola (Sardegna) dove il turismo è una risorsa importantissima. A 46 anni mi trovo purtroppo disoccupato, dopo aver lavorato di continuo per 23/24 anni in altro settore cambiando 3 aziende e senza mai fare un giorno di disoccupazione. Sono sposato, ho 2 figli piccoli e ora la crisi mi ha sbattuto sulla strada come tanti altri. Ho pensato, è l'occasione di cambiare settore (commercio) di fare nuove esperienze anche in altri settori. Quindi anche turismo, che mi ha sempre affascinato. Ho risposto a decine e decine di annunci, ma come dite Voi tutti vogliono personale qualificato nel settore alberghiero che abbia almeno dai 2 ai 5 anni di esperienza pregressa. Io non mi sento finito, sento di poter dare ancora tanto, ho voglia di imparare cose nuove, con umiltà,professionalità e serietà. Conosco abbastanza l'inglese, attualmente frequento anche un corso di spagnolo. Ho una significativa esperienza in amministrazione,contabilità e segreteria. Nessuno ha risposto ad un mio invio di cv. Nessuno. Purtroppo mi rendo conto che checchè se ne dica, devi sempre conoscere qualcuno che conosca qualcuno e faccia il tuo nome. Non voglio vivere di assistenzialismo. Vorrei avere qualche altra possibilità. Vorrei qualcuno che me la dia. Per me significherebbe staccarmi dalla mia famiglia, dai miei bambini magari per sei mesi. Ma per il loro bene e per il mio, sono pronto. Non posso dire altro in più....
Buona Pasqua a tutti e alle Vostre famiglie.
Roberto
Postato da Roberto , disoccupato - 23:20:54 08-04-2012
« un sacco di........ vedo solo una soluzione...rimettere le frontiere (abito in Friuli) e adottare il sistema svizzero/olandese...se hai già il lavoro e la residenza...entri...altrimenti giri la macchina e torni a casa...ORMAI SIETE TROPPI,E QUESTA INVASIONE DI MASSA CI STA UCCIDENDO...ps:non mi si venga a dire che nel dopo-guerra anche i nostri cari sono andati all\'estero...il confronto nn regge...basta informarsi
Postato da andrea , barman - 09:55:45 09-04-2012
« Ho letto poche righe dell'articolo ma sono bastate..
Purtroppo la realtà alberghiera é ben diversa da quella che si vuole dipingere..gli utenti che hanno scritto un commento prima del mio hanno ragione..internet é un ottimo strumento di comunicazione e di conoscenza ma inviare un CV alle aziende che cercano personale é un inutile perdita di tempo poiché non si ricevono risposte da coloro che cercano personale qualificato e quindi professionale ma al contempo si comportano da veri cafoni non prendendo neppure in considerazione che le PERSONE che scrivono per chiedere un lavoro o per proporsi tramite colloquio conoscitivo per la mansione offerta sono o potrebbero essere futuri collaboratori e mancando totalmente di professionalità non si degnano neanche di rispondere alle mail che ricevono..
Certo magari le mail sono troppe ma copia e incolla e lettere standard sono da sempre un metodo seguito da qualsiasi hotel..
Il metodo delle 4 C come ci insegnavano a scuola per intenderci..
Come ha detto già qualcuno prima di me dove aggiungo non esiste meritocrazia ma solo clienterismo..internet é uno strumento eccezionale ma in Italia non funzionerà mai perché lo si equipara alla realtà Italiana e a poco serve parlare di espansione europea se poi si continua a pensare e a fare le cose in modo tipicamente Italiano e cioé da paese del terzo mondo.
Personalmente ho capacità e professionalità da vendere ma nessuno su internet ha mai comprato niente di ciò che offro..
Tutte le mie stagioni le ho fatte tramite passaparola e le mie 5 (cinque) pagine di CV parlano chiaro..con competenze informatiche ottime corredate da lingue straniere, eppure..

Buone feste!!

Alessandro
Postato da Alessandro , Portiere di notte - 13:41:57 09-04-2012
« sono molto d\'accordo col post di ALESSANDRO portiere di notte....posso dire che anche a livello stagionale funziona tutto a conoscenze e spintarelle
Postato da andrea , barman - 12:11:36 10-04-2012
«Temporaneamente ho lasciato in Italia la mia attività lavorativa nel campo dell'hospitality. Ora sono a Londra, e nonostante 4 anni di ricevimento in un hotel di brand internazionale quì sono ripartito da zero. Secondo me il problema della realtà italiana è il metodo stesso di lavoro. Un'esperienza pluriennale con conoscenze sviluppate on the job nel nostro paese è equivalente a pochi mesi all'estero. Dove sono io ora ci sono front office supervisors che hanno 25 anni ma un'esperienza e delle capacità eccezionali! è un caso? No.
Postato da Nicola , Receptionist - 13:20:49 10-04-2012
«Sono pienamente d'accordo con molti annunci precedenti, oggi non impota più a nessuno della professionalità, ma si pensa solo a quanto mi costa, una persona preparata professionale con anni di esperienza alla spalle avrà sicuramente qualcosa in più di un giovane privo di esperienza. Io sono quarant'anni che lavoro negli alberghi, e dopo tanto sudare sono arrivato al top sono un Direttore d'Albergo, oggi le aziende non mi prendono in cosiderazione perche secondo loro costo troppo, è meglio prendere un giovane spendere poco e piano piano pensono che risolvono i problemi. Ma non ci rediamo conto che l'ospitaluità in Italia a perso molti punti, non vi è più cura del cliente personalita affiliazione, se vediamo i commenti di tripadvisor degli alberghi italiani, 80% sono commenti negativi, per tipo di struttura servizi e personale.
Non vi voglio più annoiare ma è la realta Italiana. Un saluto a tutti Giuseppe
Postato da Giuseppe , Direttore - 14:38:02 16-04-2012
« Hanno tutti ragione, l'articolo è ridicolo, come quando dicono che il nostro settore è il più richiesto e "mancano cuochi o panettieri, ecc..."; ma per favore.
Cercasi chef max 25 anni. Non prediamoci in giro ! partendo dalla gavetta, girando tutte le partite è un miracolo se a 30 anni puoi davvero essere in grado di mandare avanti una cucina con professionalità.
Non vogliono professionisti, oggi, guardano solo se costi poco, però non guardano il ristorante che si svuota ed i frigo invasi di cibi avariati. siamo ambasciatori della migliore cucina al mondo e riempiono le cucine di extra comunitari.
perchè la ristorazione e la ricezione turistica negli ultimi dieci anni è penosa ? grazie ai geni di albergatori e ristoratori che non hanno mai capito niente di questo settore, unisci i politici che dalle loro poltrone fanno le loro strategie, et voila !
Volete fare carriera, giovani, andate al estero o se no sino a che siete in tempo, cambiate mestiere, perchè vi succhia l'anima, ed io lo esercito da 30 anni in giro per il mondo, lo amo e lo odio. Oggi che ho famiglia ed un bambino di 8 anni, non si trova più lavoro perchè sei da buttare, in cucina la prima domanda è : sei sposato ? risposta no, meglio ! se invece rispondi di si, nemmeno lo fai il colloquio.
Ragazzi fate altro, non vi fate infatuare dalla tv con questi pupazzi in divisa che giocano, in cucina c'è da sputare sangue ed i camerieri fanno Km. una volta un cameriere, un commis doveva sapere al meno due lingue, un matre al meno 4. Oggi ... non commento.
Cambiate mestiere, un consiglio da amico.
Ciao e buon lavoro a tutti.
Postato da Alessandro , executive chef - 15:47:25 16-04-2012
« Mi piacerebbe lavorare nel settore turistico
Postato da Mahmoud Abouelenin , Generico - 13:13:14 20-04-2012
«Ho seguito la scuola alberghiera, ho una laurea in Economia del turismo ed un master in Comunicazione mass mediatica....eppure le uniche opportunità che ho avuto dal nostro \"turismo italiano\" sono state le stagioni estive e gli extra nei locali.
No comment! Ho cambiato settore e lo dico con il cuore in mano nonostante viva vicino a Venezia nel \"ricco Nord est\".
Postato da Francesca , - 11:34:31 14-11-2012

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