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I numeri mostrano un 2011 contraddittorio per il comparto alberghiero
Hotel in chiaroscuro
La domanda internazionale evita scenari peggiori
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«Il comparto alberghiero italiano chiude il 2011 con risultati completamente in controtendenza rispetto all’andamento mondiale dell’economia». È questo il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alla lettura dei risultati di fine anno, elaborati dall’analisi campionaria svolta periodicamente dalla federazione su un gruppo di oltre mille imprese ricettive distribuite sull’intero territorio nazionale. «I dati mostrano un +2,3% delle presenze turistiche complessive, determinate da un modesto +0,3% degli italiani e da un significativo +5,3% degli stranieri. Il che sottolinea, in modo inequivocabile, la competitività delle nostre imprese. Competitività confermata peraltro dall’Istat, che indica come, a una inflazione 2011 al 2,8%, gli alberghi abbiano contribuito aumentando le tariffe solo dell’1,8%». Ma, nonostante i toni trionfalistici, dalle parole di Bocca traspaiono comunque gli indizi di qualche criticità, dovuta principalmente alla scarsa performance del mercato domestico e a un andamento dei prezzi non sufficiente a coprire completamente neppure la crescita media del costo della vita.
Criticità, peraltro, confermate anche dai dati Eurostat che, al contrario di quanto rilevato da Federalberghi, evidenzierebbero, per il 2011, un calo dell’1,2% nelle presenze complessive registrate dalle strutture ricettive italiane: segnale, quest’ultimo, di un anno decisamente in chiaroscuro. Tanto più che, secondo l’ufficio statistico dell’Unione europea, la penisola sarebbe stata l’unico paese della Ue a 27 ad aver registrato una diminuzione dei pernottamenti, con la Lituania, in particolare, ad aver messo a segno un +19,8%, la Bulgaria un +18,3% e l’Estonia un +14,6%. Ma anche una destinazione matura come la Spagna avrebbe registrato un più che soddisfacente aumento delle presenze, che sarebbero salite del 7,8%.
Chi ha ragione? Difficile dirlo e molto, naturalmente, dipende dal metodo d’indagine utilizzato e dal campione statistico di riferimento, leggermente più ampio, in particolare, per Eurostat. I dati di entrambe le istituzioni concordano tuttavia su un punto: senza le buone performance degli arrivi internazionali lo scenario sarebbe stato nettamente peggiore. Anzi, per l’ufficio statistico europeo, in Italia le presenze nazionali sarebbero addirittura calate, nel corso del 2011, del 5,1%, mentre quelle straniere sarebbero aumentate del 3,9%. In ogni caso l’Italia rimane, per Eurostat, il secondo paese d’Europa per numero di pernottamenti complessivi in hotel (249 milioni nel 2011). In testa si trova, invece, la Spagna (288 milioni), con la Germania al terzo posto (241 milioni) e la Francia al quarto (202 milioni).
Sul fronte occupazionale è poi ancora Bocca a tracciare un quadro dalle tonalità non certo brillanti, ma neppure nerissime: «Nel 2011 siamo riusciti a frenare l’emorragia di occupati registrata negli anni precedenti e chiudiamo con un saldo, tra lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato, leggermente in negativo per uno 0,3%. Per comprendere appieno la significatività di questi dati, basti pensare che nel 2009 le presenze complessive registrarono una flessione del 3,8% e i lavoratori un saldo del -4,7%, mentre nel 2010, a un lieve incremento delle presenze (+0,4%), si contrappose un saldo del -2,4% di lavoratori». Occorre inoltre ricordare le potenzialità di lungo periodo del comparto, soprattutto se confrontate con quelle di altri settori, storicamente considerati più importanti dal punto di vista occupazionale: «Nel decennio 2000-2010», aggiunge, infatti, Bocca, «l’occupazione nel turismo è cresciuta, come sostenuto dalla Banca d’Italia, del 28,9%, a fronte di un calo del 7,8% degli addetti nell’industria». A conclusione del bilancio 2011, il presidente di Federalberghi spende, infine, qualche parola anche sulle più recenti novità in tema di tassazione e sulle loro conseguenze per il comparto: «Il varo della manovra salva-Italia, stando alle elaborazioni del nostro centro studi, produrrà, tra Imu e aumento dell’Iva, un aggravio fiscale quantificabile, per il solo 2012, in quasi 600 milioni di euro, ai quali va aggiunta la mina dell’imposta di soggiorno che, a macchia di leopardo e senza una quantificazione omogenea, finirà inevitabilmente col creare forme di disparità tariffaria e di concorrenza sleale tra località limitrofe e a medesima offerta turistica».

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