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Il convegno di apertura ha mostrato il solito, rassicurante refrain auto-celebrativo
Niente di nuovo sul fronte Bit
Sul tema Expo 2015 il meglio della politica degli annunci
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Prima il balletto delle cifre, poi il gioco, tanto caro ai politici e alle personalità istituzionali, dello scaricabarile. Infine, il progetto Provvidenza: se tutto andrà bene, sarà un successo. Il tradizionale convegno inaugurale della Bit di Milano non ha deluso le attese: niente sussulti di concretezza, niente destabilizzanti visioni strategiche di medio-lungo periodo, ma il solito, rassicurante refrain auto-celebrativo, in cui ognuno incensa le magnifiche sorti e progressive di propria competenza.
Ma andiamo con ordine. Sul palco d’onore non mancava davvero nessuno: dal ministro del turismo, Piero Gnudi, al governatore della Lombardia, Roberto Formigoni; dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, al sindaco del comune di Milano, Giuliano Pisapia. Senza dimenticare, inoltre, l’amministratore delegato di Expo 2015, Giuseppe Sala, e i presidenti di Confindustria e Confcommercio, Emma Marcegaglia e Carlo Sangalli.
Un parterre di eccezione che tuttavia non ha saputo, come era abbastanza scontato, andare al di là dei classici stereotipi. A cominciare da Tajani, che ha sorpreso tutti osservando come il comparto dei viaggi e dell’ospitalità italiano presenti molte potenzialità inespresse. Non solo: oggi non si possono neppure più sottovalutare i mercati dei paesi emergenti: Brasile, Russia, India e Cina in primis. Dalle dichiarazioni illuminanti si è quindi brillantemente passati al balletto delle cifre di Gnudi, che ha rivelato come, in questo momento, il comparto turistico rappresenti complessivamente il 13% del prodotto interno lordo: ma non era il 10% fino a pochi mesi fa? Niente paura, anche i livelli potenziali del settore, se si riescono a liberare tutte le sue energie inespresse, sono cambiati: da quota 20%, sbandierata in non poche occasioni tra gli obiettivi del precedente governo, si è passati a un più sobrio 18%. Potenza del rigore imperante nel nuovo corso politico.
Il ministro del turismo ha tuttavia parlato anche di cose concrete: della necessità, per esempio, di uniformare il sistema di valutazione alberghiera a livello nazionale. Ma non ci aveva già pensato, con un provvedimento ad hoc, la sua predecessora al medesimo dicastero? Il mistero, con ogni probabilità, rimarrà a lungo insoluto, così come la questione delle stelle degli hotel. Ma la politica degli annunci è proseguita pure con l’intervento di Formigoni, che si è soprattutto concentrato sulla questione Expo: il governatore lombardo ha infatti rassicurato tutti, affermando che la governance dell’esposizione è ormai definita. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Il massimo di sé, però, Formigoni lo ha dato quando ha parlato della situazione infrastrutture: tutto sta procedendo secondo il «crono-programma» previsto. Peccato però che, stando alle stesse parole del governatore, alcune tratte del progettato collegamento autostradale Brescia-Bergamo-Milano (la cosiddetta Brebemi) siano attualmente sotto sequestro da parte della magistratura; che la tangenziale Est Milano (la Tem), invece, sia in ritardo di sette mesi perché la Corte dei conti non ha ancora registrato un atto del Cipe di agosto 2011; che la Pedemontana, infine, l’autostrada che dovrebbe collegare la provincia di Bergamo con quella di Varese, sia bloccata per il ricorso presentato dall’impresa giunta seconda nella gara d’appalto. La regione, insomma, ha fatto tutto quello che doveva: il barile a questo punto è in mano alle magistrature competenti, amministrative e ordinarie, che si stanno occupando dei casi.
Tutti i presenti, comunque, si sono dimostrati concordi nel ritenere Expo un volàno fondamentale per il rilancio non solo della Lombardia, ma dell’Italia intera. Persino il sindaco Pisapia, che si è accorto recentemente di quanto sia bella la sua città. Se prima, infatti, ha dichiarato, pensava che per visitarla bastassero due o tre giorni, oggi ritiene invece che ci voglia almeno una settimana. Peccato, però, che la maggior parte dei turisti si fermi a Milano per una media di pochi giorni. Bisognerebbe, ha suggerito perciò il sindaco, convincerli a rimanere di più. Se non fosse che il trend generale del comparto evidenzia da tempo un aumento della frequenza dei viaggi, a discapito proprio della lunghezza dei soggiorni.
Per la verità, il sindaco di Milano ha per lo meno mostrato un minimo di senso pratico quando ha sottolineato il problema dell’eccesso di burocrazia nelle procedure di concessione dei visti: un freno importante all’aumento dei flussi turistici provenienti dai paesi emergenti. La presidente uscente di Confindustria, per parte sua, ha invece approfittato della presenza di Gnudi, per perorare la causa dell’abolizione della tassa di soggiorno, in ciò prontamente spalleggiata da Sangalli. Quest’ultimo si è anche mostrato speranzoso, in merito alle recenti dichiarazioni del presidente del consiglio Mario Monti, sull’eventualità che si possa evitare il previsto ricorso all’ulteriore innalzamento delle aliquote Iva. La richiesta dei due esponenti dell’imprenditoria italiana è tuttavia cascata nel vuoto, dato che Gnudi ha apertamente osservato come, in questo momento, sia difficile parlare di tagli delle tasse.
Sullo sfondo dell’intero convegno, infine, quasi convitato di pietra, il caso delle Olimpiadi di Roma 2020. Pochi i cenni all’argomento, con il ministro del turismo che ha difeso il no del governo in nome del risanamento dei conti pubblici: i Giochi, in altre parole, non sarebbero valsi la candela. Gnudi non l’ha detto, ma era chiaramente sottinteso. Il dubbio a questo punto viene anche per Expo 2015: i tanti alberghi nuovi che stanno oggi sorgendo a Milano e dintorni, per esempio, che futuro hanno? È qui è entrata in gioco, dulcis in fundo, la Provvidenza: Sangalli, interpellato in merito a margine della conferenza, ha infatti dichiarato che se la recessione dovesse finalmente terminare e se l’esposizione universale dovesse rivelarsi un successo, allora l’accoglienza sarà destinata a svolgere un ruolo importante. Amen.

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