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Nuovo appuntamento con la rubrica "Punto di domanda" della psicologa del lavoro Silvia Moretti
Quanto conta il Luogo del controllo
Misura la capacità di riconoscere la propria responsabilità
di

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Dopo aver affrontato il tema dell´importanza di sapersi porre i quesiti più utili al proprio sviluppo professionale e personale, la psicologa del lavoro, Silvia Moretti, torna con la sua rubrica Punto di domanda, per affrontare il tema del controllo: della capacità, cioè, di intervenire sullo scorrere degli eventi e di assumersi la propria responsabilità.

Gli schiacciatori non parlano dell’alzata. La risolvono. È la regola di Julio Velasco, il commissario tecnico argentino che ha vinto molto con la nazionale italiana maschile nei primi anni Novanta. Tuttavia l’attaccante schiaccia fuori perché la palla non è alzata bene, e l’alzata non è buona perché chi riceve non lo fa nel migliore dei modi. Il ricevitore, a sua volta, vorrebbe ricorrere all’avversario che la batte troppo forte, ma è costretto, suo malgrado, a interrompere la catena degli alibi.
Il Locus of control (LoC), o luogo del controllo, è una variabile psicologica definita negli anni 1950 da Julian Rotter, uno psicologo statunitense, per indicare la percezione che ciascuno ha circa il controllo degli eventi della propria vita. Chi ha un Internal locus of control tende ad attribuire a se stesso il controllo di ciò che gli accade: alle proprie capacità i risultati positivi e alle proprie carenze quelli negativi; chi ha un External locus of control tende ad attribuire i risultati conseguiti a fattori ambientali, che esulano dal proprio controllo e dei quali si sente in balia.
Quindi, gli individui si differenziano anche per la misura in cui riconoscono la propria responsabilità, ossia la propria abilità a rispondere («response-ability»): c´è chi padroneggia il proprio comportamento, e le relative conseguenze, e chi, al contrario, li delega e si rifugia in capri espiatori. Nella realtà il LoC si posiziona lungo un continuum, non assume cioè connotazioni estreme: non ci sono individui così distintamente interni o esterni; non sempre le persone con una tendenza per un Locus of control esterno sottostimano le loro possibilità di controllare gli eventi della vita, e non sempre le persone con una tendenza per un LoC interno pensano di poter controllare tutti gli eventi che accadono loro.
A ogni modo, nel caso di un Locus of control esterno, l´atteggiamento è generalmente più passivo rispetto agli accadimenti dell´esistenza e l´individuo è solitamente più orientato ad accettare i fatti, anche quando potrebbe intervenire efficacemente per modificarli: chi non si sente artefice della propria esperienza sviluppa un sentimento di impotenza appresa, notevolmente condizionato dalle proprie letture di esiti precedenti, anziché su valutazioni oggettive e contestuali delle possibilità di successo.
Ricerche sul LoC interno evidenziano, invece, implicazioni funzionali in ambito lavorativo, tra cui si segnalano alti livelli motivazionali, di autostima e autoefficacia, un´elevata aspettativa che l’impegno si traduca in una buona performance, una migliore resa se è prevista una ricompensa, l´intenzionalità delle proprie azioni, una soddisfazione e una produttività lavorative superiori, nonché stipendi più alti e avanzamenti di carriera, e una maggiore resilienza, ossia una più alta capacità di resistenza allo stress. Anche in ambito aziendale, peraltro, il posizionamento del LoC, interno o esterno, contribuisce notevolmente alla determinazione della visione del futuro propria dell’impresa: come intervenibile o indeterminabile. Un Locus of control aziendale interno è infatti sicuramente funzionale alla competitività dell’impresa. La domanda con cui si conclude questo mio secondo intervento è perciò: come incentivare il Luogo del controllo interno, nostro e altrui?


per le vostre domande: silvia.moretti@ymail.com


Di che LoC sei
Sintomi della presenza di un Locus of control interno:
• La ricerca attiva di strumenti, conoscenze e skill, che permettano di meglio affrontare le condizioni e perseguire gli scopi prefissati;
• Ritenere che ciascun problema possa essere risolto, o almeno analizzato; che ciascun obiettivo sia raggiungibile (con le risorse adeguate), senza darsi per vinti, e che debbano sempre essere ricercate e tentate soluzioni;
• Confidare nei propri potenziali, attivarsi per accrescerli, essere convinti e perseverare, non temere la fatica, non arrendersi;
• Valutare le possibili opzioni e stimare le probabilità di successo di ciascuna (approccio strategico).
Sintomi della presenza di un Locus of control esterno:
 Reputare gli avvenimenti imprevedibili;
 Dipendere continuamente dagli altri, anziché attivarsi nell´autonoma ricerca di soluzioni;
 Credere che le variabili esterne da controllare siano eccessive e opprimenti;
 L´attribuzione di risultati, soprattutto se negativi, sempre e comunque alla fatalità o agli altri;
 Il brusco calo della spinta all’azione di fronte a difficoltà e ostacoli;
 Il vittimismo.

Chi vuole mettersi alla prova con il test di Rotter, può farlo su: http://www.psych.uncc.edu/pagoolka/LC.html

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