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Ruolo, obiettivi e valore aggiunto di una figura relativamente nuova per il mercato italiano
A cosa serve il temporary manager
Dagli albergatori emerge una domanda reale di skill manageriali
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Qualche numero fa, in vista di un evento targato European hotel managers association (Ehma), Federalberghi e Institute of Interim Management (Iim) – Italian Chapter, abbiamo già parlato di temporary management, introducendone la materia e cercando di analizzare l´evoluzione di questa forma di collaborazione dai tratti innovativi, soprattutto per il mercato italiano. Torniamo oggi sul tema, ancora una volta con il managing partner di Temporary Management & Capital Advisors, nonché coordinatore di Iim Italia, Maurizio Quarta, per approfondirne ulteriormente gli aspetti, anche alla luce di quanto si è detto in occasione del convegno milanese.

Età compresa tra i 45 e i 55 anni; una carriera sufficientemente diversificata che gli ha consentito di attraversare qualche cambiamento di azienda e di ricoprire una decina di differenti ruoli professionali; oltre 20 anni di esperienza a livello manageriale e più di tre come interim manager. È questo il profilo tipico del temporary manager secondo Maurizio Quarta. Caratteristiche tipo a cui il managing partner di Temporary Management & Capital Advisors aggiunge anche la consapevolezza del proprio ruolo di venditore di esperienza e l´assenza delle tradizionali preoccupazioni di carriera: «Il temporary manager non è un consulente, né una persona alla disperata ricerca di un lavoro. È un professionista che ha già fatto e sa fare, non uno che potrebbe fare, la cui soddisfazione personale consiste nel raggiungere obiettivi e risultati in un breve lasso di tempo».
Ma cosa è esattamente il temporary management? «È l´affidamento della gestione di un´impresa o di una sua parte a professionisti altamente qualificati e motivati, in grado di accrescere le competenze manageriali dell´organizzazione presso cui prestano servizio, risolvendone alcuni momenti delicati, negativi o positivi che siano, e al contempo introducendo in azienda modelli di business efficaci, replicabili nel tempo», racconta ancora Quarta. A partire da questi presupposti, la presenza di un temporary manager può rivelarsi un fattore vincente in particolari momenti della vita di un´azienda, come «il superamento di periodi improvvisi, e temporanei, di vuoto manageriale, l´implementazione di progetti specifici, la gestione di fasi di crisi o di cambiamento e l´avviamento di piani di miglioramento delle competenze interne». In tali situazioni, secondo Quarta, il temporary manager garantirebbe vantaggi competitivi in termini di flessibilità, velocità di implementazione, qualità, operatività immediata, motivazione ed efficienza dei costi.
Proprio quest´ultimo fattore è tuttavia spesso un elemento di criticità del rapporto aziende-temporary manager. Le imprese infatti cercano da sempre, come è ovvio che sia, di contenere il più possibile le proprie voci di uscita e i professionisti esterni costano mediamente almeno il 25%-30% in più delle corrispettive figure interne. Una differenza, quest’ultima, volta peraltro a coprire il premio del rischio d´impresa personale del temporary manager. «Ma il valore dell´emolumento complessivo», specifica Quarta, «andrebbe in realtà sempre confrontato con il costo effettivo della non soluzione del problema, o della situazione, che il professionista esterno è chiamato ad affrontare. Senza dimenticare inoltre che, quando si fanno questi calcoli, non si possono non considerare anche alcuni oneri nascosti, come i costi di fine rapporto o di formazione, che una figura interna porta comunque necessariamente con sé».
Ciò detto, prima di avviare un progetto di temporary management è essenziale, per Quarta, chiarire alcuni punti fondamentali, tra cui la definizione delle aree di responsabilità e dei principali obiettivi del progetto, nonché delle modalità di inserimento del professionista esterno e delle sue deleghe operative: «Proprio a quest´ultimo proposito tengo a precisare che un manager senza deleghe adeguate è un´arma decisamente spuntata e inefficace. Così come è da evitare qualsiasi compromesso, atto a preservare determinate aree di potere di manager interni, o di membri della famiglia titolare dell´impresa, palesemente non idonei ad affrontare la situazione. Il temporary manager, in altre parole, non dovrebbe essere delegittimato in alcun modo e chiari, e noti a tutti, dovrebbero essere i suoi compiti e i suoi poteri».
Definiti ruolo, obiettivi e valore aggiunto di tale figura, rimane infine da stabilire quali vantaggi il temporary manager possa apportare alle imprese del comparto dell´hôtellerie, in special modo per quelle medio-piccole. «Nei miei numerosi incontri con gli albergatori è emersa una domanda reale, e non soddisfatta, di skill manageriali», conclude Quarta. «Eppure, dal lato dell´offerta, si evidenzia invece oggi una grande disponibilità di competenze di livello, a partire proprio dallo stesso alveo dei soci Ehma, ma non solo. In particolare, un temporary manager dell´ospitalità potrebbe offrire agli albergatori il proprio know-how in numerosi contesti, tra cui, per esempio, la realizzazione di progetti di fattibilità per la costruzione di nuove strutture e il supporto nelle fasi di start-up, la gestione dell´hotel per periodi di tempo determinati, nonché la valutazione operativa di un albergo esistente, per identificare aree di possibile miglioramento e per definire eventuali specifici piani di intervento, da implementare in accordo con la proprietà».


Il convegno in breve

Oggetto di un affollato evento organizzato presso l’hotel Principe di Savoia di Milano, il convegno «Temporary management per la crescita dell’hôtellerie italiana» ha preso le proprie mosse dal libro «Soluzione temporary management» (Franco Angeli) dello stesso Maurizio Quarta. Moderati dal nostro editore, Antonio Caneva, e introdotti dalla prolusione di Roberto Cappelletto, deputy national delegate Ehma Italia, nonché direttore generale del Villa Cortine Palace Hotel di Sirmione, i vari relatori hanno via via evidenziato, in un percorso che andava dal generale al particolare, alcuni trend rilevanti per il comparto turistico-alberghiero italiano. La direttrice del master in economia del turismo Sda Bocconi, Magda Antonioli, ha così sottolineato come, in sede europea, la politica comune miri oggi a stimolare la competitività del settore e a favorire modelli di sviluppo sostenibili. E ciò tramite, tra le altre cose, proprio la diffusione e lo sviluppo delle competenze professionali. Un bisogno di managerialità che è stato sostenuto con forza pure dal direttore generale Federalberghi, e legal advisor Ehma, Alessandro Cianella, che ha rimarcato come il cambiamento richieda visioni strategiche di crescita e sviluppo. Tra le aree che potrebbero maggiormente beneficiare dell’intervento di un temporary manager, in particolare, lo stesso Cianella ha così identificato quelle legate alle innovazioni tecnologiche e di processo, come il posizionamento sui new media, l’informatizzazione della gestione, l’introduzione di moderni strumenti di controllo di gestione e l´analisi dei costi. Il tutto con un’attenzione particolare al delicato tema del passaggio generazionale. L´evento del Principe di Savoia è quindi proseguito con ulteriori interventi di approfondimento, che hanno visto come protagonisti, oltre a Quarta, anche il direttore generale dell´Enit, Paolo Rubini, la temporary manager, Cinzia Fanciulli, e il proprietario dell’hotel Hermitage Relais Chateaux di Cervinia, Corrado Neyroz, nonché il segretario della commissione lavoro della Camera, Alessia Mosca, ed Enrico Pedretti di Manageritalia.

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