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Perché siamo stanchi di Goethe
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Siamo stanchi di Goethe, o piuttosto dell’abuso che si fa del suo Italienische Reise (Viaggio italiano); del modo in cui si stiracchia questo scritto per avvallare tesi, spesso contrastanti. Talvolta si utilizzano le sue belle pagine per mettere in evidenza i comportamenti, in negativo, intervenuti nel Paese rispetto a fine settecento, quando il poeta iniziò il viaggio in Italia, che avrebbe dato vita a quello che poi sarebbe diventato un passaggio iniziatico per la più colta gioventù europea.
Recentemente mi è capitata sotto mano Italia, la rivista ufficiale dell’Enit, dello scorso Aprile e a pagina due, vicino ad una foto del Presidente Matteo Marzotto è pubblicato il suo editoriale.
L’inizio dell’articolo cosa riporta, se non quanto scritto da Goethe il tre aprile 1787: “ Non vi sono parole per descrivere la vaporosa chiarezza che alitava intorno alle cose, in quel bellissimo pomeriggio nel quale siamo arrivati a Palermo: chi ha veduto quella purezza di contorni, quella morbidezza del tutto e delle tonalità considerate singolarmente, quell’armonia del cielo, del mare e della terra, può veramente dire che la vita è completa” In questo caso il periodo é stato utilizzato per descrivere poi in toni melensi quanto siamo bravi, buoni, belli e quanto l’Enit si prodighi per il benessere del turismo nel nostro paese. Nell’editoriale si afferma tra l’altro: “l’Enit – Agenzia, nel suo percorso di profondo rinnovamento, sta portando avanti progetti nuovi con le Regioni, i rappresentanti di categoria e di tutta la filiera del settore”.
Noi non ne siamo così convinti e leggiamo sul sito Astoi (Associazione Tour Operator Italiani) un’affermazione del presidente Roberto Corbetta: “Lo stallo dell’Enit è un’ulteriore dimostrazione di un Paese che non riesce a fare passi avanti; in periodi difficili come questo servono scelte coraggiose e tempestive …”.
Scelte coraggiose e tempestive delle istituzioni quali, ad esempio, quelle della attualmente decaduta ministro del turismo Brambilla che nell’ottica di servizio del suo dicastero propugnava l’abolizione di una delle manifestazioni con maggiore attrattività nel paese: il palio di Siena.
Confusione, e allora a questo punto desidero anch’io fare una citazione. Dante, Divina Commedia, Purgatorio, canto sesto: Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie (intesa come virtuosa n.d.r.) ma bordello!
Spero che il nostro “coetaneo” Dante si sia sbagliato e che il nuovo governo lo dimostri.

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