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Il vicepresidente Faipa Piemonte racconta la sua esperienza dietro alla cattedra
Ritorno a scuola
Ottimo il dialogo instaurato con gli insegnanti
di Fabio Zavattaro

Articolo

Un’esperienza insolita, ma particolarmente emozionante e interessante. È quella che, per ben due volte, ha vissuto Fabio Zavattaro. E che lo stesso vicepresidente della divisione piemontese della Federazione delle associazioni italiane dei portieri d’albergo e addetti al front office, le Chiavi d’Oro (Faipa), ci racconta in questo suo prezioso contributo: un’occasione per gettare uno sguardo insolito, e meno formale, sul significato della partecipazione attiva a un’associazione di categoria del turismo.

Se oggi si ponesse agli studenti delle scuole elementari la fatidica domanda «cosa farai da grande?», le risposte più plausibili, credo, sarebbero: tronista, partecipante al Grande Fratello o velina. Negli anni 1970-1980 i miei coetanei avrebbero invece candidamente risposto: astronauta, calciatore o maestra, per le femminucce. Io, per la verità, mi vedevo già professore di matematica. Forse perché particolarmente portato verso la risoluzione delle operazioni di quella materia, soprattutto nei primi anni della scuola dell’obbligo. Compresi tuttavia ben presto che «la matematica non sarà mai il mio mestiere», come canta Antonello Venditti in «Notte prima degli esami», e presi allora altre strade. Sempre però con la speranza di fare un’esperienza, prima o poi, dietro a una cattedra di scuola.
Il momento arrivò quando, nel giugno 2010, fui designato dall’istituto alberghiero Colombatto di Torino a prendere parte, come esperto, agli esami di qualifica di operatore dei servizi di ricevimento (previsti al termine del terzo anno, possono essere seguiti da un biennio post-qualifica per il conseguimento del diploma, ndr). Accettai allora con grande entusiasmo ed emozione. Anche perché avrei potuto così portare presso un istituto scolastico le competenze apprese nella mia esperienza in Faipa. In verità, quando mi chiamarono, non sapevo bene come si sarebbero svolti i quattro giorni di esame e questo mi provocava una certa ansia, mista a curiosità. Tale sensazione svanì tuttavia ben presto, grazie alla cortesia e alla gentilezza dei docenti conosciuti in aula, che mi spiegarono subito come si sarebbero sviluppate quelle giornate.
Già al mio arrivo a scuola, peraltro, ricevetti immediatamente un’ottima accoglienza dagli uscieri e da un insegnante che mi accompagnò in classe. Appena entrato vidi poi i ragazzi alzarsi in piedi: un’emozione fortissima e un po’ imbarazzante, perché non meritavo certo un simile gesto di benvenuto, che tuttavia interpretai come un tributo all’associazione che in quel momento rappresentavo. Come loro futuro collega provai così a non intimorirli eccessivamente, in modo da consentire loro di concentrare tutti gli sforzi per sostenere gli esami nel migliore dei modi. Durante lo svolgimento della prova del primo giorno, colloquiai anche piacevolmente con i docenti, al fine di comprendere a fondo quali fossero le materie trattate negli istituti alberghieri, nonché le varie difficoltà di studio dei ragazzi e il punto di vista dei professori sulle problematiche della scuola. Nel frattempo tenevo comunque l’attenzione sempre rivolta verso la classe: in fondo, mi rivedevo seduto su quei banchi, oltre vent’anni prima, con la stessa emozione e la medesima paura di non farcela dei ragazzi che avevo di fronte. Nei due giorni successivi, quindi, ogni ragazzo, a rotazione, interrompeva lo scritto per venire a dialogare con me sulle varie casistiche che, quasi quotidianamente, si devono affrontare in hotel. Parlai allora degli argomenti più disparati, cercando di trasportare mentalmente i ragazzi dietro a un bancone del ricevimento e spronandoli a utilizzare tutti gli insegnamenti ricevuti dai loro docenti e a metterli in pratica: le mansioni di un receptionist all’arrivo di un cliente, durante il suo soggiorno e al momento della partenza; i rapporti con le agenzie di viaggio; l’importanza delle prenotazioni via Internet; i comportamenti da tenere con i superiori e con i colleghi; cosa fare nel caso di arrivo di clienti che non hanno prenotato, ma anche nell’evenienza di no show e nei periodi di alta o bassa occupazione. E ciò sempre ponendo soprattutto l’accento su un fatto preciso: il cliente è una persona che, spesso per motivi di lavoro, ha dovuto lasciare la sua città, la sua famiglia e la sua casa, per recarsi in un posto che non conosce; noi siamo perciò i primi ad avere l’obbligo morale e professionale di aiutarli a muoversi nell’albergo in cui operiamo e nella nostra città. Dobbiamo quindi cercare di essere gentili e sorridenti, ma anche competenti e preparati.
Dopo le prove scritte e i colloqui arrivarono quindi, immancabili, gli scrutini: provavo molta curiosità all’idea di prendervi parte, sempre ricordando le mie esperienze scolastiche giovanili. Non ci furono tuttavia grosse discussioni sulle promozioni dei ragazzi, tranne per il caso di una ragazza, che in quell’anno aveva avuto delle difficoltà extra-scolastiche e che tuttavia si decise di promuovere, con buona lungimiranza, per l’impegno dimostrato.
A giugno di quest’anno ho così nuovamente accettato con entusiasmo l’incarico di esperto di ricevimento e, al mio ritorno a scuola, ho avuto il piacere e l’onore di ritrovare molti dei docenti conosciuti l’anno precedente. Si è così instaurato un rapporto di ancora maggiore collaborazione e gli stessi insegnanti hanno dato merito alla Faipa, per il suo impegno costante a favore della formazione dei ragazzi, futuri colleghi. L’esperienza a scuola, in sintesi, è stata davvero entusiasmante, perché nuova e insolita e perché mi ha fatto comprendere un altro aspetto dell’importanza della nostra associazione di categoria: un modo per iniziare a far conoscere il mondo del lavoro ai giovani allievi degli istituti alberghieri. E anche per gli anni futuri, la Faipa è assolutamente disponibile a ogni tipo di collaborazione rivolta ad aumentare le competenze dei ragazzi.

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