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Quanto sono credibili i social network?
di Antonio Caneva

Un vero putiferio. È quello scatenato da alcuni ricercatori della Cornell University, che hanno recentemente elaborato un algoritmo, basato su teorie di linguistica e di psicologia, in grado di individuare, a loro detta al 90%, le recensioni volutamente ingannevoli pubblicate su Internet da utenti in qualche modo interessati, perché pagati da un committente o perché direttamente responsabili del prodotto da promuovere, a pompare la valutazione online di un determinato articolo o servizio. Il controllo della genuinità delle opinioni e dei sistemi di valutazione online è, infatti, senz’altro una necessità primaria per ogni comunità web.
Anche noi di Job in Tourism crediamo nell’importanza dei social network e infatti abbiamo aperto nel nostro sito uno spazio Facebook che, in 18 mesi, ha messo in comunità 17 mila amici.
Come in tutti gli spazi social anche da noi, talvolta, vengono postate delle osservazioni bizzarre e sorge spontaneo chiedersi sino a che punto sia valido aprire una finestra di libera partecipazione. Io sono arrivato alla conclusione che quando c’è una forte partecipazione dei visitatori coinvolti, le discussioni finiscono per seguire un filo logico, emarginando le considerazioni non corrette, esagerate o estremiste.
Posso portare un esempio di autoregolamentazione avvenuto recentemente nella discussione dei nostri «amici» pubblicata nel sito.
Abbiamo postato una notizia relativa alla durata del turismo delle vacanze in Italia e, fuori tema, Alessandro scrive: «Questo sito fà skifo altro ke Lavoro nel turismo di tutto parlate tranne ke di lavoro e se ne parlate cercate gente super qualificata cn minimo 1000 lingue straniere parlate bene e 1000 anni di esperienza lavorativa in alberghi di lusso. Ma andate a quel paese mi cancello da questa pagina ke è meglio!!!» .
D’ufficio rispondiamo: «Ciao @Alessandro, ovviamente sei libero di pensarla in questo modo e noi siamo partecipi delle tue stesse frustrazioni, legate a un mercato del lavoro difficoltoso, con poche offerte e molto poco movimento. In uno scenario così complesso le aziende hanno una rosa molto ampia di candidati tra cui scegliere e tendono a selezionare professionisti con esperienza nel settore (ti ricordiamo che sono le aziende che cercano personale, non Job in Tourism!)…».
A questo punto intervengono: Anna, «Certo Alessandro che se vuoi lavorare nel settore turistico oggi giorno senza conoscere almeno una lingua straniera, ritengo sia molto difficile!!! Perchè non provi a metterti in gioco imparandone una direttamente sul posto, iniziando magari facendo un pò di gavetta presso qualche hotel???? (Londra potrebbe essere un buon inizio). In bocca al lupo!!!!»; e poi Sara, «Di sicuro un ottimo punto di partenza sarebbe parlare (e scrivere) per lo meno un italiano corretto. In secondo luogo io parlo e scrivo 4 lingue a livello turistico oltre all’italiano, ho 7 anni di esperienza lavorativa, ho preso parte a vari corsi di specializzazione, e non trovo comunque un lavoro decente. Se non mi lamento io... Purtroppo la pazienza e l’umiltà non appartengono al mondo del lavoro e soprattutto al settore turistico, ne dalla parte del lavoratore ne di quella del datore di lavoro» .
Questa è la forza del social network. Credo nella loro sostanziale credibilità perché il sistema, come è congegnato, porta poi all’equilibrio e al ristabilire la verità.

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