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In difesa delle cameriere ai piani: una figura troppo spesso sottovalutata
Contro i luoghi comuni
Ma ci sono compagnie in cui il ruolo è valorizzato
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Una riflessione sul ruolo di una professione tanto importante quanto poco riconosciuta e considerata. È quella che il presidente nazionale dell´Associazione italiana impiegati d´albergo (Aira), Luciano Manunta, fa sulla figura delle cameriere ai piani. Lo spunto è la squallida vicenda che ha visto coinvolto l´ex direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, accusato di aver violentato proprio una cameriera durante un soggiorno al Sofitel di Manhattan, a New York. Mentre il processo prosegue tra colpi di scena e rivelazioni a metà tra lo scandalistico e il sordido (la prossima udienza è prevista per il 1° di agosto), Manunta punta il dito contro un luogo comune tanto falso quanto purtroppo assai diffuso: la correlazione delle professioni ai piani con persone di bassissimo profilo.

Ci risiamo: per l’ennesima volta, a far parlare del comparto turismo, è una classica quanto squallida vicenda. L’interprete principale è una cameriera ai piani la cui colpa è stata quella di essersi ribellata all’ennesimo, ma stavolta gravissimo, sopruso. Ma se al suo tentennamento sulla ricostruzione dei fatti si aggiungono i suoi precedenti, attraverso una scansione di tutta la sua vita, il gioco è fatto: non è altro che una poveraccia di facili costumi alla disperata ricerca di soldi facili!
Da questo si dovrebbe supporre, quindi, che in un hotel di lusso si venga assunti molto facilmente, che chi si occupa della selezione sia un’incapace e che la governante che le ha assegnato la camera di un Vip lo sia ancora di più (ne dubito fortemente). Relativamente a queste professioni ciò che comunemente si pensa e viene fatto emergere, infatti, è la correlazione con persone di bassissimo profilo. Perché è un lavoro considerato (erroneamente) espletabile da tutti ed è naturale, pertanto, sviare lo sguardo e l’interesse dalla gravità del fatto che ha indotto la signora cameriera a denunciare un energumeno (l’energumeno non ha età, stato sociale, razza o religione) per le violenze subite. In sostanza si guarda con attenzione il dito e non la luna che questi mostra. Perché taluni operatori sono così poco considerati? E fatto ancor più grave: perché si è così riluttanti a pensare che questi possano essere formati, preparati e competenti? Quanti hanno idea di quali siano i compiti affidati a una cameriera ai piani? Quanti sono in grado di espletare le sue mansioni nella stessa tempistica e con gli stessi risultati? Posso assicurare pochissimi, anche tra coloro che pretendono i suddetti risultati e che, dall’alto delle loro conoscenze, dovrebbero saperlo fare (bene) e saperlo far fare (meglio).
A tutti noi va perciò un invito a riflettere sul motto di un fiore all’occhiello dell’hôtellerie come il brand Ritz Carlton: «We are ladies and gentlemen serving ladies and gentlemen» (noi siamo lady e gentleman che servono altre lady e gentleman, ndr). Qui, anche le cameriere ai piani, adeguatamente formate, hanno la delega a gestire un reclamo, arrivando, se necessario, a offrire una cena per compensare il disservizio. «Urku Kahn: n’est pas»?

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