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Perché è sempre più urgente la creazione di una nuova Federazione del turismo
Una voce forte e coesa
È doveroso pretendere competenza dalle istituzioni
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Dopo qualche tempo torniamo a parlare del progetto federativo in fieri, volto a rappresentare tutti gli operatori del turismo, senza distinzioni di compiti e mansioni. E lo facciamo con una breve riflessione di uno dei suoi principali promotori, il presidente dell’Associazione italiana impiegati d’albergo, Luciano Manunta, che a gran voce reclama la necessità di un maggiore coinvolgimento degli operatori del settore, per creare un’organizzazione in grado di far sentire la propria voce, forte e coesa, anche nelle sedi istituzionali, dove si prendono le decisioni relative alla promozione e allo sviluppo della nostra industria dei viaggi e dell’ospitalità.

Parlare della diffusa inefficienza nel nostro comparto e di chi avrebbe dovuto occuparsi del suo rilancio (ministro del turismo) è un po’ come sparare sulla Croce Rossa: troppo facile, oltre che ripetitivo. È sbalorditivo (ma non troppo), invece, come tutti attendano che siano altri a occuparsi dei propri interessi di categoria; ed è altrettanto sbalorditivo come qualsiasi persona preposta a governare possa dire tutto e il contrario di tutto, o venire meno alle promesse fatte, senza mai pagare pegno o provare vergogna.
Già, la vergogna, che fino a un po’ di anni fa, nel provarla, dava un po’ di dignità alle persone: oggi, invece, sembra quasi una caratteristica da perdenti; peccato che a perdere siamo noi tutti che assistiamo inermi e senza reazione a questi comportamenti. Volenti o nolenti, le potenzialità del nostro comparto sono e resteranno sempre enormi, visto che la stratificazione storica e culturale italica è unica al mondo; preservarla dal malaffare di molti politicanti è però un dovere di tutti e sarebbe ora di far sentire loro il nostro dissenso cominciando col denunciarli e con il non aspettare, come già detto, che siano altri a farlo.
La credibilità è poi un altro sostantivo che ha perso nel tempo il suo vero significato, ma che nell’ultima tornata elettorale, seppur solo amministrativa, è incredibilmente riemersa, a vantaggio di chi ha saputo proporla sia contro tutti i pronostici sia contro i partiti politici, i quali, indistintamente, hanno subìto una sonora lezione. È doveroso e lecito pretendere competenza e conoscenza da chi è chiamato a occuparsi del nostro presente e soprattutto del nostro futuro (che è quello in cui andremo a vivere): sempre che, chi le richiede, ne abbia a sua volta. Oggi più che mai, quindi, è necessario dar vita a una Federazione del turismo forte e coesa, che sappia intraprendere e indicare una strada che faccia della conoscenza e dell’accoglienza un punto fermo della credibilità di cui il nostro sistema ha estremo bisogno.
Trovo insopportabile, infatti, che ciò che Goethe annotò sul suo diario quasi 200 anni orsono sembri scritto oggi: «L’Italia è come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero. Onestà tedesca cercherai invano, c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina, ognuno pensa per sé e dell’altro diffida. E i capi dello stato? Pure loro pensano solo per sé. Ma bello è il paese e fantastica la sua accoglienza».

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