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Un approccio integrato
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«Come nelle Città invisibili di Italo Calvino, la grazia perduta di tanti luoghi della provincia italiana si può ormai ritrovare solo nelle vecchie cartoline, dove tutto sembra più bello di ciò che esiste adesso. Anche Neive ha il suo cemento che l’assedia, ma la parte storica, avvolta ad anelli intorno all’antico ricetto, è per fortuna ancora tutta da vedere. Il castello non esiste più, ma è rimasto l’impianto medievale della cittadina con le case dai tetti rossi addossate le une alle altre. Dall’alto del centro storico si gode di una splendida vista sulle vigne circostanti». Così inizia, sul sito dei Borghi più belli d’Italia, la descrizione di Neive, un piccolo centro in provincia di Cuneo, che negli ultimi anni ha saputo valorizzare la propria offerta turistica, sfruttando appieno le caratteristiche della destinazione nonché delle eccellenze enogastronomiche del proprio territorio.
«L’inserimento del nostro comune all’interno del brand Borghi più belli d’Italia è sicuramente servito ad ampliare la nostra visibilità», racconta il vicesindaco della cittadina, Dino Icardi. «Prima i viaggiatori che passavano da queste parti erano soprattutto altri piemontesi e qualche turista di lingua tedesca. Oggi, invece, possiamo pure contare su flussi interregionali e su un buon numero di arrivi francesi. La maggiore visibilità ci ha poi consentito di iniziare un progressivo processo di destagionalizzazione della domanda, prima concentrata quasi completamente nel periodo della raccolta dei tartufi. Promuoviamo la nostra località in un’ottica integrata, come un luogo da visitare, dove si può anche assaggiare e bere qualcosa di buono». E di vini Icardi se ne intende davvero, dato che, nella vita privata, gestisce proprio una società di servizi per il settore enologico, la Sevinovà: «Non so se sia più giusto vendere il territorio attraverso i suoi prodotti oppure il contrario», conclude il vicesindaco. «Importante, però, è che l’offerta sia di assoluta qualità: prodotti e territorio devono poi interagire in un rapporto dialettico di reciproco supporto».

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