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Breve cronistoria dell’evoluzione degli scenari dell’ospitalità italiana negli ultimi 20 anni
L’accelerazione del cambiamento
Il nostro paese stenta però a tenere il passo dell’innovazione
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Inizia da questo numero una collaborazione con Dennis Zambon, dirigente alberghiero e consulente del settore, che in questo suo primo intervento traccia una breve riflessione sull’accelerazione del cambiamento: un fenomeno relativamente recente che ha profondamente inciso sulla struttura del comparto turistico in Italia e nel mondo. E che Zambon descrive a partire dalla propria diretta esperienza personale in alcune delle più grandi compagnie internazionali.

In pochissimi mesi l’iPad (più tutti i suoi vari concorrenti) è entrato nella nostra vita, iniziando l’ennesima rivoluzione-evoluzione dei servizi disponibili e degli stili di vita. Il mondo cambia e continuerà a cambiare sempre più rapidamente, con improvvise accelerazioni. Scrive Ken Auletta nel suo Effetto Google (edizioni Garzanti): «Il telefono ci ha messo 70 anni a entrare nel 50% delle case americane, l’elettricità 52 anni e la tv tre decenni. Internet ha raggiunto più del 50% delle case americane in un solo decennio… Facebook ha costruito una comunità di 200 milioni di utenti in soli cinque anni».
Il cambiamento colpisce tutti i settori, compreso il nostro. Basta ricordare il peso che ha il turismo nell’e-commerce e nello sviluppo continuo di applicazioni online: servizi sempre più completi e dettagliati, mappe aggiornate con i riferimenti di alberghi, ristoranti, siti storici e culturali e così via. Ma il cambiamento nel nostro settore non è solo dovuto all’evoluzione tecnologica: negli ultimi 20 anni lo scenario dell’ospitalità è completamente cambiato sia per quanto riguarda l’imprenditoria nazionale, sia per i grandi mutamenti sul piano internazionale.
Personalmente mi è toccato in sorte di lavorare solo in compagnie di grandi dimensioni, perlomeno per i parametri italiani: Ciga Hotels, Semi Granturismo, Forte, Hilton, Atahotels. E allora facciamo un po’ di storia. Cominciando da Ciga Hotels: la crème de la crème della tradizione alberghiera del nostro paese; più di 80 anni di storia con la S maiuscola, passata attraverso le camere e i saloni dei grandi alberghi di Venezia, Roma, Firenze, Milano. Ciga Hotels non c’è più: nel 1994, dopo una autentica battaglia tra Forte, Marriott e Starwood, è stata acquisita da quest’ultima. E gli alberghi riposizionati nei vari brand.
Poi la Semi Granturismo dei MotelAgip voluti da Enrico Mattei negli anni del boom economico: nel 1992 gli alberghi entrano in una nuova joint venture tra Agip e Forte (grande compagnia alberghiera creata da Sir Charles Forte, acquisita e smembrata da altri a metà degli anni 1990), per poi finire in Alliance Alberghi e quindi… in quello che si definisce uno spezzatino. Risultato? Semi Granturismo: sparita. La stessa Forte Hotels, il colosso fondato da Sir Charles Forte, è sparita in men che non si dica a metà degli anni 1990.
Dal 1998 sono stato in Hilton Milan, dell’inglese Hilton International: nel 2006 Hilton International viene riacquisita dall’americana Hilton Hotels Corporation (le due compagnie erano separate dagli anni 1960). Solo un anno più tardi, nel luglio del 2007, Blackstone Group e Hilton Hotels Corporation annunciano la vendita di Hilton a Blackstone: la più grande acquisizione di una compagnia alberghiera nella storia, almeno fino a oggi.
Atahotels, infine: si è parlato a lungo l’anno scorso di una fusione con Una hotels. Poi la cosa è saltata e oggi Fondiaria Sai, che controlla Atahotels, pare sia intenzionata a cedere le attività alberghiere… È impressionante il cambiamento registrato negli ultimi 20 anni, e ancora di più negli ultimi dieci. La solidità di modelli gestionali e organizzativi, commerciali e di comunicazione, consolidata nell’arco di quasi un secolo, spazzata in una manciata di anni dall’avvento di Internet, dei trasporti low cost, delle nuove destinazioni; dai profondi mutamenti generati dalle crisi economiche, politiche e sanitarie di questo ultimo decennio.
Nel nostro paese, però, che dovrebbe avere proprio nel turismo la sua industria di punta (ma questo è un altro argomento e potremmo parlarne più avanti), si stenta a tenere il passo e a trovare la strada dell’innovazione e dell’introduzione di modelli organizzativi più adatti e flessibili per affrontare le nuove sfide, rispondere alle nuove esigenze e fronteggiare margini economici sempre più risicati.


Chi è Dennis Zambon

Nato e cresciuto professionalmente con Cigahotels (oggi Starwood), negli anni 1990 Dennis Zambon dirige il Forte Crest di San Donato Milanese (ora Crown Plaza), per poi assumere la guida, dal 1998 al 2006, dell’Hilton Milan. Dal 1° dicembre 2006 a maggio 2011 lavora quindi per Atahotels come direttore generale della divisione business hotel della compagnia e, dal 2007, anche quale responsabile dello sviluppo alberghiero. Da luglio 2007, con l’introduzione della dual governance, è anche consigliere di gestione della stessa Atahotels. Molte anche le cariche istituzionali ricoperte: dal 1998 al 2004 è presidente del Gruppo terziario turistico di Assolombarda, dal 1992 al 2004 è membro dell’Osservatorio del turismo della Camera di commercio di Milano e, sempre fino allo stesso anno, è anche membro del Tavolo del turismo dell’assessorato turismo del comune di Milano.

Job in Tourism Consulting
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