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La cronaca di una cocktail competition dalla viva voce di uno dei suoi protagonisti
Un tributo al Calvados
Dodici le nazionalità rappresentate dai barman in gara
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Rappresentare il proprio paese in una competizione internazionale è una bella responsabilità, in particolare quando l’incontro in questione ha prestigio pari a quello del Calvados Nouvelle Vogue International Trophée, gara legata al prodotto principe della Normandia: il Calvados. L’Idac (Interprofession des appelations cidricoles), istituto transalpino promotore di tutti i prodotti provenienti dal sidro di mela e pera e organizzatore dell’evento, quest’anno a Deauville, piacevolissima cittadina della riviera normanna, incentiva la fantasia e l’estro dei partecipanti alla cocktail competition, chiedendo agli stessi di abbinare il proprio drink a un tema ogni volta diverso. Giunti alla quindicesima edizione, per celebrare i 1.100 anni della nascita della Normandia, nel 2011 si è voluto così ricordare il popolo che più di altri ha forgiato il carattere di questa regione: i Vichinghi. Dopo esserci ritrovati il 3 aprile a Parigi, abbiamo quindi proseguito insieme, partecipanti, accompagnatori e organizzatori, verso la Normandia: Pietro Di Marco e Simone Carrozzo, rispettivamente docente e allievo dell’istituto alberghiero Carlo Porta di Milano, nonché il sottoscritto, costituivano il team Italia.
Nonostante il lungo viaggio, piacevolissima e sicuramente corroborante è stata, in serata, la visita dell’antichissima distilleria Pierre Huet. Sita in quel di Cambremer, in piena zona Pays d’Hauge, e produttrice di sidro, di Pommeau, di Poiré, di aceto di mele e naturalmente di Calvados, ormai dal lontano 1865, questa piccola azienda si tramanda l’arte della distillazione da cinque generazioni. Al termine della visita, una lauta cena a base di prodotti tipici della zona, tra cui carni e formaggi, accompagnata esclusivamente da sidro di mele e servita nel nuovissimo spazio di degustazione e vendita dell’azienda, ha infine concluso degnamente questa prima serata normanna. Da segnalare anche che, nello stesso spazio, erano tra l’altro presenti due originali, e in Normandia unici, alambicchi: uno a colonna e uno a ripasso, alimentati a cippato (combustibile biomassa derivante da legno sminuzzato a scaglie, ndr).
Il giorno seguente, nella sala conferenze dell’Amirauté Hotel di Deauville, ha preso quindi il via la vera e propria gara, durante la quale, oltre agli studenti delle scuole alberghiere e ai bartender professionisti provenienti, tra gli altri, da Belgio, Svizzera, Estonia, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Polonia, Germania, Olanda, Lussemburgo, Francia e naturalmente Italia, si sono sfidati a colpi di shaker, nelle categorie short e long drink, anche i barman francesi, per il titolo nazionale, gli stessi produttori di Calvados e alcuni giornalisti del settore, arrivati da tutta Europa. Ogni concorrente, intervistato direttamente in pedana dal barman del Ritz di Parigi, il notissimo Colin Peter Field, ha così esposto le motivazioni che lo hanno portato alla creazione della propria ricetta e al suo abbinamento con il tema centrale.
Al termine della gara, prima dell’annuncio della classifica finale, abbiamo quindi avuto la possibilità di passare in rassegna e conoscere, distilleria per distilleria, tutto l’affascinante mondo del Calvados, grazie ai banchi di degustazione presenti: dai grandi millesimi dello Château du Breuil alla nuova moda, che vede il Père Magloire Vsop servito ghiacciato, passando per le produzioni, alcune limitatissime, di Roger Groult, di Comte Louis de Lauriston e di Christian Drouin, nonché del propriétaire récoltant (coltivatore diretto) Le Père Jules e delle popolari etichette di Morin. A ciò è inoltre da aggiungersi il succo di mela vergine Manoir d’Appreval, e molto altro ancora.
La grande carovana dei professionisti del Calvados si è poi spostata presso l’incantevole Hotel du Golf Barrière dove, negli splendidi saloni del ristorante, non a caso chiamato La Pommeraie, sono stati annunciati i vincitori in occasione della cena di gala. La giuria tecnica e degustativa, supportata dai presidenti delle diverse associazioni professionali intervenute, tra cui Daniel Crebesse della Ukbg (Regno Unito), Bertrand Barboux della Alb (Lussemburgo), Nico Kager della Nbc (Olanda), Ryszart Berent della Pba (Polonia), Martin Bergqvist della Sbg (Svezia) e il vicepresidente dell’International bar tender association (Iba) per l’Europa, l’olandese Ron Busman, hanno così assegnato il primo posto, nella categoria studenti, al giovane rappresentante polacco Mateusz Ocinski, mentre nella categoria professionisti ha trionfato il barman finlandese Pekka Välitalo.
Per me è stato davvero un grandissimo piacere, nonché un onore, essere invece chiamato, inaspettatamente, come terzo classificato nella categoria professionisti; il che mi ha permesso di aggiudicarmi l’ambitissimo shaker Parisienne in argento. Ma non solo: perché l’emozione, da pelle d’oca, che si prova quando il proprio nome, e quello del paese che si rappresenta, viene annunciato per una premiazione, non ha mai pari.

*f&b supervisor del Carlton Baglioni e socio dell’Associazione italiana barman e sostenitori (Aibes)

La ricetta italiana che ha conquistato la terza piazza

Le Pomme à la page Calvados cl. 3; succo di mango cl. 4; succo di guaiava cl. 5; Grand Pommier cl. 2; Campari cl. 1. Da prepararsi nello shacker.

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