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Olimpiadi boomerang per il turismo londinese
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Gli albergatori londinesi sono convinti che l’anno olimpico sarà una vera miniera d’oro per i loro affari. La European tour operator association (Etoa), invece, teme che l’evento possa tradursi in un vero e proprio flop per l’industria dell’ospitalità e dei viaggi britannica, con conseguenze negative anche sul lungo periodo. Il ragionamento è semplice: avendo il comitato organizzativo delle Olimpiadi (Locog) già prenotato il 40% delle camere per il periodo dei Giochi, a tariffe calmierate rispetto ai livelli di mercato, gli operatori hanno naturalmente alzato i prezzi per la restante parte dell’offerta a loro disposizione. Non solo: un assunto condiviso ritiene che la domanda turistica tradizionale (non legata, cioè, ai Giochi) delle tre settimane delle Olimpiadi sia destinata a spostarsi automaticamente nei giorni precedenti e successivi all’evento, garantendo in questo modo ottime performance per tutta l’estate e permettendo agli albergatori di mantenere alte le tariffe. Ma i prezzi eccessivi stanno rendendo difficile la vendita dei soggiorni a Londra nei principali mercati a lungo raggio del Regno Unito: gli Stati Uniti e il Giappone. E le alternative pensate per ovviare a questo problema non stanno funzionando: le West Midlands non attirano i turisti come Londra; senza la capitale, semplicemente il prodotto Inghilterra non funziona.
Quel che è peggio, sostiene sempre l’Etoa, è che in questo modo si sta ulteriormente accelerando un fenomeno già iniziato con il rifiuto del Regno Unito di entrare nell’area dell’euro: la capitale britannica sta progressivamente perdendo la propria posizione privilegiata di gateway dell’Europa per molti mercati extra-continentali. Infine, c’è anche da considerare che nelle ultime due occasioni in cui le Olimpiadi si sono svolte nel Vecchio continente (Barcellona e Atene), non si è mai registrato il boom turistico troppo ottimisticamente pronosticato. «Londra sta rischiando di veder sfumare la maggior parte del proprio business turistico a lungo raggio: non una cosa da poco, visto che si tratta di circa un milione di potenziali consumatori», ha recentemente dichiarato il direttore esecutivo dell’Etoa, Tom Jenkins. «Che questa perdita sia dovuta a una percezione errata della realtà è ovviamente assai criticabile. Quello che davvero importa, però, è ora capire la reale portata della domanda turistica per i Giochi. Occorrerebbe, in altre parole, che gli organizzatori comunicassero il numero dei biglietti che stanno vendendo al pubblico internazionale. In questo modo si potrebbe almeno stimare l’entità del flusso di viaggiatori in arrivo, senza farsi false illusioni: le Olimpiadi, infatti, non si riveleranno necessariamente quella sorta di Eldorado del turismo che molti hanno troppo frettolosamente pronosticato».

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