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Da un evento Tfp Summit un’intensa riflessione sui rapporti tra hôtellerie e politica
È tempo di esporsi
Magic Italy pare il brand di una catena di porno shop
di Ivano Lunardi

Articolo

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa lettera del direttore del Blue Relais hotel-motel di Castelletto Ticino, Ivano Lunardi: un’interessante riflessione sulla necessità per il comparto alberghiero di prendere una posizione comune, forte e precisa sui grandi temi della gestione del turismo a livello nazionale. Chi volesse contribuire al dibattito, può farlo inviando le proprie considerazioni all’indirizzo mail: redazione@jobintourismeditore.it. Le più interessanti saranno pubblicate sui prossimi numeri della nostra testata.

Gentile redazione,
ho assistito all’incontro dei direttori della European hotel managers association (Ehma) all’ultimo Tfp Summit e mi sono sovvenute alcune considerazioni sul formalismo e il conformismo, da sempre parte della mentalità dei manager alberghieri e limite principale, a mio parere, contro il quale si è sempre infranto il sogno di dare alla categoria un albo professionale e un peso decisivo all’interno del movimento turistico italiano. Nessuno di noi ha fatto eccezione nel corso degli anni; ma forse è arrivato il momento di modificare i nostri comportamenti e di pensionare quella piaggeria istituzionale che ha contraddistinto le nostre posizioni riguardo al contesto nel quale ci siamo trovati a operare.
Non appena la collega Cinzia Montelli ha accennato, in maniera molto garbata, a «presunte» responsabilità delle istituzioni è stato, infatti, tutto un coro di «qui non si vuole fare politica». Bene, ma se non trattiamo di politica, di cosa si parla? Del tempo, dello shopping, delle bellezze artistiche e naturali del nostro paese, della formazione (unico argomento che potremmo sviluppare autonomamente, ma dal quale le aziende si tengono ben lontane)?
Noi, direttori e manager dell’ospitalità, non possiamo esimerci dall’entrare in prima persona nell’arena del giudizio politico (almeno), abbandonando i timori e il falso mito del collateralismo che, alla resa dei conti, ci hanno regalato solo situazioni imbarazzanti. Restiamo con i piedi ben piantati a terra, perché pensare la politica non significa fare filosofia sul nulla, e diamo uno sguardo a quanto essa è riuscita a fare per noi negli ultimi decenni; e a quello che ha intenzione di fare nel prossimo futuro. Perché è solo controllando e giudicando apertamente il suo operato che la categoria potrà garantirsi un futuro meno incerto.
Mi vengono un paio di esempi (forse tre). Ricordo il periodo antecedente la costruzione della nuova fiera di Milano: amministratori e imprenditori incontravano gli albergatori e i direttori per vantare le sorti, ovviamente magnifiche e progressive, dell’impresa in corso. Uno spettacolo scintillante e apparentemente a prova di smentita, in anni nei quali gli eventi a Milano perdevano importanza, espositori e visitatori, e nessuna logica, che non fosse puramente mercantile e speculativa, poteva spiegare l’operazione. Bastava leggere i giornali per capirlo, non fare politica.
Purtroppo non ricordo che qualcuno di noi abbia mai sollevato dubbi, nemmeno coloro che, dirigendo in zona fiera vecchia, avrebbero visto sparire un polmone economico di quella portata; tutti, invece, a parlare di «grande opportunità» per, si badi bene, Milano e tutta la Lombardia. Quale grande opportunità sia stata, lo costatiamo dolorosamente oggi.
Con l’Expo rischiamo di fare la stessa fine; ma noi continuiamo a infarcire i nostri seminari con termini vuoti e, in Italia, privi di significato reale: sinergia, sistema, opportunità sono parole che devono essere riempite di contenuti per non apparire false o, nel migliore dei casi, noiose in un paese dove il depotenziamento delle attività culturali (in primis dei ministeri) è ormai strategia politica e lo scempio paesaggistico istituzionalizzato.
Sorvolo, per amor di brevità e altro, sulle competenze specifiche di chi oggi rappresenta il paese in ambito turistico. Mi limito a registrare come il claim «Magic Italy», oltre a essere il nome di numerosi programmi turistici presenti nei cataloghi anglosassoni da circa mezzo secolo, assomigli in maniera grottesca all’insegna di una nota catena di porno shop. È di pochi giorni orsono, poi, la proposta del ministro Brambilla, fatta in tv, di abolire i palii storici… Potrei suggerire di abolire anche le coste e il mare, le montagne e le campagne, le chiese e le pinacoteche… Poi, avanti col nucleare a Pianosa e in Sardegna!
È a questa politica che dobbiamo sacri quanto stolidi rispetto e devozione? È da questa politica che ci aspettiamo di essere ricompensati per la nostra equidistanza prona? Vorrei fermarmi qui, ma ho ancora un piccolo colpo in canna che devo assolutamente sparare nel vento: le tariffe.
Vorrei ricordare ai colleghi, che oggi lamentano il dumping tariffario, che siamo stati noi a estremizzare questa tecnica di vendita, anche con il concorso di malintese tecniche yield; che siamo stati noi a non opporci alle nuove aperture che hanno precipitato i ricavi delle nostre aziende che, è bene ricordarlo, non si basano sulla speculazione finanziaria, come l’ormai quasi totalità delle attività della «grande industria», ma sulla produzione di servizi e valore aggiunto. Inoltre, se non ci poniamo l’obiettivo, e la politica con noi, di marcare un limite al ribasso delle tariffe per categoria d’albergo (sotto una certa cifra i servizi non sono più in linea con lo standard), non riusciremo ad arginare l’invasione dei 4-5 stelle nel campo degli hotel di categoria inferiore, alimentandone l’agonia e determinandone la fine.
Con questo non voglio affermare la supremazia delle decisioni statali in materia di tariffe in generale, né limitare gli investitori nei loro progetti, ma solo porre l’accento sul fatto che se si decide di aprire un albergo a 4 stelle, in un contesto (geografico o economico) che magari non lo consente (per cifra economica o saturazione), bisogna sapere che sotto una certa tariffa di vendita (per legge) non si può andare; primariamente per non ledere gli interessi delle categorie più basse, che generalmente non hanno i medesimi strumenti tecnici o economici, poi per non scendere sotto gli standard di servizio e ambientali richiesti dalla categoria. Ognuno potrebbe scegliersi le tariffe massime alle quali vendere; sarà poi il mercato, sacro e inviolabile nei suoi principi, a rispondere secondo la congruità dell’offerta.

Chi è Ivano Lunardi
Sposato e padre di due figli adolescenti, 47 anni, con trascorsi professionali giovanili in Francia e sul Lago Maggiore, ha diretto, tra l’altro, due 4 stelle milanesi tra il 1999 e il 2006, per poi diventare general manager di una struttura nel sud della Sardegna. Da inizio 2008 è alla guida del Blue Relais di Castelletto Ticino, in provincia di Novara, di cui sta attualmente curando un piano di completa ristrutturazione.


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