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Analisi di uno strumento manageriale atto a stimolare l’adozione di comportamenti virtuosi
La formazione, una leva strategica
L’approccio concreto della metodologia action learning
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In tempi complicati, come quelli che stanno attraversando oggi le imprese del turismo, parlare di formazione non è sempre una cosa semplice. Perché, si sente dire spesso, è un’attività che ha dei costi e impegna del tempo prezioso. «Eppure è lo strumento più efficace che le aziende abbiano a disposizione per ottimizzare la propria organizzazione e soprattutto le proprie performance», racconta il socio fondatore di Kkien Enterprise, Andrea Ceriani, che al Tfp Summit parlerà proprio della formazione quale leva strategica per la creazione di valore. «Nei periodi di crisi, al management si aprono sostanzialmente due possibili strade. La prima, forse la più semplice ma non necessariamente la più efficace nel lungo periodo, è quella che pone l’accento sulla riduzione dei costi: si stressa il personale, il capo fa la voce grossa, si esce, in generale, dalla propria comfort zone e si prova a garantire lo stesso servizio con meno risorse di prima. La seconda via, invece, tiene dritta la barra strategica sugli obiettivi di medio-lungo periodo, favorisce i comportamenti virtuosi e conduce l’intera organizzazione verso nuove modalità di azione più razionali, efficaci e produttive».
Ed è in questo secondo contesto che la formazione gioca un ruolo fondamentale. «I comportamenti virtuosi», prosegue Ceriani, «sono spesso la diretta conseguenza del lavoro in aula, soprattutto se questo è condotto secondo i concept più avanzati del training per le imprese: non più attività esclusivamente indirizzate al miglioramento culturale e concettuale dei partecipanti, ma veri e propri strumenti manageriali di business, strettamente legati alla gestione di questioni e problematiche reali». È questo, per esempio, il caso dell’action learning: una modalità di approccio alla formazione estremamente concreta, tramite la quale non solo si possono migliorare le skill dei partecipanti e affinare la stessa organizzazione d’impresa, ma anche affrontare e risolvere alcune criticità delle aziende coinvolte.
«Solitamente si parte da un problema reale che l’impresa, fino a quel momento, non ha avuto tempo e modo di affrontare con la dovuta attenzione», riprende Ceriani. «Nel gruppo coinvolto nel processo formativo, generalmente collaboratori con mansioni attinenti alla questione da discutere, si sceglie poi una sorta di portavoce: un rappresentante incaricato di tirare le fila del discorso e di concludere l’incontro con un vero e proprio action plan, atto a gestire nel migliore dei modi possibili il problema portato alla considerazione della platea. Costui dovrà perciò avere l’autorità necessaria a garantire l’applicazione effettiva delle direttive elaborate durante l’attività di action learning. Nel corso normalmente di una mattinata, con l’ausilio di un coach esterno incaricato di facilitare il confronto tra tutti i presenti e di bilanciare il più possibile gli interventi, il dialogo attivo tra il portavoce e il resto della platea è quindi in grado di trovare proprio quelle pratiche, al contempo realistiche e virtuose, capaci di affrontare razionalmente il problema preso in considerazione. E ciò in modo condiviso, con il contributo e la partecipazione di tutte le persone coinvolte».
Obiettivo dell’action learning, però, non è tanto, o perlomeno non esclusivamente, la soluzione pratica della questione sollevata, quanto l’approfondimento di una metodologia di analisi e gestione delle criticità, che poi l’organizzazione dovrà essere in grado di implementare autonomamente, basandosi esclusivamente sulle proprie risorse interne. «Un principio importante alla base di questi interventi è quello di provare a coinvolgere quanta più parte possibile dello staff aziendale nelle dinamiche gestionali dell’impresa», conclude Ceriani. «Un modo per far provare concretamente a tutti quella sensazione di appartenenza a una casa comune, che è l’obiettivo di molti general manager e direttori risorse umane particolarmente attenti alle variabili motivazionali».

Chi è Andrea Ceriani
Socio fondatore di Kkien Enterprise, società di formazione e consulenza attiva nella progettazione e nella realizzazione di piani di sviluppo e di miglioramento per numerose aziende, Andrea Ceriani gestisce progetti a carattere italiano e internazionale volti al miglioramento delle performance organizzative delle imprese. Per più di 15 anni è stato anche docente presso l´Università Cattolica di Milano.

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