trovalavoro
chiudi

INVIA L'ARTICOLO AD UN AMICO

Il tuo nome

Il tuo indirizzo e-mail

Il nome del tuo amico

L'indirizzo e-mail del tuo amico




L’evoluzione del ruolo: esperienze e considerazioni del segretario Aicr, Massimo Valentini
Mestiere capo ricevimento
Una figura sempre più multitasking con competenze crescenti
di

Articolo

Non può esistere revenue management senza brand reputation. Inizia in questo modo a descrivere il ruolo del capo ricevimento, il room division manager del Kolbe Hotel Rome, Massimo Valentini. E non è un caso che il segretario dell’Amicale internazionale dei vice direttori e capi ricevimento di alberghi 4 e 5 stelle (Aicr) introduca l’argomento con un’opinione tecnica in materia di tariffe e qualità. «Le evoluzioni più recenti del comparto ricettivo hanno spinto molte imprese alberghiere a ridurre i budget a disposizione del personale», ci spiega Valentini, incontrato nella hall dell’Hilton Milan alla vigilia del recente convegno nazionale Aicr. «I confini delle mansioni del capo ricevimento hanno cominciato così ad allargarsi, arrivando a comprendere responsabilità una volta spalmate su altre figure: il ruolo è diventato sempre più multitasking, con competenze, tra l’altro, in ambito di banchettistica, di marketing, di revenue management appunto e persino, in alcune circostanze, di vera e propria direzione. Conoscere e capire le ultime tendenze del mercato, intuire le direzioni dei nuovi trend, essere flessibile e pronto ad affrontare il cambiamento sono così diventate doti fondamentali per un capo ricevimento. E in tale contesto, armonizzare sapientemente tra loro le esigenze di revenue e di controllo qualità, una capacità imprescindibile. Ragionare solo in termini di politiche tariffarie, infatti, è una strategia destinata a fallire, almeno nel lungo periodo: se all’aumentare dei prezzi, nei periodi di domanda elevata, non si accompagna anche un corrispondente incremento del livello dei servizi, il destino di una struttura è irrimediabilmente segnato, perché in questo modo è letteralmente impossibile pensare di sviluppare politiche efficaci di fidelizzazione della clientela».
Da sempre appassionato di viaggi e turismo, Valentini vanta una lunga esperienza alle spalle, iniziata in un tour operator romano e poi proseguita con l’apertura di un agriturismo con ristorante nelle Marche, tuttora gestito dal fratello in un’area incontaminata tra i Monti Sibillini: «Un posto fantastico. A un certo punto, però, mi cominciò a mancare la possibilità di stare davanti a quella finestra affacciata sul mondo che è Roma. Decisi allora di rimettermi in discussione e accettai un impiego presso il gruppo Loan Hotels. È lì che ho fatto la mia gavetta alberghiera: un periodo importantissimo, durante il quale ho imparato a gestire le situazioni più imprevedibili e a mantenere la mente sempre aperta e pronta ad affrontare qualsiasi circostanza».
Gli ospiti di un albergo, infatti, non sono i clienti tradizionali di qualsiasi esercizio commerciale: in un hotel una persona ci dorme e, anche involontariamente, si trova spesso a esporre i lati più fragili e meno costruiti della propria personalità. «Mi viene, per esempio, in mente un episodio piuttosto insolito e divertente che ebbe per protagonista un ospite orientale in difficoltà con l’utilizzo delle chiavi delle serrature», riprende Valentini. «Dopo avergli mostrato, esclusivamente a gesti, la modalità di funzionamento dei nostri tradizionali sistemi di chiusura porte, venni chiamato in piena notte da una cliente inglese preoccupata dai rumori e dalle urla provenienti dal piano superiore alla propria camera: l’ospite orientale, chiuso in bagno, non aveva pensato che per riaprire la porta bastasse ruotare la chiave nel senso opposto a quello in cui l’aveva girata per chiudere. Evidentemente preso dal panico, aveva perciò deciso di praticare un comodo foro da cui era finalmente riuscito a rientrare in camera».
Aneddoti a parte, la carriera di Valentini prosegue quindi con varie esperienze, per approdare infine a un’altra catena romana: la Sunflower, di cui è parte anche il Kolbe hotel, in cui attualmente lavora. «Un’occasione unica. Entrai, infatti, nel gruppo in un momento di forte espansione, tanto che tra il 2000 e il 2010 ho presieduto a ben quattro aperture, tutte in qualità di capo ricevimento», spiega ancora Valentini ben esemplificando, tra l’altro, con la propria storia personale, l’evoluzione multitasking del ruolo. «Gestire degli start-up è un po’ come allevare dei figli. Certo, non sempre le cose vanno come dovrebbero andare e allora il discorso diventa più difficile, ma nel caso del gruppo Sunflower tutto è sempre filato per il meglio. Anche perché si tratta di una compagnia di proprietà di albergatori puri, che ben hanno presente le esigenze pratiche del lavoro in hotel».
Un’osservazione, quest’ultima, niente affatto casuale, perché, come racconta lo stesso Valentini, «quando le condizioni sono differenti, e soprattutto gli imprenditori non sono esperti del mondo dell’ospitalità, le conseguenze possono essere davvero pesanti. Prima di approdare al Sunflower, in particolare, ebbi modo di presiedere a un’altra apertura: una struttura indipendente in pieno centro di Roma. La proprietà, però, considerava l’hotel come una sorta di estensione del proprio salotto di casa e non come un’impresa che dovesse competere sul mercato. Il risultato? Niente camere triple, niente caffè in stanza e nessun prodotto di pulizia nei bagni, solo aceto. E soprattutto il rinvio di sei mesi dell’inaugurazione, semplicemente perché non si riuscivano a trovare le abat-jour a goccia desiderate. Un comportamento sinceramente difficile da capire per tutti quei dipendenti già selezionati, ma ancora in attesa di prendere servizio».
Oggi Valentini si ritiene soddisfatto della sua attuale posizione e dichiara di voler fermarsi per un po’ al Kolbe: un albergo di 72 camere ricavato da un edificio storico della capitale affacciato sui Fori Romani. «Una delle soddisfazioni più grandi, per me», conclude il segretario Aicr, «è quella di poter trasmettere la mia esperienza ai più giovani. Quando posso, così, mi rendo disponibile a tenere qualche lezione negli istituti di formazione per il turismo: i giovani di oggi sono delle spugne, già ben predisposte a ragionare in modalità multitasking. Bisogna però far loro assorbire rapidamente l’acqua limpida dei contenuti corretti. Il nostro settore si evolve a ritmi impressionanti e occorre insegnare ai professionisti della prossima generazione quelle tecniche e quei concetti base, che poi loro dovranno saper adattare alle situazioni e alle contingenze destinati ad affrontare nel corso della loro carriera».

Un italiano alla vicepresidenza regionale dell´associazione internazionale

Reduce dalla recente esperienza al congresso internazionale dell´Aicr, tenutosi quest´anno a Christchurch, in Nuova Zelanda, il vicepresidente nazionale di Aicr Italia, Andrea Pinchetti, è stato latore di una notizia particolarmente buona per la nostra associazione nazionale: proprio Massimo Valentini è stato, infatti, riconfermato quale vicepresidente regionale per l´Italia, la Spagna e il Portogallo. «Un successo importante», racconta lo stesso Valentini, «che credo ci possa non solo consentire di allargare ulteriormente la nostra rete di contatti professionali, ma anche dare la carica giusta, in vista dell´evento di Roma 2013. Quando proprio noi di Aicr Italia avremo l´onore di ospitare nuovamente il congresso internazionale».

COMMENTI
«Egregio Sig. Sarti,
ho letto con molto interesse l'articolo da Lei proposto. Se posso esprimere il mio pensiero, non sono del tutto d'accordo con il Sig. Valentini in quanto in tante catene alberghiere si tende a "smembrare" la figura del capo ricevimento quasi a ridurlo a un piccolo responsabile di reparto.
Non ho una lunghissima esperienza come capo ricevimento (circa 12 anni), ma se prima vedevo un'accentramento del lavoro verso la nostra figura professionale, ora noto con frequenza che molte strutture preferiscono decentrare il lavoro su più persone (è forse per non dare troppo potere ad una singola persona?)
RingraziandoLa per i Suoi articoli,
La saluto cordialmente

Calia Daniele
Postato da Calvia Daniele , Capo Ricevimento - 02:32:47 16-02-2011
«Quando si parla di albergo oggi ci si riferisce ad un\'azienda di servizi (che rispetto a un\'azienda di beni mobili eroga un prodotto non tangibile) che può essere a gestione familiare, semi manageriale e manageriale, facendo riferimento proprio alla gestione possiamo dire che negli alberghi a gestione semi manageriale dove si inizia a intravedere un organigramma piramidale alcune catene alberghiere preferiscono che i loro capi ricevimento sappiano adempiere a più mansioni. negli alberghi a gestione manageriale molte catene preferiscono che il personale sia specializzato a gestire il proprio settore vista la grandezza della struttura, ma solo in casi sporadici possa adempiere ad altri compiti.Per quanto concerne la pèolitica dei prezzi io credo che bisogna tener presente dell\'ubicazione e della tipologia della struttura business o leisure. Un \'albergo business deve essere parte integrante di un territorio e quindi il general manager deve riuscire a intrattenere rapporti con enti etc per poter vendere i propri servizi \"sale congressi, servizio ristorante etc per poter incentvare la vendita delle camere. quando si parla di revenue e importante tener presente il periodo alta, bassa o media stagione in base al quale applicare una politica tariffaria, importantissimo risulta anche la partecipazione dei dirigenti in fiere di settore, incentivare la vendita sui canali di booking reservation e con un operazione di marketing etc. fidelizzare il cliente nei periodi di alta stagione (per esempio un dirigente di business hotel creerà dei pacchetti per il week end ai manger che ha come ospiti nei giorni feriali includendo anche le loro famiglie. quando si parla di revenue e yeld management un bravo operatore riesce a trovare sempre diversi sistemi per acquisire clienti etc.
Postato da Antonio Pierri , Consulente, formatore, insegnante - 22:02:10 18-02-2011
«Ho conosciuto Massimo Valentini nel 2007 quando lavoravo per una catena Internazionale e abbiamo avuto modo di parlare più di una volta.

Mi fa piacere vederlo in questa prestigiosa posizione nell\'AICR e mi fa piacere leggere la sua esperienza lavorativa e di vita in questo settore turistico-alberghiero tanto competitivo quanto professionalizzante e sicuramente una grande propensione e passione per il lavoro sono alla base di tanta dedizione.

Parlando con Massimo notavo già le sue ampie capacità che andavano ben oltre quello del ruolo di capo ricevimento e sfociavano sicuramente nell\' FB, nel Sales and Marketing, e nella Gestione alberghiera.

Quello che lui dice è sicuramente vero, come lo è anche il commento lasciato dal formatore Pierri (che non conosco personalmente) ed è sicuramente vero che il capo ricevimento è destinato ad approfondire in modo più ampio quello che gli compete e ad essere ricettivo di ciò che succede negli altri reparti dell\'albergo, insomma a diventare sempre più un alter ego della direzione.

Ovviamente c\'è differenza tra alberghi indipendenti, facenti parte di piccole o grandi catene, di diverso orientamento (business, leisure, mice, etc..), con proprietà di diversa estrazione (albergatori puri, gestori, tour operator, professionisti, imprenditori in altri ambiti, italiani od esteri), con diverso tipo di gestione (famigliare, manageriale, semi-manageriale)....in ognuno di questi cambia la tipologia dell\'organigramma aziendale (ovviamente la gerarchia Hotelliere di vecchia scuola è sempre più difficile a trovarla in Europa) e delle competenze che non sono più inquadrate in comparti a tenuta stagna ma che inevitabilmente si fondono con le competenze di altri colleghi.

Ritengo però che una cosa dovrebbe essere chiara, che il capo ricevimento non può sostituirsi al direttore (che oltre a conoscere bene le mansioni di tutti deve essere anche un valido uomo/azienda e conoscere come gestire il tutto), ma ne può essere un valido aiuto e nel futuro può ambire alla direzione.

Per quanto riguarda Massimo lui svolgeva compiti molto più ampi di quelli svolti da un capo ricevimento puro (ma posso assicurare che oggi nella maggior parte dei casi invece si tende a limitare i compiti del capo ricevimento....forse per non dargli troppo potere), e per quello che mi sembrava lui aveva un ruolo che tranquillamente poteva essere considerato direzionale nell\'albergo dove operava, che svolgeva molto bene e con cognizione di causa e di conseguenza mi sono chiesto più volte perchè non lo inquadrassero in quel modo. Mi chiedo ancora perchè non lo inquadrano come direttore?

Complimenti massimo per la tua carriera, e ti auguro di conseguire ulteriori ed importanti successi.

Ci sarà sicuramente modo di risentirsi di persona, un caro saluto

Piero Deleonardis
Postato da Piero Deleonardis , Consulente Alberghiero e Direttore d\\\'Albergo - 11:48:49 20-02-2011

LASCIA UN COMMENTO

Nome *

Professione

E-mail

Commento *

Desideri ricevere un avviso quando viene pubblicato un commento successivo? Si No

* campi obbligatori