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La vicenda di un protagonista assoluto del bere miscelato dalle origini ai nostri giorni
Breve storia del gin o Genever
All’inizio era considerato un ottimo rimedio per la gastrite
di

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Dopo averci parlato, qualche numero fa, delle origini di un cocktail dal nome misterioso come il Bloody Mary, questa volta l’amministratore unico della società di consulenza Cl professional, Carmine Lamorte, si occupa della storia di un distillato popolare come il gin: dalla sua nascita nell’Olanda del diciassettesimo secolo a oggi, passando per la Gin Craze del Settecento inglese.

Ottenuto per infusione a freddo o a caldo, secondo il metodo olandese, oppure ridistillato con l’alambicco (pot still) o con la colonna continua (coffey still), secondo il metodo inglese del London Dry, per citare alcuni tra i suoi metodi di produzione più famosi, il gin, o Genever come si chiama ancora nei Paesi Bassi, è un distillato di cereali bianco, aromatizzato con bacche di ginepro e altre erbe, spezie, piante e radici. Ed è sicuramente uno dei superalcolici più diffusi al mondo, nonché uno dei protagonisti assoluti di molti cocktail contemporanei. Ma dove e perché è nato il gin?
La sua invenzione, per la verità, è strettamente legata alla ricerca di medicinali efficaci: i liquori e i distillati in genere, infatti, nel passato erano prodotti soprattutto al fine di sfruttare le potenzialità dell’alcol, in grado di estrarre da piante, scorze, radici e cortecce quei principi attivi capaci di aiutare i medici di allora a lenire eventuali disturbi o malesseri fisici.
La patria del gin, in particolare, fu l’Olanda, dove quello che sarebbe meglio chiamare Genever vide la luce alla metà circa del diciassettesimo secolo grazie all’abilità del medico, naturalista e farmacista Franciscus de la Boë, detto Franciscus Silvius: il professore dell’università di Leida lo reputava, infatti, un ottimo rimedio per gastriti e dolori intestinali, nonché un diuretico efficace. Ma il Genever venne poi utilizzato anche per disinfettare le ferite da armi da taglio o da fuoco e, soprattutto, per curare le febbri che colpivano i soldati olandesi nelle Indie Orientali. Non ci volle tuttavia molto tempo per capire che la bevanda era anche molto piacevole da bere e provocava pure una certa euforia.
Chiamato presto dai britannici the Dutch Courage (il coraggio olandese), perché rendeva apparentemente invincibili in battaglia i soldati dei Paesi Bassi che ne avessero bevuto qualche sorso, il gin diventò un allettante bottino di guerra per le armate inglesi, che lo portarono con loro a corte. Fu così Guglielmo III d’Orange, olandese di nascita ma re di Inghilterra nel corso della seconda metà del Seicento, a far conoscere e a diffondere il distillato nel Regno Unito: decise, infatti, di vietare l’importazione di vino e di brandy dall’estero, per dare avvio, grazie alle eccedenze dei raccolti inglesi di cereali, alla produzione di gin in patria. Precise motivazioni economiche e politiche furono insomma alla base della diffusione della bevanda in Inghilterra: molti personaggi in vista del tempo, in particolare, erano anche grandi proprietari terrieri e furono ben felici di sfruttare questa ulteriore possibilità di vendere i propri cereali.
La produzione del gin divenne in breve tempo così abbondante in Gran Bretagna, che nel secolo successivo la bevanda fu frequentemente utilizzata in sostituzione di una parte del salario degli operai inglesi, coinvolti nella nascente trasformazione industriale del paese. Tale abitudine, però, unita al grande successo del gin tra la popolazione locale, non tardò a generare un grave problema di alcolismo: durante la prima metà del Settecento, in particolare, il consumo annuo di gin nel Regno Unito ammontò complessivamente a 60 milioni di litri, per una popolazione britannica che allora si aggirava attorno ai 6-7 milioni di unità. Si parlava, insomma, di circa 10 litri a testa, incluse le donne, i vecchi e i bambini. Il problema venne così affrontato introducendo una fortissima tassa sulle vendite della bevanda, con una serie di gin act, tesi a far diminuire i consumi e a riportare gli inglesi alla più innocua birra ale. Anche grazie al contemporaneo aumento del prezzo dei cereali in Gran Bretagna, la mania del gin (Gin Craze), così come venne chiamato tale periodo, passò e il suo consumo ritornò progressivamente a livelli più accettabili.
Tuttavia la sua popolarità rimase inalterata e tante sono state le varianti del gin dal Seicento a oggi. All’epoca della sua prima diffusione, in particolare, si usava dolcificarlo per renderlo più piacevole ai gusti del tempo. Il britannico Old Tom Gin, tutt’ora trovabile anche se assai raro, era per esempio realizzato aggiungendo dello zucchero, mentre lo Sloe Gin è un’altra variante, tuttora diffusa, aromatizzata con prugne selvatiche. La sua versione più popolare è però sicuramente il London Dry, particolarmente adatto alla miscelazione e ancora adesso molto amato. Oggi, peraltro, con la crescita culturale della clientela frequentante i bar, il gin ha beneficato di una rinnovata attenzione delle aziende verso la produzione: negli ultimi anni c’è stata così una notevole crescita dal punto di vista della qualità, che ha consentito ai barman di tutto il mondo di dimostrare tutta la loro creatività nella realizzazione di nuove ricette.

COMMENTI
« bene !!!!
che bella rubrica tutta dedicata al bartending
Postato da marco , barman - 17:11:35 06-11-2010
« adorooooooooooooooooooooooooooo
Postato da ilaria , receptionist - 14:45:39 10-11-2010

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