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Le origini di un cocktail che ha contribuito a fare la storia dell’arte del bere miscelato
Il Bloody Mary tra mito e realtà
Un drink nato dalla collaborazione tra barman e clienti
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Nuovo appuntamento con gli approfondimenti di Carmine Lamorte. Questa volta l’attenzione del barman professionista e amministratore unico della società di consulenza Cl professional si sofferma sul Bloody Mary e sulla sua storia: curiosità, piccoli misteri e verità nascoste di uno dei classici del bartending internazionale.

Un classico dalle origini misteriose. È il cocktail-aperitivo Bloody Mary, reso celebre al mondo da Fernand Petiot, detto Pete, un barman francese nato a Parigi nel 1900. Ma se l’identità di chi portò alla fama internazionale il Bloody Mary è nota, diverso è invece il discorso su chi effettivamente lo inventò. Una prima storia fa risalire la sua creazione ai primissimi anni 20, quando l’idea del nuovo cocktail fu forse suggerita a Pete, allora impiegato presso il celebre New York Bar, oggi Harry’s New York Bar di Parigi, da qualcuno tra i suoi clienti americani che in quel tempo frequentavano in gran numero il locale. Pare che la prima ricetta, a detta dello stesso Pete, prevedesse solo succo di pomodoro e vodka. Ma nel 1920 il succo di pomodoro in lattina non era ancora sul mercato: sarebbe, infatti, comparso solo sette-otto anni dopo. E nel 1928 Pete era già emigrato negli Usa.
A complicare la vicenda c’è poi un articolo del New York Herald Tribune a firma di Lucius Beebe. Si tratta del primo documento ufficiale in cui viene citato il Bloody Mary. All’interno della sua rubrica «This New York», che oggi si definirebbe di lifestyle, il giornalista a stelle e strisce così scriveva il 2 dicembre 1939: «Il nuovo tonico di George Jessel (un famoso attore di quegli anni, ndr), che sta ricevendo attenzione dagli editorialisti della città, è chiamato Bloody Mary: metà succo di pomodoro, metà vodka». Altre fonti ancora fanno poi risalire l’invenzione del drink a un altro attore, Roy Barton, che lo avrebbe ideato negli stessi anni 30. Ma successivamente fu ancora Pete a rivendicare ufficialmente, nel 1964, la paternità del cocktail: mentre lavorava alla King Cole Room dell’hotel St. Regis di New York, rilasciò infatti un’intervista al New York Magazine, durante la quale, tra le altre cose, affermò di avere lui stesso dato vita al Bloody Mary odierno: «George Jessel disse di averlo creato, ma il suo non era altro che vodka e succo di pomodoro. Sono io che ebbi l’idea di coprire il fondo dello shaker con quattro grosse prese di sale, due di pepe nero, due di pepe di Cayenna e uno strato di salsa Worcestershire. E di aggiungervi una spruzzata di succo di limone e del ghiaccio tritato».
Alla luce di questa intervista appare, insomma, improbabile la versione sulla nascita parigina del cocktail. Rimane, invece, confermata l’ipotesi di una stretta collaborazione, nel processo d’invenzione del Bloody Mary, tra il barman autore del drink, probabilmente Pete, e i suoi clienti. Con il passare degli anni, poi, dopo un breve periodo in cui fu persino preparato con il gin, forse perché subito dopo il proibizionismo la vodka era di difficile reperibilità negli Usa, la ricetta del Bloody Mary assunse l’aspetto attuale che noi tutti conosciamo: fu introdotto, infatti, il Tabasco, mentre negli anni 60 arrivò il sedano, dopo che, durante un party nella Pump Room dell’Ambassador East Hotel di Chicago, un ospite mescolò il proprio Bloody Mary con una gamba di sedano servita come appetizer.
Che Pete sia stato o meno il vero inventore del Bloody Mary è insomma ancora difficile stabilirlo con certezza. Quel che è certo, però, è che il suo contributo è stato decisivo nel diffondere un cocktail oggi famoso in tutto il mondo. D’altronde Fernand Petiot è stato un vero gigante dell’arte della miscelazione, tanto che tra i suoi clienti pare ci siano stati tutti i presidenti Usa in carica tra il 1934 e il 1966, a eccezione di Lyndon Johnson. E persino il gangster Frank Costello sembra fosse un suo affezionato avventore.


Un nome singolare

Non solo la vicenda della sua creazione, ma anche le origini del nome Bloody Mary sono piuttosto confuse. C´è chi dice, infatti, che il drink sia stato chiamato così, perché i primi due clienti che lo assaggiarono, degli americani di Chicago, erano frequentatori di un bar chiamato Bloody Bucket, dove lavorava una cameriera chiamata Mary, da tutti soprannominata appunto Bloody Mary. Non manca, poi, il riferimento più famoso: quello alla regina d´Inghilterra Maria I Tudor, passata alla storia come Maria la Sanguinaria (Bloody Mary appunto) per il suo accanimento nel perseguitare i protestanti. Ma si dice anche che il cocktail prese il nome dall´attrice Mary Pickford, alla quale era peraltro già stato dedicato un cocktail di colore rosso, a base di rum, maraschino e granatina. Esiste, infine, anche una versione horror della storia: raccontata soprattutto nei campeggi americani, parla di una ragazza di nome Mary, sepolta viva per errore, che avrebbe lanciato una terribile maledizione, a causa della quale chiunque avesse pronunciato in uno specchio, per tre volte, il nome Bloody Mary, si sarebbe visto apparire davanti la giovane sventurata nelle sembianze di una strega assassina.
Quale che sia la realtà sull’origine del nome Bloody Mary, anche in questo caso, quello che pare certo è l’assoluta confusione della vicenda. Tanto che il drink prese pure, brevemente, un altro nome. Negli anni 30 si chiamò, infatti, Red Snapper, perché Bloody Mary appariva un po´ troppo sguaiato rispetto ai tempi. La fortuna di quest´ultima denominazione, però, durò assai poco e il cocktail ben presto riacquistò il suo nome originario.

Le ricette

La formula originaria di Pete
Ingredienti: vodka cl. 6; succo di pomodoro cl. 6; quattro prese di sale; due prese di pepe nero; due prese di pepe di Cayenna; una spruzzata di succo di limone; ghiaccio tritato; uno strato, sul fondo del tumbler, di salsa Worcestershire.
Agitare vigorosamente tutto nello shaker, tranne la salsa, e servire nel tumbler senza ghiaccio.
La versione dell´International bartending association (Iba), dopo la revisione del 2004
L´Iba, negli anni 60, ha rivisto e corretto la ricetta, standardizzandola. Nella nuova versione del Bloody Mary, in particolare, viene aggiunto il Tabasco e il sale di sedano, tolto il pepe di Cayenna, diminuita la dose di vodka e aumentata quella di pomodoro. Si danno, inoltre, due possibilità di preparazione: si può, infatti, mescolare gli ingredienti nel mixing glass o direttamente nel bicchiere, eliminando così del tutto la tecnica dello shakeraggio.
Ingredienti: vodka cl. 4,5; succo di limone fresco cl. 1,5; succo di pomodoro cl. 9; sale di sedano; pepe; gocce di tabasco; salsa Worcestershire .
Da prepararsi nel tumbler alto con ghiaccio e da servire con gambo di sedano e fettina di limone facoltativa.

Le varianti

Negli anni sono state molte le varianti ispirate a una ricetta così popolare. Sicuramente una delle più famose è nata in Canada, dove oggi è molto più richiesta e famosa del Bloody Mary stesso. Si tratta del Ceaser, inventato nel 1969 dal barman Walter Chell dell’Owl’s Nest di Calgary, con l’aggiunta di un frullato di vongole. Ma le varianti sono davvero tantissime e prevedono l’aggiunta o la sostituzione di alcuni ingredienti originari. Eccone allora alcune di mia personale elaborazione:
Wasabi bloody mary (al rafano) o Bloody shoogun
Ingredienti da pestare insieme e mescolare: vodka cl. 4,5; succo di limone cl. 1,5; succo di pomodoro cl. 9; un pomodoro ciliegina, wasabi, sale di sedano, pepe, tabasco, salsa Worchestershire.
Basil bloody mary (al basilico)
Ingredienti da pestare insieme e mescolare: vodka cl. 4,5; succo di limone cl. 1,5; succo di pomodoro cl. 9; un pomodoro ciliegina, otto foglie di basilico, sale di sedano, pepe, tabasco, salsa Worchestershire.
Truffle bloody mary (al tartufo)
Ingredienti da pestare insieme e mescolare: vodka cl. 4,5; succo di limone cl. 1,5; succo di pomodoro cl. 9; un pomodoro ciliegina, succo di tartufo nero, sale di sedano, pepe, tabasco, salsa Worchestershire.

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