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Breve storia di un alimento di qualità che è partito dalle Marche alla conquista del mondo
Il lato nobile della pasta
Un successo fatto di lavorazione artigianale e tanta passione
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«Tra pochi giorni partirò nuovamente per Honk Kong, invitato da Shangri-La hotels and resorts per una serie di presentazioni della mia pasta. Sono molto contento, ma so già che sarà una faticaccia. Se non fosse per la passione e per le soddisfazioni che mi dà il mio lavoro, non so se lo farei. Anche perché è pur vero che loro mi pagano l’intera trasferta, ma non posso certo approfittarne: viaggerò in economy, come sempre».
Vincenzo Spinosi, proprietario dell’omonima ditta produttrice di pasta di Campofilone, in provincia di Fermo, è proprio così: determinato e genuinamente entusiasta. Un imprenditore artigiano che fa della passione per il lavoro la propria risorsa principale, prima ancora della ricerca dell’utile. Caratteristiche, queste ultime, che lo hanno accompagnato fin dall’inizio della propria attività quando, nel 1973, ad appena 23 anni, chiese a suo padre Nello di intestargli l’azienda di famiglia, a quel tempo sostanzialmente rappresentata dalle quattro mura di casa e da un furgoncino Fiat 850. «Puntavamo allora soprattutto sui maccheroncini, che stavano riscuotendo sempre più successo e per la cui produzione avevamo acquisito la licenza già nel 1960», continua Spinosi. «Dopo qualche anno mi accorsi però che i clienti non identificavano tanto la nostra azienda quanto il prodotto maccheroncini di Campofilone. Era necessario, perciò, trovare un’idea capace di rendere unica e distinta la nostra offerta».
L’occasione venne da una collaborazione tra la facoltà di agraria dell’università degli studi di Ancona e la regione Marche, che stavano sperimentando nel 2000 una nuova forma di alimentazione biologica naturale, ricca di Omega 3, per l’allevamento del pollame. «Decisi così di utilizzare le uova ottenute da tale sperimentazione per fare l’impasto di un nuovo formato all’Omega 3: una sorta di chitarrine realizzate con la tecnica dei maccheroncini. A quel punto mancava solo il nome. L’ispirazione mi venne direttamente dai miei figli: gli Spinosini. E il successo fu immediato, quasi sorprendente. Appena tre settimane dopo il lancio, c’era già chi entrava in negozio da noi e non chiedeva paste generiche, ma cercava proprio i nostri Spinosini».
Un successo replicato poi negli anni successivi anche con i nuovi formati speciali, grazie soprattutto alla cura artigianale con cui ancora oggi è seguita la produzione di ogni articolo. «La nostra è rimasta pur sempre una piccola azienda, dove la lavorazione è condotta esclusivamente a mano. Tanto che i nostri ritmi di produzione non superano i 70-80 chilogrammi di pasta l’ora, mentre i tempi di riposo e di asciugatura non sono mai inferiori ai due giorni. Se si pensa che le produzioni industriali normalmente sfornano circa 12 mila chilogrammi di pasta all’ora e hanno tempi di asciugatura compresi tra le due e le tre ore, la differenza balza subito all’occhio». Non si tratta, però, solo di mera tecnica ma pure di sensibilità. Spinosi segue ancora oggi da vicino tutte le fasi di produzione perché, come lui stesso ama dire, «fare la pasta è un po’ come accordare una chitarra. Il clima, il grado di umidità, cambiano ogni volta l’elasticità delle corde: solo toccando con mano l’impasto ci si può perciò rendere conto della sua qualità e adottare le correzioni necessarie a renderlo sempre perfetto».
La pasta Spinosi è così oggi riconosciuta, apprezzata e ricercata quasi ovunque nel mondo, tanto che lo stesso Spinosi è stato persino insignito di un Five stars diamond award, conferitogli nel 2000 dall’American academy of hospitality sciences. I suoi prodotti si trovano nei magazzini Harrod’s di Londra, da Di Palo’s a New York e a Disneyland, a Orlando. Così come nei menu dell’hotel Savoy di Londra, al San Domenico di New York, all’hotel Ritz di Osaka e all’Imperial di Tokyo, nonché nei ristoranti della catena Shangri-La, proprio dove l’imprenditore di Campofilone tornerà a breve per uno dei suoi numerosi viaggi.
«L’Island Shangri-La di Honk Kong, in particolare, è un albergo che ricordo sempre con molto piacere, perché è da dove è partito il percorso capace di portarmi all’attuale popolarità internazionale», conclude Spinosi. «Alla fine degli anni 90 vi conobbi, infatti, l’allora ceo di Shangri-La, Giovanni Angelini. Gli feci provare la mia pasta e lui ne rimase entusiasta, tanto che ne propose un assaggio a numerosi suoi ospiti d’eccellenza, tra cui anche alcuni rappresentanti della famiglia Kuok, fondatrice dello stesso gruppo alberghiero asiatico. Qualche anno più tardi capitò che uno dei Kuok andasse al ristorante italiano dello Shangri-La hotel Bangkok, intitolato proprio ad Angelini, e chiedesse quella pasta speciale fattagli assaggiare dal proprio manager un po’ di tempo prima, di cui però non riusciva a ricordare bene il nome. Dopo qualche indecisione, interpellato lo stesso Angelini, si scoprì che si trattava di uno dei miei prodotti. Decisero allora di invitarmi per un tour di presentazione in Oriente. E da allora non ho più smesso di girare il mondo per far conoscere a tutti le mie paste».
Un menu dedicato
Non solo Spinosini. La fantasia di Vincenzo Spinosi negli ultimi dieci anni ha sfornato altri prodotti inediti e originali, come gli Spiritozzi (biscotti ai pistacchi con scorza di limone candita), gli Spiritosini (sorta di Cantucci di gusti vari) e gli ultimi arrivati SpinoBelli (varianti della chitarra classica). «E per il prossimo futuro sto pensando a un formato più grande di Spinosini per festeggiare i miei 60 anni», racconta Spinosi. Ma il suo progetto più ambizioso, forse, è quello relativo alla carta delle paste: un'iniziativa nata dalla collaborazione tra il comune di San Benedetto del Tronto e l’università di Camerino, che mira a realizzare un vero e proprio catalogo delle diverse tipologie di pasta made in Italy. «Mi piacerebbe così contribuire a trasformare l'immagine di questo alimento. Per nobilitarlo e trasformarlo dal prodotto di massa che tutti conosciamo in un cibo sinonimo di qualità e di alta specializzazione. Un giorno, forse, sarà un po' come per il vino: ci saranno, cioè, le paste da tavola, per tutti i giorni, e quelle d'eccezione, per le occasioni speciali».

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