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Vado in vacanza a navigare su internet
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Il nuovo turista dell’era 2.0. È la figura tratteggiata nel nuovo intervento del socio Faipa, Massimiliano Sciò. In una riflessione a tratti ironica, frutto della propria esperienza personale, il portiere turnante dell’hotel Duca d’Alba di Roma non si sofferma però sulle virtù di un mondo connesso dal web, ma su coloro che sviluppano una tale dipendenza da internet da non poterne fare a meno neppure in vacanza: turisti 2.0, appunto, che però scambiano tra loro, a volte, il mondo reale e quello virtuale.

Per chi, come il sottoscritto, lavora alla reception di un albergo romano, è davvero sorprendente notare come le maggiori attrazioni per i turisti che vengono in città non siano più i siti archeologici o le opere d’arte, bensì la navigazione sul web alla ricerca di siti decisamente più virtuali. Ci sono ospiti che si fermano in albergo tre o quattro giorni e trascorrono buona parte del loro tempo nella hall a navigare su internet. Ora, capirei se fossero clienti che vengono per lavoro, ma spesso si tratta, almeno sulla carta, di turisti a tutti gli effetti, che dovrebbero essere motivati ad andare alla ricerca delle bellezze capitoline. Niente da fare: pur avendo viaggiato da un continente all’altro, alla fine, per loro, la realtà virtuale vince sempre su quella reale.
Ricordo ancora una coppia di americani rimasta da noi per cinque giorni: hanno passato gran parte del loro soggiorno navigando su internet. La penultima sera della loro vacanza sono venuti da me a chiedere cosa ci fosse da vedere in città. Un po’ sarcasticamente ho risposto loro: «Oltre a internet?». Il dato allarmante è che il fenomeno riguarda i visitatori provenienti da quasi tutti i paesi. Con l’unico conforto rappresentato proprio dai turisti italiani, che ancora si godono le vacanze e visitano tutto e di più, non cercando quasi mai la postazione internet.
Una volta, arrivando in albergo, il cliente chiedeva soprattutto se la camera fosse con vista o interna, oppure ancora se fosse bella e confortevole. Oggi queste domande non esistono più. Uno solo è il quesito dei clienti: «C’è la connessione in hotel?». Alcuni, poi, come gli ospiti di cui ho parlato sopra, pretendono di vedere ogni cosa in un giorno, dopo aver speso il resto del proprio tempo incollati al video di un computer: turisti, peraltro, capaci di rimanere molto delusi se in quella mezza giornata a loro rimasta non riescono a visitare tutta la città. E che, una volta tornati a casa, racconteranno di come, in fondo, non ci fosse poi molto da vedere nel posto dove sono stati. Eppure le guide non mancano: nella maggior parte degli hotel vengono date al momento dell’arrivo, insieme alle piantine della città con le segnalazioni dettagliate sui luoghi da visitare e quelli da non perdere. Ma non c’è nulla da fare: il richiamo del video è più forte. È una nuova tipologia di turista quella che sta nascendo: viaggiatori che spendono molti soldi (in aerei, treni e alberghi) per spostarsi e rimanere collegati a internet. Perdendo, in questo modo, molte occasioni di conoscere veramente i luoghi dove si trovano.

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