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Beverage, un anno difficile
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Confermando i timori della vigilia, il 2009 si è rivelato un anno decisamente negativo per il mercato del beverage nazionale. I dati elaborati dalla società di consulenza Nielsen per l’anno passato parlano, infatti, di una generale riduzione dei consumi di bevande e alcolici nel comparto Horeca (hotel, ristoranti e bar). La ricerca, presentata durante l’edizione 2010 di Barmood, non fa altro che consolidare i dati riferiti al primo semestre 2009, già resi pubblici dalla stessa Nielsen in occasione del precedente appuntamento con l’evento milanese dedicato alle ultime tendenze del bartending. A soffrire delle conseguenze della crisi economica sono stati soprattutto i consumi del segmento liquor, fermi a quota 117 milioni di litri venduti nel 2009 e scesi dell’1,8% rispetto al 2008, mentre il mercato delle bevande non alcoliche e della birra (2.517 milioni di litri) è calato dell’1%.
Prendendo in considerazione i dati disaggregati, inoltre, sarebbero stati i brown spirit (brandy, cognac e whiskey) a subire il declino più grave (-5,7%), seguiti dagli amari e dalle grappe (-3,1%), che invece avevano mostrato segnali di maggiore tenuta nei primi sei mesi dell’anno, dagli white spirit (gin, tequila, vodka dry e rum), scesi del 2,8%, e dai liquori dolci e cremosi (-2,5%). Una sostanziale tenuta hanno fatto registrare, al contrario, gli spumanti e gli champagne (-0,1%), trainati soprattutto dalle ottime performance del Prosecco e degli spumanti secchi e metodo classico. Discreta, infine, rispetto al panorama generale la performance di aperitivi e vermouth (-0,8%).
A fronte di uno scenario congiunturale non certo roseo confortano, però, le analisi di lungo periodo, che dipingono un settore sostanzialmente in crescita negli ultimi 30 anni. «Se dal 1982 a oggi la quota di budget degli italiani destinata ai generi alimentari e alle bevande è scesa dal 32,4% al 23,1%», ha spiegato, infatti, l’industry manager consumer group Italy di Nielsen, Roberto Amedei, «è però vero che, nello stesso periodo, quella riservata ai servizi di ristorazione è aumentata dal 6,3% al 7,6%. Non solo: a oggi circa un terzo della spesa complessiva per alimenti e bevande è destinata proprio al canale Horeca. Una frazione, quest’ultima, quasi doppia rispetto a quanto avveniva agli inizi degli anni 80 e destinata a crescere ancora nei prossimi anni, nonostante si preveda che i prezzi medi del fuori casa cresceranno più di quelli riferiti ai consumi casalinghi degli stessi prodotti».
Non è più allarme rosso per le bollicine d’Oltralpe

Lo stato d’allarme passa da rosso ad arancione. Può essere sintetizzato con questo cambio di tonalità l’attuale momento dello champagne. Almeno secondo quanto riportano i dati presentati in occasione del Barmood 2010 dal Centro informazioni champagne che rappresenta, in Italia, il Comité interprofessionnel du vin de champagne (Civc), con sede a Epernay in Francia. Nel corso del 2009, infatti, nell’Unione europea il consumo delle bollicine più prestigiose è sceso del 17,4% rispetto all’anno precedente, ma a partire da novembre si sono cominciati a registrare alcuni segnali di ripresa. Nell’ultimo bimestre 2009, in particolare, il numero delle spedizioni di champagne è cresciuto del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, arrivando a toccare quota 97,5 milioni di bottiglie. Un’evoluzione, quest’ultima, che si sta confermando anche all’inizio del 2010. «La ripresa», spiega Domenico Avolio, dello stesso Centro informazioni champagne, «rimane tuttavia subordinata alla crisi economica mondiale». Inoltre il recente deprezzamento dell’euro dovrebbe favorire soprattutto «le esportazioni verso Stati Uniti e Giappone. Per quanto concerne, invece, i paesi emergenti come Russia, Cina, India e Brasile, non stiamo registrando la crescita attesa». L’Italia, infine, sta sostanzialmente seguendo il più generale trend europeo e rimane il terzo mercato internazionale al mondo per valore complessivo, dietro a Stati Uniti e Regno Unito, e il quinto per volumi (6,8 milioni di bottiglie).

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