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L’estate secondo Federalberghi
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Sullo scorso numero di Job in Tourism abbiamo pubblicato i dati previsionali elaborati dall’osservatorio Amadeus e relativi alle performance dell’industria turistica italiana durante l’estate in corso. In questa occasione rendiamo invece noti i risultati dell’omologa indagine di Federalberghi-Confturismo. Fatte salve le differenze di focus tra i due studi, con il secondo maggiormente concentrato sui dati incoming e il primo su quelli outgoing, una differenza balza immediatamente agli occhi: il maggiore pessimismo della ricerca Federalberghi, che nel crollo dei pernottamenti individua il principale elemento di criticità del quadrimestre più caldo del turismo italiano. Una disparità di dati, che potrebbe rivelarsi decisiva quando si stilerà il bilancio definitivo dell’estate: una stagione non certo partita sotto ottimi auspici, ma che, a seconda di quale delle due previsioni risulterà più aderente alla realtà, potrà trasformarsi in una mezza catastrofe, oppure in un periodo sicuramente non dei più memorabili per il comparto, ma comunque di sostanziale e benaugurante tenuta.

Aumenta, seppur di poco, il numero di italiani che nel quadrimestre estivo partiranno per una vacanza fuori dalle proprie mura domestiche. Saranno infatti il 51,2% (erano il 49,7% nell’estate 2008) i nostri connazionali che, alla fine del periodo giugno-settembre, avranno trascorso almeno una notte fuori casa. Cresce ulteriormente, inoltre, la concentrazione delle partenze ad agosto: mese durante il quale viaggerà ben il 54,9% dei vacanzieri contro il 50,5% del 2008. A rivelarlo è una recente indagine sul mercato delle vacanze in Italia, realizzato tramite una serie di interviste telefoniche da Federalberghi-Confturismo, con il supporto tecnico dell’istituto Dinamiche. Ma, se la crescita del numero dei turisti potrebbe far sperare nell’avvio di una seppur lieve ripresa, a offuscare ogni spiraglio di luce ci pensa il dato del numero dei pernottamenti. La durata complessiva dei soggiorni degli italiani dovrebbe infatti registrare una diminuzione, attestandosi attorno alle dieci notti contro le dodici del 2008. Se si considera che solo nel 2007 la vacanza media era stata di 15 giorni, si può facilmente dedurre come, nel giro di appena due anni, i cittadini della penisola, a causa della crisi, siano stati costretti a tagliare del 33% la durata dei propri viaggi estivi.
Il trend negativo dei pernottamenti è destinato, come peraltro appare intuibile, ad avere pesanti conseguenze anche sul livello medio di spesa complessiva stimata (viaggio, vitto, alloggio e divertimenti), che per il periodo giugno-settembre è prevista pari a 710 euro: 161 euro in meno rispetto all’anno scorso, cifra che corrisponde a -18% in termini relativi. Nel dettaglio, per la vacanza principale in Italia, verranno spesi in media 550 euro a persona (erano 732 euro nel 2008), mentre per la vacanza oltreconfine la spesa media pro-capite si dovrebbe attestare attorno ai 1.173 euro (-5%). Il giro d’affari complessivo dovrebbe così essere pari a circa 17,2 miliardi di euro (-15%).
«Come sostenuto nei giorni scorsi dal ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla», è il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, «gli italiani riusciranno ad andare in vacanza in numero maggiore rispetto all’anno scorso, ma non con l’incremento dell’11% indicato, bensì solo con un più modesto +1,5%, a fronte di un -18% di spesa media pro-capite e un -16,5% di durata media della vacanza».
Significativo è poi il dato secondo cui, tra i 21 milioni di italiani che rimarranno a casa, il 48% ha sostenuto di aver fatto questa scelta per cause meramente economiche, mentre solo il 21,5% ha parlato di motivi familiari, il 18,3% di salute e il 14,1% di impegni di lavoro.
Per coloro che partiranno, invece, l’Italia si conferma, ancora una volta, la meta preferita. Anzi, anche a causa della corrente congiuntura economica, l’appeal della penisola è persino aumentato: il 74,8% degli intervistati (era il 73,4% nel 2008) ha infatti dichiarato la propria intenzione di rimanere entro i confini nazionali, mentre coloro che pensano di andare all’estero sono passati dal 25,4% dell’anno scorso all’attuale 22,8%.
L’andamento complessivo del comparto è insomma molto preoccupante per Bocca, che chiede al governo l’istituzione di un tavolo di confronto tra stato, sindacati e imprese, «per monitorare la reale situazione economico-occupazionale, individuare le priorità, definire le aree geografiche maggiormente a rischio e stabilire la tempistica degli interventi e la natura degli stessi. Occorre che l’Italia, sul modello francese, abbassi l’Iva sul turismo e acceleri l’attuazione delle riforme del sistema di promozione dell’immagine paese, allarghi a tutte le imprese turistiche il protocollo firmato con cinque grandi gruppi bancari per agevolare l’accesso al credito e ne innalzi il tetto, finalizzandolo alla ristrutturazione aziendale, ampli l’operatività e l’applicabilità della Tremonti ter (la norma che regola la detassazione degli utili reinvestiti, ndr), legandola al riammodernamento delle imprese turistiche esistenti».

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