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Lust auf die dolce vita
di

La signora che al banco mi serviva una birra, per fare conversazione, mi chiedeva da dove venissi. «Sono italiano». Al che, ha commentato: «Italiano, mafia», terminando con una sonora risata. Mi trovavo a Berlino per l’Itb e in quei giorni, in tutta la Germania, si parlava dell’arresto di uno dei killer dell’eccidio di Duisburg, perpetrato dalla malavita in un ristorante italiano, e la barista trovava divertente accumunare, bonariamente, l’Italia alla mafia.
Stereotipi da cui allontanarsi, cercando di evidenziare le tante doti positive del nostro paese. Nel turismo non si può sperare di battere la concorrenza delle nazioni a noi vicine con proposte che ricordino l’Italia del dopoguerra: un’Italia che allora aveva un senso, ora non più. Non si può pensare di tornare al simpatico paese in cui i tedeschi arrivavano per passare un mese a Rimini nelle pensioni a poche lire o che offriva le Dolomiti, con le loro magnifiche montagne, a prezzi bassissimi. Quello è un paese diverso dall’attuale. Non a caso sono quasi scomparsi i tedeschi dalla Romagna e dalle Dolomiti; ora abbiamo un’offerta di qualità che deve confrontarsi con quella dei paesi del Mediterraneo che, pur non avendo la nostra storia, hanno però prezzi e offerte fortemente competitivi e ciò, soprattutto in questo momento, è un argomento di forte richiamo.
Ora quindi, più che mai dobbiamo impegnarci per fornire un’immagine in cui le nostre eccellenze, nel campo della cultura, della moda, dell’arte, della storia, vengano messe in risalto. Lo slogan che ha ufficialmente accompagnato la nostra comunicazione istituzionale all’interno dell’Itb (non dimentichiamo che è il più grande evento del turismo al mondo) e nei mezzi di locomozione della città (nelle carrozze del metro girano dei video promozionali-informativi) riportava lo slogan «Lust auf die dolce vita» (voglia di dolce vita), identificandoci così con quell’Italia dei luoghi comuni, un po’ cialtronesca, che invece dovremmo fare di tutto per far dimenticare, proiettando del Belpaese un’immagine colta, attuale e propositiva. Se nell’ottica di chi governa il turismo nel nostro paese siamo rimasti ancora alla dolce vita, forse allora, per il bene di tutti, sarebbe utile che il promesso (minacciato?) ministero del turismo veramente non si realizzasse.

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