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Una risorsa da valorizzare con passione e attenzione alla qualità
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L’estate è il tempo dei viaggi per eccellenza: il periodo in cui si misura molta parte del successo di una destinazione turistica come l’Italia. Perciò, mentre ormai stanno trascorrendo anche gli ultimi scampoli d’agosto, approfitterei della mia consueta rubrica su Job in Tourism per fare alcune considerazioni generali sull’industria dei viaggi. Non un argomento culinario in senso stretto, dunque, ma una materia che con la ristorazione corre a braccetto, spesso condividendone destini e prospettive, nonché, se non soprattutto, le regole per affrontare e vincere la competizione dei prodotti internazionali.
Il turismo, in particolare, è la più grande risorsa del nostro paese. Tutto il mondo cerca i nostri meravigliosi paesaggi adatti a essere visitati in ogni stagione e famosi per la loro cultura, nonché per i loro svariati divertimenti. Il rischio, però, è che tutta questa abbondanza possa dare troppe certezze, portando a dimenticare che non basta la materia prima, ma occorre anche valorizzarla al meglio, con tanto lavoro e tanta passione.
Questa estate, in particolare, nonostante il mare, il sole e tutto il resto, nella maggior parte dei casi le presenze sono diminuite. Un risultato deludente che può essere preso come un segnale, un avvertimento: non ci si deve cullare troppo sulla magia dei nostri luoghi. Neppure la grande varietà dei nostri prodotti alimentari, che non ha pari al mondo, può infatti far passare in secondo piano il senso di sgradevolezza che si sperimenta nell’essere servito malamente alle nostre tavole o, peggio ancora, la delusione che si prova nell’essere accolto con scarsa gentilezza in quelle stesse strutture alberghiere che chiedono aiuto allo stato e che, magari, aumentano i prezzi e diminuiscono contemporaneamente i servizi.
Fortunatamente non è sempre così e con l’occasione vorrei ringraziare chi, in Italia, continua a fare il proprio lavoro con professionalità, divertendosi, mettendosi giornalmente in discussione, valorizzando sempre di più il proprio territorio e, perché no, anche quelli confinanti. Sarebbe infatti un paese fantastico, il nostro, se il campanilismo non impedisse ai borghi e alle città non solo di promuovere se stessi, ma anche di spendere buone parole sui propri vicini. Certo, la strada presa finora non sembra essere delle migliori: ci si lamenta gratuitamente di un sistema che non ci rappresenta ma che poi, alla fin fine, il mondo ci invidia, se non altro per i suoi contenuti. La soluzione, probabilmente, risiede nell’evitare dannose scorciatoie, rispondendo una volta per tutte al famoso dilemma: quantità o qualità?
Forse questi miei pensieri sono già stati sentiti altrove: certo non sono stato io a intuire queste cose per primo, ma è altrettanto vero che non bisogna stancarsi mai di ripetere quanto sia più importante il prodotto, l’eccellenza del servizio e la passione, piuttosto che il nome di un posto e la sua immagine da copertina. Sono, infatti, questi i fattori che continuano a fare la differenza: qualità senza prezzo, ma per cui la gente sarà sempre disposta a pagare per poterne godere.
Macedonia di frutta con sorbetto alla rosa

Ingredienti per 4 persone:
per la macedonia: ananas g. 200, kiwi g. 150, albicocche g. 200, melone g. 200
per il sorbetto: acqua g. 200, zucchero semolato g. 300, essenza di rosa g. 30, petali di rose biologiche g. 40, carrube g. 10

Procedimento:
Per la macedonia: tagliare a piccoli cubetti la frutta.
Per il sorbetto: dopo aver ottenuto uno sciroppo con acqua e zucchero, unirvi l’essenza e i petali di rosa e lasciare in infusione per alcune ore. Filtrare il tutto, dopodiché unire la farina di carrube e porre nella sorbettiera.
Composizione: disporre partendo dalla base del bicchiere alternando la frutta e ultimare con il sorbetto alle rose.

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