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Il food design, nuova frontiera della convegnistica
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Al cibo basta sempre meno essere semplicemente buono. Si sta infatti progressivamente affermando una nuova disciplina, il food design, che letteralmente significa progettazione del cibo, secondo cui il catering è da intendersi non solamente come strumento di convivialità, ma anche di marketing e comunicazione. È questo il principio che ha spinto Pro-Meet, un event agency milanese specializzata nella meeting industry, ad associare ai propri eventi le novità del food design. «Il concetto di questa nuova forma di marketing si basa sull’applicazione di norme derivate dalle arti visive, con l’intento di regalare emozioni attraverso l’aspetto estetico del cibo e di quanto lo circonda, packaging incluso», spiega la titolare di Pro-Meet, Francesca Pezzutto. «In altre parole, il food design parte dal concept dell’evento per sfruttare nuovi canali espressivi attraverso cui veicolare il messaggio promozionale».
L’idea di comunicare attraverso forma, colore e sapore dei cibi non è peraltro così recente. «La storia è piena di felici esempi di food design ante litteram», prosegue Pezzutto. «Dal tradizionale cioccolato svizzero Toblerone, la cui architettura invita a un particolare gesto per spezzarne le porzioni, alle più recenti patatine Pringles, ricostruite in una sagoma che si adagia sul palato e veicola le particelle che rilasciano il sapore solo sul lato a contatto con le papille gustative».
L’evoluzione di questo nuovo trend si è indirizzata principalmente verso tre distinti settori: la progettazione per il cibo, cioè il packaging, gli utensili, gli involucri e tutti gli strumenti funzionali a gustare in modo diverso gli alimenti; la progettazione con il cibo, ossia le proposte sperimentali in cui gli ingredienti diventano la materia prima del progetto; infine la progettazione di portata, grazie a cui si cerca di creare una presentazione armonica, frutto di un’equilibrata interazione tra il piatto e l’alimento.
«Tradotto nel linguaggio dei meeting, il food design consente di massimizzare l’efficacia del momento conviviale, fornendo all’azienda committente un’importante occasione di comunicazione in più», aggiunge Pezzutto. «Questo mezzo è tanto più efficace in quanto le sue potenzialità sono infinite. All’illimitato elenco dei cibi su cui lavorare con la fantasia, infatti, si possono via via incrociare il tema dell’evento, il claim della società, la tipologia degli invitati o persino l’allure della location. Il tutto senza altre regole se non quelle del buon gusto e del marketing, dato che pur sempre di comunicazione commerciale si tratta. È così, per esempio, che durante la convention di Crédit agricole da noi organizzata presso la Triennale di Milano, abbiamo sfruttato il concept e la grafica della campagna pubblicitaria basata sui numeri dell’istituto di credito francese per adeguare l’aspetto visivo e contenutistico del catering». In questo modo i tavoli del buffet esibivano cibi cui erano associati numeri, mentre i formaggi avevano anche una spiegazione polisensoriale della loro composizione, del loro gusto e della loro provenienza veicolata tramite disegni di mani, orecchie, bocca, naso e occhi, appositamente realizzati secondo le stesse linee della campagna istituzionale.
«Si potrebbe addirittura affermare», conclude Pezzutto, «che questa campagna sconfinasse nel meta-food design, dando al corporate visual un’inedita funzione di collegamento tra la filosofia d’impresa e le sue estrinsecazioni più creative ed estemporanee».

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