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Il Cobianchi e la città verso l’Expo
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È dei giorni scorsi la notizia dell’abbattimento dello scheletro di un palazzone, destinato ad albergo e mai terminato, in una zona limitrofa a Milano: memoria dei tanti scempi urbanistici realizzati per i mondiali ‘90, in deroga alle leggi urbanistiche in vigore all’epoca.
Sulla base della storia ogni volta che si configura un evento di rilevanza per il paese sento un brivido, prefigurandomi quanti danni, in nome dell’emergenza, si possano arrecare, favorendo le più incredibili speculazioni.
Fortunatamente ogni tanto, nel mio pessimismo, vengo smentito dai fatti.
Il Cobianchi a Milano, ubicato sotto piazza del Duomo e accessibile tramite una elegante scala circolare di marmo con un corrimano in ferro battuto liberty, per chi non è più giovane, ha rappresentato un’istituzione. Costruito nel 1924 è stato pensato, per quei tempi, in modo avveniristico: assieme un posto dove fare il bagno caldo in un ambiente elegante, salone parrucchiere dove le dame si facevano curare la persona mentre scambiavano pettegolezzi, agenzia di viaggi delle più organizzate; tessuti raffinati per asciugarsi e lustrascarpe per far splendere le calzature.
I cambiamenti intervenuti nella società (le comodità in casa) e la velocizzazione delle attività hanno progressivamente ridotto l’interesse per il Cobianchi sino a che, nei tempi precedenti la chiusura, alcuni anni orsono, era diventato un luogo da cui era preferibile stare lontano.
L’Expo 2015 aggiudicata a Milano ha favorito il miracolo: una struttura nel cuore della metropoli recuperata alla fruizione del pubblico, per una volta evitando speculazioni che l’avrebbero facilmente trasformata in galleria di negozi. Si è realizzato così un centro di informazioni turistiche, il NEWurbanFACE, che, mantenendo lo stile dell’epoca del progetto originario, trascende dal semplice punto di distribuzione di materiale, proponendosi di diventare, nelle parole degli assessori comunali e provinciali Massimiliano Orsetti e Antonio Oliverio, presenti all’inaugurazione, «uno dei luoghi simbolo di Milano e dell’Italia in vista dell’appuntamento con Expo 2015. Non più solo un semplice ufficio di informazioni ma un salotto urbano, una nuova vetrina per la città, per il suo territorio ma anche per le altre realtà del nostro paese che vogliono presentarsi e raccontarsi, nel cuore di Milano»
Programma di sicuro interesse e un recupero realizzato intelligentemente.
Il progettista della struttura storica, Cleopatro Cobianchi, vedendo di lassù il rimaneggiamento della sua opera, sono certo non avrà motivo di dolersene.

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