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Vision: un faro per navigare
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Il mondo appartiene ai visionari. Non è uno scritto sui mistici e la loro percezione del mondo, bensì una riflessione sul concetto di visione aziendale, nata qualche giorno fa dopo una chiacchierata informale con il mio editore sull’importanza delle prospettive di lungo periodo nel mondo manageriale.
Parlando di vision d’azienda non mi riferisco necessariamente alla carica creativa di personaggi come Richard Branson (fondatore della multinazionale Virgin), in grado di individuare e sviluppare business anche diametralmente opposti tra loro, ma alla capacità di proiettare traguardi e valori di un’azienda in uno scenario futuro. Individuare e perseguire questa idea è, infatti, fondamentale per lo sviluppo di ogni impresa e per trasporre, quindi, gli obiettivi della propria azienda in un’ottica di lungo corso.
Nokia, per esempio, definì così la sua vision: «Voice goes mobile», che nel corso di una decina d’anni cambiò in «Life goes mobile». Ecco il caso di uno scenario realizzato e poi aggiornato: non un’etichetta da proporre agli azionisti, ma una direzione precisa da percorrere, uno scenario da costruire.
In un mondo come quello editoriale, per fare un altro esempio, è facile smarrirsi tra differenti approcci alla notizia, eventi collaterali e nuove iniziative. Progetti interessanti, che però possono distrarre dalla meta. È necessario quindi che la vision sia un faro della navigazione aziendale. Come in ogni navigazione non si può pretendere che tutti abbiano ben chiara la rotta, ma è indispensabile che chi governa l’imbarcazione sappia tracciarla senza esitazioni.
Cosa accade in tal senso nel comparto turistico? È da tempo che si sente dire che il sistema turistico italiano deve essere rilanciato, che l’industria turistica del nostro paese deve recuperare il gap nei confronti di altre nazioni. Possibile che tutto questo in qualche modo sia riconducibile alla carenza di una vision strategica?
Il turismo è un settore fortemente influenzato da una pluralità di fattori esterni, spesso non controllabili e questo può rendere complesso adottare quanto detto finora. Ciononostante una struttura alberghiera, un’agenzia di viaggi, una destinazione turistica non può pensare esclusivamente in termini di revpar, di transazioni o di presenze totalizzate nel corso della stagione turistica. Dovrebbe, invece, considerare questi dati come importanti indicatori utili a perseguire un disegno di lungo periodo. Per non correre il rischio, nel corso della navigazione, di finire nel Triangolo delle Bermuda.
Vision: a navigation beacon

The world belongs to visionary people. This statement does not have to do with mystics and their worldview, but with a notion of corporate vision that took shape a view days ago, after an informal talk with my publisher on the importance of vision in the world of management.
Speaking about corporate vision, I am not necessarily referring to the creative power of people like Richard Branson (the founder of the multinational company Virgin), capable of identifying and developing businesses sometimes diametrically opposite to one another, but to the capacity to project a company’s targets and values in a future scenario.
It is fundamental for the development of any company that this idea is identified and pursued, so as to place business objectives in a long-term perspective.
Nokia, for example, defined its vision with the sentence “Voice goes mobile”, which, over a decade’s time, changed into “Life goes mobile”. Here is an example of an announced and then updated scenario. Not a label to please the shareholders, but a precise direction to undertake – a scenario waiting to be built.
In the world of publishing, it is easy to lose one’s way in a maze of different approaches to news, collateral events and new editorial projects. Interesting endeavours, which can – however – divert our attention from our true target. It is necessary therefore that our vision stands as a beacon of corporate navigation; and – as always when navigating – everybody cannot be expected to have a clear idea of the route, but it is essential that the person steering the boat can run the route without hesitation.
What is happening in the tourism world in this connection? For a long time we have been hearing that Italian tourism needs revamping, that the tourism industry in our country has to fill the gap separating it from other nations. Might all of this somehow have to do with the notion of strategic vision?
Tourism is strongly influenced by a number of external factors that are often beyond control: for this reason adhering to a vision is not at all a simple endeavour.
Nevertheless, a hotel, a travel agency or a tourist destination should not plan only in terms of RevPAR, transactions or number of presences during the tourist season. These important targets are to be viewed as indicators in the pursuit of a broader, long-period plan, if – during their navigation – they do not want to end up in the Bermuda Triangle.

Translation of the Italian
editorial by Paola Praloran

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