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Un sofisticato modello di futuro
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«Nel management l’importante sono i princìpi, non le procedure. Le procedure sono utili nella contabilità»: la citazione di questa massima, che richiama una nota frase pronunciata anni fa da Louis V. Gerstner, ceo di Ibm, esprime bene la filosofia professionale di Ulf Pauschardt, dai primi del 2007 general manager del prestigioso Golden Palace di Torino. La bella struttura che fa parte del Gruppo Turin Hotels International è l’unico 5 stelle lusso del capoluogo piemontese.
Dopo oltre un decennio di lavoro in diverse location, dal Rome Cavalieri Hilton al Palazzo Sasso di Ravello, dal Grand Hotel Duomo al Sol Meliá di Milano, Pauschardt si sente ormai più italiano che tedesco. Prima di arrivare in Italia, ha lavorato negli Hilton di Londra e di Parigi, inoltre ha seguito numerosi master di specializzazione, fra cui particolarmente significativi sono stati per lui quelli alla Columbia Business School e alla Cornell University di Ithaca, negli Usa.
«Iniziai a fare esperienza sul campo già a partire dagli anni in cui ero ancora studente di turismo, a Monaco. In Germania è normale, durante l’apprendistato hai diritto a un contratto di assunzione da parte della struttura presso la quale fai lo stage, ovviamente con uno stipendio ridotto. L’azienda inoltre è tenuta a farti girare tutti i reparti, e un giorno la settimana devi frequentare la scuola alberghiera. Si segue un programma di formazione molto rigoroso, che funziona bene perché unisce davvero la pratica alla teoria».
Un po’ di germanico rigore nell’italica industria dell’ospitalità forse sarebbe utile… Intanto è interessante capire come il manager abbia vissuto l’impatto con Torino, dopo i tre anni vissuti al Meliá Milano, e quali differenze registri nella gestione dei due hotel.
«Di Torino sono entusiasta, non sapevo fosse così bella. È una città più piccola di Milano, più a misura d’uomo, con una qualità di vita molto alta. Ora poi, dopo le Olimpiadi, a livello di marketing delle destinazioni la vecchia città della Fiat operaia è diventata un sofisticato modello di futuro, trasformandosi in un luogo ideale per eventi di portata internazionale. Offre uno spazio che può ospitare fino a 18 mila persone in un solo ambiente, unico in Italia, e un Convention Bureau molto efficiente.Torino secondo me ha un grande avvenire come sede di meeting a livello mondiale», dice Pauschardt.
Rispetto alla differente collocazione di mercato fra il Meliá Milano e l’aureo Golden Palace di Torino, il suo punto di vista è che «vi sono certo alcune differenze nei segmenti del target, perché il Meliá Milano ha una vocazione più congressuale, mentre la clientela del Golden Palace è più individuale, gruppi d’élite, convention di grandi banche, gente della Rai, grandi personaggi della politica o grandi star. Di recente abbiamo avuto ospite Monica Bellucci, ed era incredibile l’attenzione che ha suscitato. Sono presenze che creano movimento e quindi visibilità».
Tuttavia, dopo il grande richiamo costituito dalle Olimpiadi che hanno portato con sé investimenti, iniziative e profonde trasformazioni, rispetto all’appeal di Torino sul mercato internazionale, si è verificata una certa, inevitabile stasi turistica. C’è da capire se una ripresa è alle porte: «Il 2007 dopo Olimpiadi è stato effettivamente un anno un po’ difficile, ma ora si stanno aprendo nuove, brillanti prospettive. Da novembre 2007 alla fine del 2008 Torino sarà la prima World Design Capital, la capitale mondiale del design, con un ricco calendario di eventi e manifestazioni che vedranno arrivare qui tutti i più importanti architetti del mondo. Anche il grande rilancio della Fiat suscita interesse e flusso di visitatori».
Prospettive particolarmente interessanti per il Golden Palace, al top dell’offerta alberghiera torinese. Quale segno pensa Pauschardt di imprimere alla sua direzione, o, in altre parole, come vede la sua mission rispetto al management della prestigiosa struttura? «Io seguo una mia filosofia molto basata sulla parte commerciale, che è il punto forte della mia presenza. D’altronde, alla fine sono sempre i successi finanziari che danno la prova del successo. Il Golden Palace è stato realizzato con una certa urgenza dovuta ai tempi delle Olimpiadi, ora secondo me il concetto di lusso va perfezionato e portato a un livello superiore. Penso che l’hotel debba far parte a pieno titolo della vita della città, ad esempio come punto d’incontro ideale per l’aperitivo, che qui da noi è diventato una moda, o come city spa: il nostro centro benessere è ormai il più importante di Torino, abbiamo più di 80 soci esterni», spiega. «Quanto alla promozione dell’hotel, conto molto sulle relazioni di conoscenza che si sviluppano in ambiti quali la membership di Meeting Professionals International, di cui sono socio da cinque anni. Poi condivido una strategia comune a tutto il Gruppo Thi, che tra le altre cose punta molto su una cucina di altissimo livello, potendo vantare due ristoranti storici come il Cambio a Torino e il Savini a Milano».
Con il suo fluente italiano dal chiaro ma gradevole accento germanico, Pauschardt sembra già perfettamente inserito nell’antica capitale della dinastia sabauda. «I direttori d’albergo stranieri in Italia sono meno di dieci. Turin Hotels International ha radici profondamente italiane, ma si apre all’internazionalizzazione. In questo senso il mio incarico è un segnale».
Turin Hotels International
Torino
Golden Palace, Turin Palace Hotel, Grand Hotel Sitea, Ristorante Del Cambio
Cioccaro di Penango (Asti)
Locanda del Sant’uffizio
Genova
Bentley Hotel
Rapallo
Excelsior Palace Hotel
Isola Di San Clemente, San Marco Venezia
San Clemente Palace Hotel & Resort
Napoli
Grand Hotel Santa Lucia, Grand Hotel Oriente
Taormina
San Domenico Palace Hotel
Catania
Excelsior Grand Hotel
Milano
Ristorante Savini

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