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Obiettivo, portare l’Italia nel mondo
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Sono passati dieci anni da quando ho incontrato per la prima volta Vincenzo Presti; dieci anni che hanno contraddistinto lo sviluppo di Job in Tourism e quello personale di Presti.
Nel rincontrarlo nel suo ufficio, presso l’hotel Ducale di Parma, mi sono ricordato di quella sera, dieci anni or sono, quando una comune conoscenza organizzò un incontro per presentare la neonata testata: tra gli intervenuti c’era appunto anche Presti, nuovo general manager di Domina Vacanze. Un incontro fortunato; nel tempo abbiamo avuto occasionalmente l’opportunità di scambiarci impressioni sulle reciproche iniziative, che hanno attraversato momenti non sempre facili (basta, per esempio, ricordare l’11 settembre o l’influenza aviaria), ma superati con entusiasmo e ottimismo. Ho rintracciato in archivio la copia di giornale con l’intervista fattagli allora e ritrovo perfettamente la persona con cui sto ora dialogando. Per esempio, alla domanda: «Quali sono i pregi e difetti del suo lavoro?», mi rispose: «Difetti nessuno. Il pregio è la soddisfazione di migliorarsi, di fare sempre meglio giorno dopo giorno».
Ora, a Parma, lo trovo nella sua nuova veste di managing director di My Hotels, la società da lui fondata e di cui è socio, che in tre anni ha raggiunto un portfolio di 13 alberghi operativi e che si appresta, tramite contratti già definiti, a superare la trentina.

Domanda. Com’è possibile in un periodo così breve sviluppare un progetto di questa portata?
Risposta. In me esisteva l’insofferenza di chi vuole realizzare qualcosa partendo da zero e l’incontro con Enrico Ceci, operatore emiliano, mi ha dato l’opportunità di sviluppare un progetto che avevo nel cassetto.
D. Qual è stata la logica che ha improntato la sua azione in fase di start up?
R. All’inizio, per fare volumi, abbiamo accettato di interessarci di strutture anche disomogenee e quindi alcune di quelle già acquisite, nel tempo, verranno dismesse, mentre ora lavoriamo in una logica di progetto, con tre linee di prodotto contraddistinte da tre colori: blu (lusso), rosso (stile), verde (funzionalità).
D. Scorrendo l’elenco dei vostri alberghi mi accorgo che siete presenti anche all’estero. La vostra vuole essere una compagnia internazionale?
R. Certo, gli ultimi anni trascorsi in Domina mi hanno dato l’opportunità di allacciare rapporti in tutto il mondo e apprezzare le opportunità offerte da un’economia globale. Non vedo quindi perché dovremmo limitare la nostra azione a una presenza nazionale. Nel nostro depliant di presentazione infatti diciamo: «La nostra filosofia è quella di portare l’ospitalità italiana, attenta a ogni particolare e ricettiva per tradizione, non solo nel nostro paese, ma nel mondo».
D. Effettivamente, rileggendo l’intervista di dieci anni fa, già allora aveva una visione globale della sua attività. A quei tempi però sottolineava anche l’importanza della formazione per il personale del gruppo, nell’ottica dello sviluppo.
R. Sono ancora e sempre più convinto della necessità che le compagnie alberghiere si facciano carico della crescita professionale dei propri collaboratori. Stiamo studiando un programma di formazione per i dipendenti del gruppo.
D. Dopo tanti anni passati con base a Milano, come vive ora una realtà inserita in una zona che ha ritmi più tranquilli?
R. Gli ultimi tempi stavo molto poco a Milano, impegnato nello sviluppo di Domina; ora la situazione non è cambiata di molto. Non si possono collezionare numeri importanti, come i nostri attuali, senza dinamismo. Le mie giornate continuano a essere troppo corte, ma è una scelta che ho fatto. Ad ogni modo posso contare su collaboratori molto validi, che condividono pienamente con me l’attività giornaliera, per conseguire insieme gli obiettivi prefissati.

Dal giardino provengono, attutiti, i rumori della costruzione che raddoppierà i posti letto dell’hotel Ducale con un nuovo centro congressi. Vincenzo Presti è già passato dalle parole ai fatti.

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