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Politiche attive per il lavoro
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Ultimamente la disoccupazione nel nostro Paese si è attestata al 6,1%, miglior risultato da parecchi anni. Se si considera che questo dato comprende persone che per svariati motivi non sono alla ricerca di ricollocazione, giovani alla ricerca di primo impiego, fasce di lavoratori stagionali (che pur risultando disoccupati in realtà attendono l’inizio della nuova stagione), si comprendono bene le difficoltà che s’incontrano nel reperire personale qualificato per strutture turistiche. Certo, non più tardi di qualche giorno fa (esattamente dal primo gennaio 2007) si sono aperte le frontiere ai lavoratori provenienti da Romania e Bulgaria per alcune tipologie di aziende, tra cui quelle alberghiere. Può essere una soluzione alla cronica penuria di professionisti qualificati nel settore turistico nel nostro Paese? Al momento, troppo grande è il divario, rispetto alle aspettative, in termini di esperienze professionali e conoscenza della nostra lingua, perché questa possibilità rappresenti una valida risposta.
Si rende quindi necessaria un’attenta riflessione sulle strategie attuate per trattenere in azienda le migliori professionalità; è ormai evidente che la politica di motivazione delle risorse umane per ogni azienda è un nodo cruciale, alla quale talvolta non si presta adeguata attenzione. Generalmente in cima alle preoccupazioni di ogni impresa ha spazio il fatturato e quindi si tende a indirizzare la propria attenzione innanzitutto al marketing e a quanto afferente. Sono certo che nessuna azienda sottovaluti l’importanza delle risorse umane, però, spesso, viene considerata un dato di fatto al quale, in termini di routine, non prestare attenzione più di tanto. Probabilmente, in futuro, come già avviene in tanti Paesi a piena occupazione, anche in Italia ci si concentrerà sugli aspetti motivazionali che garantiscono alle aziende una stabilità negli organici, riducendo la ricerca a livelli fisiologici. Non è facile, il settore ha perso gran parte di quello smalto che rendeva il lavoro nel turismo un’attività ambita (è sufficiente considerare che oltre il 90% dei diplomati degli istituti alberghieri, una volta conseguito il diploma, non continuerà questa attività) ed è proprio questa considerazione che dovrebbe indurre a sviluppare politiche attive. Talvolta, perdere un bravo collaboratore può essere quasi peggio che perdere opportunità di business (e spesso le due cose sono correlate).Tourism: active labour policies

At year end, unemployment in our Country reached 6.1% - the best result after many years. Considering that this figure includes people who, for various reasons, are not seeking a new placement, young people seeking their first job, and seasonal workers (who count as unemployed, but are in fact waiting for the new season to start), we can easily understand the difficulties encountered in finding qualified personnel for tourist facilities. Sure, just a few days ago (exactly on the first of January 2007) the Italian frontiers were opened to workers from Romania and Bulgaria seeking jobs in certain types of businesses (including hotels). Will this be a solution to the chronic shortage of skilled professionals in the tourist industry of our Country? At the moment, in terms of professional expertise and knowledge of the language, there is too wide a gap between reality and expectations for this to be an effective response.
It is mandatory to reflect carefully on the strategies deployed by companies to retain their best employees; it is clear now that the motivation of human resources is a critical business requirement, and is sometimes not adequately considered. Generally, uppermost on the priority list is the figure of sales, and attention consequently tends to focus on marketing and related activities. I am convinced that no employer underrates the importance of human resources, but this is often regarded as something that does not require any special attention on a routine basis. In future, probably, as is happening in many countries where there is full employment, in Italy, too, the motivational factors that ensure stability in human resources and reduce mobility to physiological levels will become the focus of attention. It will not be easy; the industry has lost much of the charm that used to make tourism an attractive occupation (suffice it to think that over 90% of hotel-management school graduates will not pursue this activity after school), and precisely this awareness should lead to the development of active labour policies. Losing a good co-worker is sometimes worse that losing a business opportunity (and the two things are often correlated!).

Translation of the Italian editorial
by Paola Praloran

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