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Al Teatro dell’Arte di Milano l’abitare tra materia e luce
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Ai primi di aprile ha aperto i battenti il Salone internazionale del mobile, la kermesse che trasforma ogni anno la metropoli lombarda nella capitale mondiale del design e dell’abitare.
Fra gli eventi di maggiore interesse, una spettacolare scenografia allestita dallo studio Marco Piva per Sicis, all’interno di un altrettanto spettacolare contesto: il Teatro dell’arte, parte integrante dello storico edificio della Triennale progettato da Giovanni Muzio tra il 1931 e il 1933, luogo simbolo della cultura e dell’arte internazionali.
Il concept. L’idea di partenza, secondo il concept di Marco Piva, è riconducibile alle scenografie contemporanee dell’abitare, intendendo con esse anche la città, la metropoli. C’è in questo senso un richiamo alle tematiche del Futurismo (e non è un caso che la cornice dell’evento sia proprio il palazzo della Triennale), dove l’idea di velocità, di dinamismo, di luce e colore, si modellano perfettamente al mondo di oggi. Viene proposto un salto spazio-temporale che ben può rappresentare la storia di Sicis, l’azienda che in quasi 20 anni di attività ha saputo traghettare l’arte musiva, e non solo, dalla fissità della storia al divenire contemporaneo in tutte le sue declinazioni linguistiche, indagando territori progettuali inediti. E proprio nell’ambito della sperimentazione progettuale è nato l’allestimento di questo evento, che ha messo in evidenza un nuovo traguardo produttivo dell’azienda.
L’allestimento. Al centro dell’attenzione i Sicis block. Questi moduli in materiale plastico leggeri, trasparenti, bianchi, neri e rivestiti con materiali differenti (dai frammenti di specchio al mosaico, dalla tappezzeria al cuoio, dal metallo al legno al plexiglass) costituivano non solo la scenografia dell’evento, ma erano proposti come elementi architettonici veri e propri, capaci di definire luoghi, spazi, ambienti. Il tutto attraverso il semplice sovrapporsi e assemblarsi dei Block tra loro. La disponibilità, tra l’altro, di formati non solo lineari, ma anche curvi, aumenta le possibilità compositive delle partizioni, allontanandole dagli schemi ortogonali tradizionali.
L’allestimento giocava su una varietà di situazioni ambientali che sottolineano la vocazione architettonica dei Block. C’è il superamento della staticità determinata dalla parete tradizionale: qui il comporsi e lo scomporsi dei moduli permette di modificare l’essenza spaziale dei luoghi, individuati da elementi simbolo (un letto, una poltrona, una vasca, un tavolo) e dalla presenza umana di manichini rivestiti di trasparenze e di luci, grazie alle tessere di mosaico Sicis. Versatilità, flessibilità, dinamicità: questi i termini che meglio definiscono i moduli, perfettamente immaginabili nell’interior design di un contesto alberghiero.
L’ingresso al teatro accoglieva il visitatore su una pedana sistemata all’altezza del palcoscenico vero e proprio, allestita con grandi bolle in mosaico, quasi fosse il risultato di una qualche attività magmatica. Intorno, in corrispondenza della balconata, un telo tesato faceva da fondale a proiezioni di immagini legate all’abitare e alle metropoli contemporanee.
Dall’alto pannelli musivi mobili movimentavano ulteriormente lo spazio scenico, giocati sulla saturazione del colore, sulla trasparenza, sulla traslucenza. Sopra, come angeli, si libravano acrobati vestiti di luce, colori, trasparenze…

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